Stefano Calderoni

L’annata agraria 2019 è stata caratterizzata da un vertiginoso crollo della produzione, che ha significato, talvolta, la perdita totale del raccolto, sia a causa del cambiamento climatico in atto, che degli attacchi di cimice asiatica e maculatura bruna, flagelli che dal 2012 colpiscono in vario modo la nostra frutticoltura. A queste emergenze, climatica e fitopatologica, si aggiunge quella commerciale che con prezzi dei prodotti stabilmente inferiori ai costi di produzione, hanno azzerato i redditi degli agricoltori.

Ne abbiamo parlato con Stefano Calderoni, presidente Cia Ferrara. “I nostri agricoltori producono cibo di qualità, danno vita a importanti filiere, creano un indotto economico e posti di lavoro. Un patrimonio al quale i nostri territori non possono rinunciare ed invece, purtroppo, se non si troveranno soluzioni tempestive, sono a rischio migliaia di posti di lavoro sia nelle aziende agricole che nell’indotto”.

Quali sono le vostre richieste?
“Chiediamo un aumento della dotazione finanziaria destinata attraverso legge di stabilità alle aziende colpite da calamità e alle cooperative di conferimento che ne trasformano e commercializzano il prodotto. La sospensione immediata dei mutui, del pagamento dei contributi previdenziali e sgravi contributivi, come da impegni pubblici assunti dalla Ministra Bellanova il 21 ottobre a Ferrara. Più investimenti a sostegno della ricerca scientifica, pubblica e super partes, sulla cimice asiatica, in quanto non esiste nessun tipo di difesa contro gli attacchi da cimice. Nei confronti dell’UE, il Governo nazionale deve chiedere l’attivazione dell’art. 221 del Reg. UE n. 1308/2013 per ristorare i danni, evidenziando che la calamità ha assunto ormai un carattere sovraregionale e deve essere affrontata con la dovuta risolutezza. In attesa della verifica dell’efficacia del contenimento biologico, attraverso la specie trissolcus japonicus (vespa samurai), chiediamo non si debba intervenire restringendo ulteriormente i principi attivi autorizzati nei disciplinari produttivi”.

La manifestazione del 30 gennaio a Ferrara ha come slogan “Il tempo è finito”. Abbastanza chiaro il significato…
“Purtroppo le promesse a noi rivolte sono risultate vane e, alla data odierna, non un provvedimento di quelli attesi ha trovato un suo compimento. Ciò ha determinato un progressivo peggioramento finanziario delle aziende agricole le quali non sono riuscite ad onorare, in molti casi, i propri impegni. Questa situazione d’incertezza ha spinto molti agricoltori ha cessare la propria attività o a estirpare il proprio frutteto con conseguente danno a tutto quell’indotto che nei decenni si è sviluppato attorno alle colture altamente specializzate. Nella sola Ferrara sono state stimati circa 300 mila giornate di lavoro in meno che corrispondo a 4500 posti di lavoro stagionali andati in fumo nel solo 2019.
La manifestazione del 30 di gennaio è l’ennesima tappa di un percorso di mobilitazione inaugurato il 18 settembre a Ferrara dove, per la prima volta dopo molti anni, centinaia di agricoltori riuniti sotto la sigla di Agrinsieme hanno deciso di portare all’attenzione dell’opinione pubblica il crescente disagio che si vive nelle aree rurali. Quel giorno promettemmo che non ci saremmo fermati fintanto che non avessimo ricevuto risposte concrete. Se anche dopo la grande mobilitazione di fine gennaio questi interventi richiesti non saranno immediati abbiamo già preso un impegno con la nostra base associata: la mobilitazione sarà permanente”.