Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare… e i morbidi? Credo sia una domanda importante vista la drammatica scomparsa di duri (possibilmente quelli veri) controbilanciata dall’asfissiante presenza di una moltitudine di amebe formato stracchino: noi tutti. In massa. E senza vergogna.

Nulla risulta essere più idoneo di una buona dose di difficoltà per definire, con precisione, la nostra vera qualità intrinseca. Avrei anche una domandina da porre al biondo Donald, circa quale deve essere la qualità e la consistenza di un buon muro capace di fermare un robusto colpo di tosse e un’altra da porre al nerissimo e barbuto Matteo circa le caratteristiche farmaceutiche da ricercare nella mascherina da indossare, unica difesa contro questa strisciante invadenza di forestieri, diversi, occhi mandorlati e non solo, untori per usare un termine in grado di comprenderli tutti.

È bastato un minuscolo esserino che fino a poco tempo fa se ne stava tranquillo tra la finissima peluria di un pipistrello per sconvolgere, in massa, tutte le nostre certezze. Certezze che custodivamo ben protette all’interno di solide mura erette a difesa della nostra pochezza, del nostro nulla, accumulato consapevolmente a difesa di una devastante solitudine. Lo scriveva, un po’ di tempo fa, Dino Buzzati, e ci fissava ben armati sugli spalti di un castello fortezza a difesa del nulla. Un nulla da paura.

Così, come spesso accade, tutte le nostre certezze si stanno sciogliendo al sole e se verrà a mancare il sole si scioglieranno ugualmente. Lasciandoci inermi. La diffusione di un bacillo che abbiamo chiamato “corona” sta mettendo a nudo la nostra verità: tutte le boccettine delle nostre farmacie ci appaiono improvvisamente inutili, inefficaci orpelli a difesa del fittizio, i camici bianchi dei nostri ospedali rilasciano dichiarazioni che, per noi ignoranti, appaiono caute assicurazioni incapaci di coprire una drammatica verità che non può essere diffusa. Dall’oggi al domani, le capaci fusoliere dei mostri dell’aria e i pluri-ponti di enormi mostri marini hanno dismesso l’aspetto di propedeutici sistemi di viaggio e vacanze, per assumere la veste, poco rassicurante, di loschi esseri tramutati in untori: quelli che scendono dalle loro pance sono, oggi, i nemici.

Così, nel volgere di pochi giorni, si sono fermate le catene turistiche e commerciali, montagne di merci fino a ieri agognate restano nei magazzini a deteriorarsi e una buona dose di quanto in attesa di essere prodotto sta per essere valutato a livello di “stock”. Tutti giù gli indici di borsa: anche la grande finanza appare impotente e i miliardi di dollari non basteranno a fermare un losco esserino venuto dal nulla a sconfiggere il nostro nulla. Nel bailamme da pollaio che normalmente si genera in queste situazioni, qualche barlume di buon umore non poteva mancare: ” Le autorità della Repubblica Cinese hanno tolto i dazi che avevano caricato ieri sui medicinali provenienti dagli Usa”. Bene, bravi, bis! Ancora!

Ci si ritrova a gironzolare in silenzio nelle vie delle nostre città in compagnia del nostro fedelissimo Smart in attesa che sia “lui” capace di raggiungerci con una buona novella, la notizia di un immancabile lieto fine che dovrà pure arrivare e, nel frattempo, con un occhio solo scrutiamo quanto e quanti intorno a noi: quello è sicuramente un orientale (cave!), quello ha la pelle olivastra (cave! due volte!), quella piccolina dai capelli nerissimi non può sbagliare (cave tre volte e forse quattro!). Finiremo per trovarci da soli, ben serrati nella nostra cameretta piena di viveri, di bevande e di certezze, finestre serrate e tanto silenzio: nella nostra testolina la sensazione di avercela fatta, ancora una volta.

Poi, mentre riponiamo ben in ordine le scatolette di tonno e fagioli sull’asse di sinistra un devastante assalto di tosse ci scombussola, seguito da un capogiro che ci fa barcollare. Un novello sentore di smottamento intestinale ci allarma seguito, all’istante, da una fitta intercostale dolorosa e profonda: la drammatica realtà, infischiandomene di tutte le nostre difese di certezza ci appare all’improvviso, in tutta la sua devastante verità: ” Cazzo!”

(Mauro Magnani)