Rimini (RN). Era il 20 gennaio 1920 quando a Rimini nasceva Federico Fellini, regista destinato a cambiare la storia del cinema italiano e restare nell’immaginario per aver fotografato come nessun altro una determinata epoca. La Dolce Vita, infatti, non è stato solo un film ma anche un periodo storico che il regista ha saputo rendere immortale. Un periodo identificato con quella pellicola: gli anni ’60, un decennio in cui l’industria cinematografica italiana descriveva la società anche attraverso le sue automobili, da poco diventate un prodotto di massa.

CarGurus, che rappresenta uno dei principali marketplace di auto a livello globale, ha voluto portare il proprio personale omaggio per il centenario dalla nascita di Federico Fellini, ripercorrendo le principali auto che hanno scandito le trame di “La Dolce Vita”.

Le auto italiane
Sono tantissime le vetture portate sullo schermo da Fellini, italiane e non solo. Tra le nazionali non ci si può scordare della Giulietta Spider del 1955. Si trattò di un modello di grande successo, i cui primi prototipi furono allestiti con un parabrezza panoramico stile America e vetri laterali scorrevoli che si agganciavano alla capote; successivamente poi modificato con un parabrezza più piatto e i finestrini laterali discendenti in cristallo.

Tra le altre italiane celebrate nella Dolce Vita, una menzione speciale va tributata all’Alfa Romeo 1.9 TI e all’Autobianchi Bianchina Trasformabile del 1957. Concepita come versione lussuosa della Fiat 500, della quale utilizzava l’autotelaio e la meccanica, la Bianchina fu proposta nell’unica carrozzeria a 3 volumi, dotata di pinne posteriori, abbondanti cromature e tetto apribile in tela.

Numerose anche le Fiat che compaiono nella pellicola, tra cui la 1100 Familiare del 1958 e la 1100 S Familiare del 1954, senza dimenticare la Fiat 500 B del 1948. La sua particolarità era il motore che aveva una nuova testata in ghisa con valvole in testa comandate da aste e bilancieri e che poteva raggiungere una velocità massima di 95 km/h, con consumi inferiori rispetto ai modelli precedenti.

Le auto americane. Tante anche le vetture americane, ripartite tra diversi marchi: una Cadillac Series 62 del 1958, dotata di motore installato anteriormente e con la trazione posteriore, una Chevrolet Corvette del 1956, e due Ford del 1958, una Fairlane 500 e una Thunderbird.

In dettaglio, la Ford Thunderbird venne ideata per fare concorrenza alla nuova Chevrolet Corvette. Si presentava come una cabriolet a due posti con dei lineamenti più sportivi rispetto a quelli delle Ford dell’epoca. Anche se – più che la sportività – la Ford preferì metterne in risalto il comfort e la convenienza.

Le auto inglesi
Nel film compaiono, inoltre, tre auto inglesi, una Jaguar XK 150 del 1957, una MG TD del 1950 e – la più famosa – una Triumph TR3 del 1958. Quest’ultima è stata da molti considerata la vera co-protagonista della Dolce Vita di Fellini, presentata come erede della TR2. Una delle prime auto di grande serie con freni a disco; una roadster con buone qualità stradali che aveva anche riscosso notevole successo in gara all’interno di competizioni di prestigio in tutto il mondo.

Nel 2016, quella stessa auto è stata venduta per poco più di 30 mila euro. Pare che il suo nuovo acquirente abbia scoperto, solo casualmente, che tra i vecchi proprietari ci fosse la casa di produzione Riama Film di Angelo Rizzoli che ha prodotto la Dolce Vita. La conferma è arrivata attraverso l’estratto cronologico, da cui è emerso che la prima targa dell’auto era “324229 Roma” e che quindi era la Triumph usata nel celebre film.

La Dolce Vita ha rappresentato quella gioia di vivere che contraddistinse l’Italia negli anni del boom economico, a cavallo tra gli anni 50 e 60. Anni in cui Roma divenne protagonista della scena anche grazie a Cinecittà e alle tante produzioni cinematografiche americane trasferitesi lì dagli studios di Hollywood. Nell’immaginario collettivo, l’immagine di Marcello Mastroianni che porta Anita Ekberg per le vie di Roma sulla sua Triumph TR3 resterà vivida e sarà sempre rappresentativa del benessere di quel tempo, testimoniato anche dalle auto che lo hanno caratterizzato.

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