Egr. direttore,
ho letto il pezzo “Gli invincibili” pubblicato recentemente su leggilanotizia.it e ho trovato molto discutibili diverse affermazioni. Provo a spiegarmi prendendo come traccia lo scritto.

Per tradizione o fede gran parte di noi ha sempre avuto la percezione che, malgrado tutto, la natura “è buona” (quel gran parte di noi salva la frase. Ma la natura “buona” è frutto oggi di quel “naturale”, acquisito senza senso critico).

ma non è così se ricordiamo la proliferazione accelerata negli ultimi decenni di Ebola, Hiv e Sars, tanto da immaginare che non ci sarà pacifismo (credevo, ne sono certa, che pacifismo si usasse con altro significato).

Ad ogni epidemia, o peggio pandemia, la domanda è sempre quella: perché, malgrado l’esponenziale progresso della scienza medica, sempre nuovi agenti patogeni d’origine animale o vegetale* aggrediscono la specie umana? Colpa dell’inquinamento, con la caduta delle difese immunitarie o per causa della globalizzazione con il circuito sempre più vasto dei campi di mutazione (quando l’autore parla di origine animale o vegetale a che cosa si riferisce? E poi, da tempo, i regni dei viventi non sono solo animale e vegetale. Il progresso della scienza comunque sarebbe rivolto a curare, non ad impedire che esistano agenti patogeni). Parlare di circuito dei campi di mutazione, è un modo assurdo modo di esprimersi se si vuole toccare il campo scientifico. E poi che cosa vuol dire?

Forse risposta non c’è anche perché la storia fin dall’antichità ricorda delle aggressioni di virus e bacilli più devastanti delle guerre degli uomini, come la peste nera del 1.300 di origine sudorientale o la pestilenza del 1.630 che colpì Milano e mezza Valpadana, fino alla “Spagnola” del 1.918 trasmessa dagli uccelli, e tutto ciò sebbene nei secoli la medicina avesse fatto miracoli debellando flagelli come vaiolo, colera, lebbra e febbre gialla. Si parla di progressi della medicina nei secoli, intendendo quali?… I progressi sono del ‘900. Colera e lebbra (malattie batteriche), si possono affrontare con gli antibiotici, che sono in uso dagli anni 50. Il vaiolo, contro il quale è stata praticata una vaccinazione empirica nel XIX secolo e un po’ anche prima, viene affrontato sulla popolazione molto dopo. La febbre gialla, di origine virale, non si cura in modo specifico ma si previene con vaccino, e certamente da tempi non remoti.

d’altronde una moltitudine di batteri e virus fanno parte della nostra pelle, delle mucose e dell’intestino (fanno parte? direi modo improprio di esprimere la presenza dei microrganismi, o forse più sbagliato che improprio) e si dice che in fondo abbiano un ruolo importante nell’aiutarci a resistere ad altre (quali altre?) malattie più gravi, forse può essere sbagliato cercare (pur invano) di distruggerli tutti, anche perché “loro” possono solo diventare più forti. (ma chi parla di distruggere tutti i microrganismi? Sono parte della nostra vita biologica stessa. Per non parlare di tutti i microrganismi di ogni ambiente, indispensabili sotto ogni aspetto. E poi “Loro” non possono diventare solo più forti, mutazioni casuali sono in ogni direzione).

La grande novità, qualcuno dice del secolo, è stata la decodifica del genoma umana ( non parlerei di novità, ma di aumento delle conoscenze) volta a dar certezza del nostro benessere (no, la ricerca sul genoma ha dato molti risultati di conoscenza, alcuni utilizzabili per ulteriori studi su malattie , per ora genetiche. Non è nata per il nostro benessere) partendo dal modo in cui “lavorano” i microbi e delle “falle” che vedono gli occasionali mutanti, resistenti all’azione degli antibiotici, sopravvivere e trasferire l’immunità ad altri loro simili (si confonde la maggior conoscenza del genoma umano con l’insorgenza di ceppi resistenti di batteri: nessuna relazione).

Noi invece no, non possiamo trarre vantaggi biologici dall’evoluzione di altri esseri viventi (uccelli, topi o scimmie), e per di più siamo anche isolati geneticamente rispetto alla nostra discendenza (tutto incomprensibile).

(Carla Cardano)