Imola. E’ il secondo anno in cui l’IC2 organizza un evento per mantenere vivo il ricordo della Shoah e della persecuzione di quanti si sono opposti all’occupazione nazifascista, di quanti hanno dato la vita, hanno subito carcere e torture, emarginazione ed umiliazioni. Mantenere la memoria di quanto è accaduto è doveroso sempre, perché solo dalla conoscenza del passato può generarsi un futuro migliore.

Il valore aggiunto del convegno è stata la presenza di Virginia Manaresi, una staffetta partigiana imolese che, con toni lievi e talvolta anche ironici, ha ricordato ai ragazzi le sue esperienze di lotta e impegno politico unitamente ai più dolorosi momenti di prigionia nelle carceri nazifasciste e nel campo di smistamento di Bolzano. Marco Orazi del Cidra, che ha condotto l’intervista, ha messo Virginia a proprio agio e l’ha aiutata a raccontare come si è avvicinata all’impegno attivo tra coloro che si opponevano alla dittatura e all’occupazione nazista: il suo compito era battere a macchina le comunicazioni, portarle ai partigiani, mantenere i contatti tra loro e le famiglie, ma anche affiancarli in azioni di disturbo e di guerriglia. Con semplicità la testimone ha sottolineato la sua esperienza di torture e botte, subite prima nel carcere della Rocca e successivamente in quello di San Giovanni in Monte a Bologna dopo che era stata denunciata da “un’amica” alle Camicie Nere.

Le parole con cui si è soffermata sulle settimane trascorse nel Campo di Bolzano hanno colpito tutti i presenti: una cosa è leggere una testimonianza di un deportato sui libri o ascoltarla in televisione, un’altra cosa è sentirla dalla voce di chi quelle sofferenze fisiche e morali le ha vissute. Gli alunni della scuola Innocenzo hanno poi letto le loro riflessioni sui temi della memoria e della libertà. Successivamente sono stati presentati alcuni documenti contenuti nel fondo degli atti dell’Ispettorato scolastico conservati nell’archivio storico IC2 relativi ad interventi politici degli anni Venti-Trenta, evidenziando il ruolo svolto dalla scuola nell’ambito del più ampio progetto culturale fascista a partire dalla scuola materna, attraverso un excursus: dalla guerra contro l’Etiopia alla redazione del Manifesto sulla razza, ai provvedimenti razziali nei confronti degli ebrei. La ricerca storica si è incentrata sulle vicende della famiglia Fiorentino, di Grazia e di Armando, di come siano stati emarginati, privati del diritto allo studio, depredati dei loro beni e obbligati a nascondersi per sopravvivere.

A conclusione dell’evento la docente Francesca Grandi ha presentato un progetto, cui le classi terze stanno lavorando da mesi e che si collega strettamente con il tema della Memoria, “Sulle tracce degli imolesi a Kahla”, progetto che quest’anno vedrà il coinvolgimento anche delle classi seconde. Tra l’estate e l’autunno del 1944, duecentouno furono i lavoratori rastrellati e deportati nei campi di lavoro della Germania nazista, che per le disumane condizioni di vita in cui versavano i prigionieri, erano paragonabili ai lager KZ. Quattordici furono le vittime, di cui undici nel campo di lavoro di Kahla, località della Turingia. La ricostruzione storica di quanto avvenuto culminerà nel viaggio di istruzione in Germania, che si pone l’obiettivo di ricordare una storia a lungo dimenticata, perché come afferma Primo Levi “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. A valorizzare le testimonianze storiche narrate hanno contribuito i Maestri dell’Innocenzo Ensemble.