Le persone stanno diventando più stupide ma più supponenti. (Philip Roth)

Parlarne non è facile.
Il Paese è divorato dall’allarmismo.
La scienza non ha ancora le risposte.
Per fermare l’epidemia è troppo tardi.
Anche le scorte di mascherine sono finite.
A causa del virus “cinese”, ufficialmente.

Si sa come vanno queste cose, Berlusconi dice che questo è il Governo più di sinistra (!) della storia e quelli, i comunisti, tengono nascosto tutto, niente di più facile che Speranza ci taccia la verità.
Il sospetto che non sia proprio tutto a posto, che nell’aria ci sia qualcosa di strano, a parte lo smog, in realtà aleggia da tempo.
Qualcuno sussurra che il Cavaliere moderato, con le sue tv moderate e i suoi moderatissimi giornali abbia favorito l’insorgere del morbo.
Che i social hanno poi diffuso.
Ma ormai è inutile recriminare, possiamo solo cercare di limitare i danni.
Che riscontriamo negli atti, nelle parole, nei pensieri.
Pubblici e, ahinoi, privati.
Politici, giornalisti, imprenditori, lavoratori.
Vecchi e giovani.
Al sud e al nord.
Anch’io, anche voi, anzi no, tutti tranne noi.

In Italia c’è un virus.
Che muta e ci muta.
Niente a che fare col famigerato “corona”, i cinesi non c’entrano, è farina del nostro sacco.
Non è mortale ma i suoi effetti sono devastanti.
Il virus italiano ottunde, inibisce.
Non ascolti più, non comprendi, non interagisci, nei casi gravi rincoglionisci.
Del tutto.

Un fenomeno simile a quello descritto da Philip Roth, che vede le persone diventare sempre più stupide e supponenti.
Anche quelle che sono andate a scuola : un’ignoranza istruita, una intelligenza ostruita.
Una mistura che favorisce l’insorgere di indifferenza, insofferenza, intolleranza.
Che per fortuna non è ancora prevalente.
Chi ne è contagiato non ha difese.
Può solo far finta di capire.

È lo stadio estremo, il punto di incontro fra il mondo parallelo di una politica dove vagano beati personaggi diversamente inadeguati e una platea elettorale per larga parte indifferente ai contenuti, inconsapevole degli effetti, ignara di quasi tutto ma convinta di sapere tutto.
Non c’è altra spiegazione, né più generosa, di quella che riporta all’azione di agenti patogeni.

Come fa una persona nata a sud di Treviso, pure stanca del PD, pur delusa dai grillini, a votare Lega, ad archiviare l’orribile stagione di insulti razziali interrotta solo dall’arrivo di esseri umani che “puzzano” ancora di più?
Senza sentirsi usata, umiliata nella propria dignità e nelle proprie radici.

Solo nella terra dei lotofagi il passato poteva essere a tal punto dimenticato da negare l’olocausto, riabilitare Mussolini, consentire alla tenera nipotina del duce di muovere rilievi a Liliana Segre, quasi a voler impedire che la farfalla gialla voli finalmente, e per sempre, al di là dei fili spinati e dei muri sparsi per il mondo.
Beati i popoli, e i tempi, nei quali la memoria costruisce difese immunitarie.

Al paese, da bambino, c’era un uomo all’angolo della strada che chiedeva ai passanti una sigaretta.
Si accontentava anche di un mozzicone: “Et ‘na cicca, Fanfani?” , domandava gentilmente, all’epoca Fanfani era il presidente del Consiglio, Premier e Governatori non esistevano ancora.
Il suo nome era Luciano, gli scemi, quelli veri, che c’erano anche allora, lo chiamavano “ ‘E scemo”.
Ce n’è uno in ogni villaggio, dicevano.
I compaesani gli volevano bene, in fondo basta poco, anche solo un sorriso, se riesci a farlo.
Era buono, innocente come il fanciullo selvaggio di Rousseau.
Non pensò mai di scendere in politica.
Né, del resto, la gente l’avrebbe votato.
Votava, o almeno cercava di farlo, persone in grado di ricoprire incarichi di responsabilità.
Non accade sempre, né dal lato dell’offerta né da quello della domanda.

Il vantaggio competitivo degli scriteriati è che allorquando una persona intelligente, fra le tante cose giuste che dice e fa, ne sbaglia una, ecco che tutta la sua credibilità vacilla.
Mentre se loro, tra milioni di puttanate ne azzeccano una sensata, magari la più banale come quella che l’Italia non può ospitare tutta l’Africa, vengono immediatamente apprezzati: visto voi che li criticate sempre?
Prima tutti con Berlusconi, poi con Renzi, poi Grillo, ora Salvini, domani chissà…

Non resta che sperare nello Spallanzani.
“Che possa succedere qualcosa di buono mi pare difficile” afferma il vecchio Caldirola.
Di fronte alle contorsioni di una politica instabile e impreparata.
A un dibattito spesso puerile.
Fatto più di chiacchiere che di contenuti.
Impossibile dire se il PD si aprirà, come invoca Prodi.
Se i grillini diventeranno una forza politica adulta.
Se si troverà un’intesa su un asse strategico utile all’Italia.
Nessuno dice fino in fondo la verità.

Il problema non è la durata del Governo fino alla scadenza che, a dire il vero, tanto naturale non è, in presenza di una così clamorosa scissione fra rappresentanza parlamentare e Paese reale, ma in quali condizioni, facendo cosa ci arriviamo.
Abbiamo appena archiviato le elezioni in Emilia-Romagna e non si parla che delle prossime.
Della vittoria della scorsa settimana abbiamo dato una lettura inappropriata, interessata e, riguardo al decisivo protagonismo dei cittadini, ingenerosa, declassandoli da protagonisti a portatori d’acqua.
Che in Emilia-Romagna prevalgano le forze di progresso è una cosa normale, anche in tempi di salvinismo.
L’anomalia sarebbe stato perderla, come ha osservato il novantaseienne Macaluso, con quella storia e quella cultura politica.
Che non è stata inghiottita dal buco nero sovranista ma si è solo disamorata di questa sinistra.
Per respingere Salvini io avrei votato anche il mio salumiere.
Ora qualcuno vorrebbe Bonaccini premier, come Eisenhower dopo lo sbarco in Normandia.
È tutta una dismisura.

Il successo di Zingaretti nel Lazio, al culmine dell’avanzata grillina, ancorché meno propagandato, fu non meno significativo.
Mentre in Veneto non vinceremmo nemmeno candidando un nuovo Kennedy.
“Nei prossimi mesi, lo dico senza alcun elemento di critica (sic!) il Governo non farà niente”, afferma il pluribeneficiato Richetti, passato in un amen da incensatore a incendiario…
“Questi del PD sono surreali, fuori dal polo riformista”, tuona Faraone (il modo migliore di farle resta la casseruola)…
“Diremo no a Emiliano in Puglia perché è l’espressione del peggior notabilato meridionale” tracima la ministra Bellanova…
È così che vi vogliamo vedere, ragazzi.
Belli tonici.
Arrogantini.
Imparatini.
Inutili.
Praticamente dannosi.

(Guido Tampieri)