A giochi fatti nel “laboratorio” Emilia-Romagna dove è nato sì l’ulivo prodiano ma anche il Movimento 5 Stelle (M5S) di Beppe Grillo, le liste di Centrosinistra (Csx) hanno avuto la meglio, con i catto-popolari, socialisti e laici che hanno decretato assieme ai delusi del M5S e parte dell’elettorato “forzista” del Centrodestra (Cdx), il successo personale del presidente uscente Stefano Bonaccini e del suo team.

La controparte di Cdx, Borgonzoni in testa, può solo lamentare l’assurda campagna elettorale del leader leghista Matteo Salvini, lo stesso soddisfatto perché: “…dopo 70 anni c’è stata partita vera…”; un’analisi fascistoide del leader del Carroccio che, a differenza di Umberto Bossi sempre dichiaratosi antifascista, non ha pagato perché gran parte della sua campagna elettorale si è mossa ad accusare la gente delle comunità (ad es. quella di Bibbiano) nella loro interezza, e non fare invece gli ovvii distinguo.

Per gli “altri” elezioni in chiaroscuro, il M5S soffre del bipolarismo fra sinistra democratica e destra illiberale, sta vivendo un periodo drammatico ed anche se in Parlamento ha ancora la forza dei numeri non ha più appeal elettorale nel Paese; non ha invece sbagliato una mossa (della sua politica) Fratelli d’Italia della Meloni che soprattutto in Romagna ha fatto il pieno di voti andando quasi in doppia cifra, come ad “affilare le armi” per quando fra qualche anno si rinnoveranno i sindaci di alcune importanti realtà locali (es. Ravenna).

Un accenno infine per la “moderata” del Cdx Forza Italia, tanto “oscurata” in Emilia-Romagna dalla Borgonzoni (debole) candidata imposta dalla Lega, quanto “ribelle” (e vincente) nell’altro turno elettorale in Calabria dove proprio la “forzista” Jole Santelli ha vinto assieme a tutti i candidati di coalizione, come a dire che il “voto di pancia” di stampo salviniano non è più la (sola) certezza.

Il risultato elettorale in Emilia-Romagna conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che servizi e solidarietà al servizio del cittadino ancora pagano ma anche che i “movimenti” che riempiono le piazze di giovani che cantano e ballano sono utili solo nel breve periodo, d’altronde il bipolarismo regionale evidenziato dall’analisi dell’Istituto Cattaneo sul voto parla chiaro nel leggere sì la netta affermazione del Csx con Bologna e la “Via Emilia” a farla da padroni, ma anche di contro un Cdx:”…solido nelle periferie e sull’Appennino…”.

L’urna delle Amministrative emiliano-romagnole è stata anche l’occasione per candidati e leader di partito per fare un po’ di rumore, per liberar “da dentro” qualcosa, sfogarsi oppure solo per “attaccar bottone” con qualcun altro, ma per tutti è valsa la priorità di “muovere” a proprio vantaggio i voti degli indecisi; nei modi più insoliti, tanto citofonando a casaccio, quanto snocciolando risaputi virtuosismi algebrici di buon governo, accomunando i contendenti tutti nel macinar chilometri dal “salotto” della piazzetta di città al rustico borgo di campagna, dal convivio ovattato dell’intellighenzia “giacca&cravatta” alla chiassosa tavolata dell’associazione di volontariato sotto il tendone.

La buona “nuova” dell’anno passato fu la folla di ragazzi in piazza, i cortei Fridays for Future dei “Gretini” col loro modo pacifico e allegro di far chiasso per la causa ecologica o anche solo per conoscere altre persone, è stata un’ottima notizia per i tempi che corrono anche perché la lotta all’effetto serra non ha colore politico; diverso (purtroppo) l’umore delle piazze teatro della campagna elettorale in vista delle regionali 2020, strapiene sì in egual misura per seguire i leader di Csx o Cdx, ma orfane della visione politica che anticipa all’oggi quel che sarà il domani, che i relatori hanno lasciato nel back stage dei palchi, ed è forse stato per questo che alla prova delle urne ancora 1/3 degli aventi diritto è rimasto in stand-bye e non ha votato.

(Giuseppe Vassura)