Il tanto atteso cambiamento che doveva “benedire” il nuovo corso del Festival si è limitato a far lavorare le telecamere dietro le quinte, e talora all’esterno del Teatro Ariston, mossa che almeno ha rotto la claustrofobica diretta di 5 ore in sala, a tutto vantaggio del popolo della Tv ovvero di quella gente che tornata a casa dal lavoro, dopo una giornata semmai difficile e con problemi da risolvere, vuole vedere (e ascoltare) per rilassarsi.

Un Amadeus conduttore 2020 professionale ed umano, con il coinvolgimento di Tiziano Ferro e Fiorello, non ha dato vitalità al 70° Festival della canzone italiana che nella serata finale di sabato 8 febbraio ha visto proclamato vincitore il brano “Fai rumore” di Diodato, dopo che venerdì Leo Gassman aveva vinto la rassegna “gara giovani” delle nuove proposte.

Cinque serate con generi musicali per tutti i gusti (pop, rock, jazz e rap) impreziosite dalla presenza sul palco di splendide vallette degne co-conduttrici di Amadeus, da Diletta Leotta e Rula Jebreal della prima serata a quelle delle seguenti, Sabrina Salerno e Georgina Rodriguez (fidanzata di Cristiano Ronaldo), Antonella Clerici, Francesca Sofia Novello e Mara Venier.

Restare in piedi fino all’una di notte di un giorno infrasettimanale per vedere Sanremo è comunque una triste interminabile follia perché negli anni la manifestazione ha mancato di sperimentare formule innovative, alternando ad esempio convivialità, gag, socialità ed humor, dando invece vita ad uno show a metà strada fra l’evento musicale live ed il programma Tv, in certi momenti belloccio ed un po’ emozionante, in altri lento e macchinoso, come se tutto si fosse fermato a 50 anni fa.

La rassegna sanremese oramai è diventata un circolo vizioso dove il Festival è diventato altra cosa, non più l’ambiente dove si vota la canzone più bella ma un luogo-non luogo più simile ad una fiera d’incontri tra domanda e offerta di producer e buyer, una vetrina di promozione Tv dove tutti si esercitano nell’antica arte di sapersi vendere.

La domanda se questa rassegna canora del servizio pubblico sia oramai irrimediabilmente votata al culto della mediocrità del “tutto come previsto” e se il futuro televisivo nazionale sarà sempre più somigliante a quello di una volta, è legittimo porla a chi di dovere; il compito di Rai su questo “top di gamma” in ambito canoro dovrebbe invece essere quello di promuovere uno slancio verso il futuro, approfittando (finchè dura) della consuetudine che premia ancor oggi il Festival nel metter fianco a fianco sul divano le diverse anime della Tv generalista.

Troppo lungo però è il programma, troppi i cantanti e troppi gli ospiti di scarsa significanza che non danno iniezioni di vitalità, una logica (sbagliata) di Mamma Rai ancora quella di cullare il pubblico con l’effetto nostalgia per Al Bano & Romina o la Reunion de “I Ricchi e i Poveri”, patrimonio d’immagini e video di ieri che alimenta sì l’amarcord collettivo di un passato nazional-popolare, ma che però oggi non accontenta più nessuno.

Lo spettacolo mediocre visto quest’anno ha prevalso sulla creazione di eventi perché è stato ripetitivo, tranquillizzante, brutto e prevedibile, ma (incredibilmente) ha fatto però “ascolto” e premiato dal pubblico in maniera sbalorditiva, ciò grazie al Sanremo social dei follower e degli influencer, come il ruspante rapper di borgata Achille Lauro che nei primi 3 giorni di Festival, atteggiandosi a intellettuale e citando San Francesco quanto David Bowie, ha guadagnato su Instagram 143.000 seguaci, oppure la “twerking queen” Elettra Lamborghini che è stata leader con ben 5 milioni di follower.

(Giuseppe Vassura)