Imola. Spesso capita di ascoltare lunghe riflessioni, in certi casi cariche di nostalgia, di un’età dell’oro imolese che è ormai confinata nel museo della storia. Eppure c’è un ambito nel quale la città può, a ragione, definirsi una capitale. Ci riferiamo al settore della metalmeccanica cooperativa nella quale Imola primeggia e vanta le più grandi aziende cooperative, certamente in Italia e forse in Europa.

Qualche settimana fa, con una iniziativa assolutamente nuova i dirigenti regionali di Fiom Fim e Uilm hanno presentato ai delegati delle Rsu la proposta di piattaforma sindacale per il comparto cooperativo.

La presenza dei dirigenti nazionali e dei delegati di fabbrica ci fa subito capire la grande importanza che il sindacato intende dare a questa vertenza che, nelle intenzioni di Fiom, Fim e Uilm, oltre ad interessare le questioni squisitamente inerenti una normale trattativa sindacale, vuole rilanciare attenzione e interesse verso il modello cooperativo, che nella crisi ha dimostrato di essere non solo attuale ma anche capace di forte innovazione. E’ per questi motivi che abbiamo voluto fare una chiacchierata con Stefano Moni, responsabile Fiom di Imola, al quale abbiamo subito chiesto quali sono gli spetti innovativi di questa piattaforma.

Stefano Moni, segretario Fiom Imola

“Come per la vertenza nazionale abbiamo definito, prima di tutto, una importante richiesta sindacale che riguarda il salario: puntiamo ad un incremento dell’8% dei livelli minimi, che tradotto in euro vuol dire un aumento di 156 euro (lordi). Siamo ben oltre le cifre previste dall’inflazione programmata che per lo stesso periodo di tempo è stimata intorno al 3,5%. Credo proprio che sarà una bella lotta. Sappiamo che le aziende hanno avuto un forte incremento di produttività anche grazie al sostegno statale e ci pare opportuno procedere ad un redistribuzioni dei benefici che i lavoratori hanno saputo creare.”

 

Fin qui siamo all’interno della piattaforma nazionale, quali peculiarità mettete in campo?
“Il secondo pilastro riguarda la formazione. E’sotto gli occhi di tutti che le aziende vivono una importante fase di passaggio per quel che riguarda le tecnologie e la digitalizzazione. Bene, questa fase deve essere vissuta garantendo i livelli occupazionali, per usare le parole del presidente della Sacmi, Paolo Mongardi la trasformazione digitale va di pari passo con la trasformazione dei lavoratori (e non è mai stata usato il termine rottamazione) e siamo ormai tutti consapevoli di essere entrati in una fase storica nella quale la formazione accompagna chi lavora per tutta la vita.”

E siamo al terzo pilastro della piattaforma.
“Il terzo elemento forte riguarda il mercato del lavoro, a partire da una precarietà che ormai è insopportabile cerchiamo di dare ai lavoratori, che operano magari in appalto dentro le aziende quell’agibilità sindacale che hanno le persone con cui collaborano, a partire dalle assemblee nei luoghi in cui si trovano per arrivare al diritto di usufruire della mensa. Insomma una trattativa inclusiva per far sì che sotto lo stesso tetto ci siano condizioni omogenee. Vogliamo, infine, governare meglio orario e flessibilità.”

(m.z.)