I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza. (Armando Diaz)

“Ali ha ciascuno al core, ed ali al piede; nè del suo ratto andar però s’accorge. Ma quando il sol gli aridi campi fiede con raggi assai ferventi, e in alto sorge; ecco apparir Gerusalem si vede: ecco additar Gerusalem si scorge: ecco da mille voci unitamente Gerusalemme salutar si sente.”
Solo i versi immortali di Torquato Tasso possono esprimere il sentimento estatico con cui la maggioranza dei miei corregionali si deve essere alzata la mattina del 27 gennaio.
Mentre il mondo dormiva l’Emilia-Romagna è tornata libera.
Di essere quel che è.

Il lungo assedio di chi la voleva “prendere”, assoggettare, liberare dalla sua storia e dai suoi sentimenti, è finito.
Abbiamo fatto tutto da soli, non c’è nemmeno stato bisogno degli americani.
Abbiamo vinto noi.
La Lega l’abbiamo fermata noi.
I cittadini dell’Emilia-Romagna.
La gente decente dell’Emilia-Romagna.
Gli anticorpi civili, culturali, prima ancora che politici, della nostra terra.

Rianimati dal movimento delle sardine, che bene ha fatto Zingaretti a ringraziare calorosamente.
Poi, assieme, Bonaccini.
Cui va riconosciuto il coraggio di essere rimasto in trincea a difendere, anche esagerandone i meriti, il suo operato.
Anziché rifugiarsi in confortevoli nicchie, come hanno fatto altri suoi colleghi, a partire dall’on. Gualmini.

Potremmo fermarci qui, all’essenziale e, dopo aver intonato Bella Ciao sorseggiando un caffè finalmente dolce, tirare un sospiro di sollievo e goderci il momento.
Se non fosse che queste elezioni sono ricche di indicazioni che è bene leggere adesso, prima che siano trascinate via dalla fiumana di interpretazioni convenzionali e propagandistiche che le sta sommergendo.

La prima è che, a dispetto delle apparenze, non c’è un Salvatore.
Non c’è nemmeno un messaggio universale di redenzione.
Non ancora.

Di Salvatori, vien da dire nell’idioma dialettale delle terre di Romagna più prossime a Bologna, dovremmo averne avuto “a basta”.
L’ultimo è stato Renzi.
Che fermò i grillini per esserne subito dopo travolto.
Che salvò il PD per avere la soddisfazione di affossarlo.
Aprendo le porte alla Lega.

Beati i partiti che non hanno bisogno di Salvatori.
Che confidano in sé, nei propri valori, nelle proprie idee.
Collettivamente elaborate.
In comunione di intenti.
Ricercando solo il bene delle persone.

Non tutti possiamo fare le stesse cose, scrive San Paolo.
E allora valorizziamo le qualità, riconosciamo la leadership di chi sa esaltare, assieme alle proprie, le migliori attitudini dei suoi compagni, e lasciamo ad altri la voglia di un padrone cui consegnare le proprie sorti.

Libido servitii, la chiama Tacito.
Non sentite come suona male?
Si può ben comprendere il tentativo di Salvini di circoscrivere la portata del suo insuccesso attribuendone l’esclusivo merito a Bonaccini, così da stringere un cordone sanitario attorno all’Emilia-Romagna e da ridurre l’embrione di un processo politico collettivo a un uomo solo.
In ossequio a quel titanismo che ha ridotto ormai una politica senza idee a una contesa sportiva far palestrati.

Ma che senso abbia per la sinistra personalizzare questo successo anziché valorizzare un apporto corale espressione di una rinascita civile davvero interessante e, in potenza, feconda, è un mistero inglorioso.
Tanto più se non trova corrispondenza in una realtà che consegna ad altri fattori, più diffusi e profondi le ragioni prevalenti di quel che è accaduto.
Senza nulla togliere a una Presidenza che ha confermato la tradizionale buona amministrazione che la sinistra ha saputo assicurare a una terra che gradisce essere ben governata.
E che nondimeno 5 anni fa aveva disertato le urne.
Malgrado il livello dei servizi non fosse certo inferiore a quello di oggi.

Cosa ha spinto i nostri concittadini, il 30% del corpo elettorale, una cosa enorme, a tornare a votare?
Così da risultare il fattore decisivo, assieme al crollo dei grillini, di questa consultazione.
Nemmeno Bonaccini può credere che l’abbiamo fatto per lui.
Che ha “battuto” il territorio, certo, ma quale rappresentante delle Istituzioni non lo fa?

Pochi conoscono i Presidenti delle Regioni, pochi sono in grado di valutare l’incidenza del loro operato sulle proprie condizioni di vita.
Non intrattengono con lui né il rapporto diretto che hanno col Sindaco né quello mediatico riservato ai personaggi politici di rilievo nazionale.
È una dimensione di mezzo che non scalda l’animo della gente.
Tanto più in tempi brevi e in dichiarata (e sostanziale) continuità con un predecessore considerato insostituibile.
No, c’è stato qualcos’altro.
Di più profondo, più intenso, più motivante.
Che ti fa dire: lo devo fare.

Il fatto nuovo è Salvini, la sua OPA nei confronti dell’Emilia-Romagna, il modo che ancor c’offende, la paura insieme impulsiva e razionale, il rifiuto di essere “liberati”.
Visto che non siamo schiavi e stiamo anche, comparativamente, diversificatamente, benino.
Se staremo meglio, come è nelle aspirazioni di tutti, non sarà affidandosi a fanfaroni pieni di cattivi pensieri e a una Signora di facili magliette che ha perduto con quello spogliarello in Parlamento il titolo a rappresentare una realtà altamente civile come la nostra.
Si, ci siamo ricordati di Bibbiano.
Come ogni fenomeno che si rispetti, il sovranismo alla vaccinara di Salvini ha scatenato una reazione, ha generato anticorpi, ha provocato l’insorgere di un fenomeno di segno opposto, in tutto, nei contenuti e nelle forme, nell’ispirazione e nelle finalità: le sardine sono l’altra faccia della luna.
Senza Salvini sarebbero rimaste solo l’aspirazione civile di molti, un sentimento lungamente coltivato e sempre inespresso, non si sarebbero materializzate e, se l’avessero fatto non sarebbe stato così.

Sono loro ad aver suscitato, per dirla con le parole di Ted Kennedy, “una piccola onda di speranza” che intersecandosi con altri centri di energia, ha prodotto la corrente che ha sorretto il cammino delle forze di progresso.
L’istituto Cattaneo produrrà sofisticate analisi dei flussi, io faccio una banale considerazione pratica: quale altro modo aveva un elettore disaffezionato ai partiti e però contrario a Salvini se non votare per Bonaccini?
Il Presidente dell’Emilia-Romagna è stato bravo a legare assieme tutte le opportunità pendenti e Zingaretti ancor più bravo a rispettare e incoraggiare i movimenti autogenerati della società.

È lì, alla luna, che i partiti progressisti devono guardare.
Riconoscenti per quel che è stato fatto e confidenti per il futuro.
Che resta incerto, per la sinistra, per il Governo e per l’Italia.
Salvini non è sconfitto né lo è il sovranismo nel mondo.
Per adesso basta così.
Domani è un altro giorno.

(Guido Tampieri)