Bologna. In Emilia-Romagna salgono a 215mila i viaggiatori che scelgono il treno quotidianamente (+88,6% in 7 anni). Ma in generale cresce la mobilità su ferro: agli italiani il treno piace e dove si investe il successo è garantito, da Nord a Sud, dall’alta velocità alle linee metropolitane. Per i pendolari c’è una buona notizia, sono in arrivo nuovi treni, ma al Meridione e per chi sta fuori dalla rete veloce i problemi rimangono rilevanti. Ad aumentare sono, infatti, anche le differenze tra le Regioni e le diversi parti del Paese e la dotazione di trasporto su ferro delle aree urbane rimane rilevantissima rispetto all’Europa e una delle cause dello smog che attanaglia le città italiane.

È ciò che emerge da Pendolaria 2019, il rapporto annuale di Legambiente sul traporto ferroviario in Italia presentato nei giorni scorsi a Palermo, per fare il punto su che cosa si muove e che cosa no sulla rete, in termini di soldi, convogli e persone, e approfondire i risultati prodotti dagli investimenti. Pendolaria, dal 2008, racconta numeri e storie, buone pratiche e denunce da parte dei comitati pendolari che vengono raccolte durante l’anno e sono consultabili sul sito www.pendolaria.it.

Dati incoraggianti per l’Emilia-Romagna, dove il numero di passeggeri al giorno su ferrovie locali e regionali ha visto un incremento del 88,6% dal 2011 al 2018. Una aumento che dimostra come il treno sia considerato una valida alternativa all’auto e che quindi diventa ancora più importante aumentare gli investimenti nel settore, anche alla luce dei dati allarmanti sulla qualità dell’aria nella nostra regione. Come si può leggere nel grafico seguente (elaborazione Legambiente su dati Arpae), infatti, nel solo mese di gennaio 2020 tutti i capoluoghi emiliano-romagnoli hanno collezionato un numero considerevole di giornate in cui i livelli di PM10 consentiti sono stati superati. Su tutte emergono Ferrara e Piacenza con 23 e 21 sforamenti. Da sottolineare anche i livelli di superamento dei livelli di inquinamento, arrivati al doppio dei valori consentiti in diversi capoluoghi, con due picchi di giornate, 15 e 16 gennaio, in cui gli sforamenti sono arrivati a toccare 125 PM10 (µg/m3) a Modena, 118 PM10 (µg/m3) a Bologna e 110 PM10 (µg/m3) a Rimini.

“I trasporti sono l’unico settore che in Italia ha visto crescere le emissioni dal 1990 ad oggi – dichiara Legambiente – dobbiamo scegliere di accelerare il cambiamento della mobilità con politiche più incisive. Il cambiamento della mobilità è imprescindibile per conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Unione europea al 2030 e al 2050 in cui si dovrà aver raggiunto la totale decarbonizzazione. Anche in Emilia Romagna gli obiettivi climatici del Piano regionale sono ancora lontani dall’essere raggiunti sul versante trasporti. Andrebbero dunque rivisti i troppi progetti su nuove strade ancora previsti dalle amministrazioni, locali e regionale”.

I viaggiatori su treno ogni giorno in Regione Emilia-Romagna sono saliti a 215mila ed una buona parte si dirige o attraversa il nodo bolognese, ma molto di più si deve fare per spostare in treno quelli che usano l’automobile. Secondo i dati Istat infatti tutti i pendolari della sola area metropolitana bolognese raggiungono le 190mila unità ed è proprio la mancanza di linee dedicate al trasporto locale, nonostante le attivazioni di numerose stazioni negli ultimi anni, che determina i maggiori disagi per i pendolari che orbitano attorno a Bologna con treni molto spesso in ritardo.

Il Nodo di Bologna è il cuore del sistema ferroviario italiano, da cui si dipanano linee ferroviarie verso le principali direttrici con flussi nazionali e locali. Questa rete va considerata quindi come risorsa da valorizzare per il servizio ferroviario pendolare e può diventare infatti il perno di un sistema di mobilità su cui costruire le scelte urbanistiche, di servizi, di attività nel territorio provinciale.

Occorre cambiare le priorità infrastrutturali del nostro Paese e recuperare i tagli al trasporto ferroviario. Le risorse ci sono: si possono recuperare dai sussidi all’autotrasporto, dagli introiti delle autostrade, dalla cancellazione di investimenti sbagliati (come quelli per nuove autostrade al nord).

Le priorità di Legambiente per il rilancio del trasporto ferroviario in Emilia-Romagna sono il Sistema ferroviario metropolitano di Bologna, le nuove linee di tram a Bologna, il potenziamento della ferrovia Pontremolese. A queste proposte si aggiungono poi: la progettazione di una linea di trasporto di massa sulla costa, l’interramento della tratta urbana della linea Bologna-Portomaggiore, l’ammodernamento della linea Modena-Sassuolo, il servizio Ferroviario Metropolitano Salsomaggiore-Fidenza-Parma, il ripristino del collegamento Bologna-Ravenna via Budrio-Massa Lombarda, il ripristino del servizio sulla linea Piacenza-Cremona, l’inclusione della Faenza-Lavezzola per i collegamenti Firenze-Ferrara.