Sarebbe molto gradevole vivere in un paese normale, un paese dove si riesce a vivere meglio semplicemente riflettendo e imparando dai propri errori, dove si riesce a raggiungere conclusioni condivise da tutti, da tutti accettate e da tutti impreziosite dalla verità che trasuda dalla riflessione, dal pensiero. Possibilmente non solo il nostro, ma quello da tutti condiviso. Con buona probabilità questo non ci è dato perchè siamo cattivi, ignoranti e bugiardi e non è poco.

C’è una data, una data come tante altre, che ci ricorda come l’uomo si sia ridotto ben al di sotto dello stato di animale: è bene ricordare che l’animale decide di uccidere solo per fame o per difesa personale. Noi, al contrario, che ci chiamiamo uomini, di tanto in tanto eliminiamo altri esseri come noi per il semplice fatto che li riteniamo diversi, indegni, inferiori: ovviamente, in questo caso, il nostro giudizio è insindacabile e motivato da ragioni che non possono essere messe in discussione.

Infatti, solo un povero essere oserebbe affermare che le pulizie etniche portate avanti dai “Titini” all’indomani della fine dell’ultima guerra mondiale non sono il frutto di un insano senso di giustizia e non avremmo dubbi nell’affermare che aver fatto “scomparire” alcune migliaia di persone (uomini, donne e bambini) gettandoli infondo a profonde fenditure scavate nella roccia dall’acqua e dagli elementi sia il sintomo di una pazzia senza nome, di un orrore senza fine.

Recupero di resti umani dalla foiba di Vines (Tratta da Wikipedia)

E non per cercare di individuare una ragione, una giustificazione, una motivazione in qualche modo valida ci è d’obbligo andare a leggere, a ricercare e tentare di comprendere: ma poi comprendere cosa? Che l’uomo quando dimentica di essere uomo si riscontra capace di atti che non possono avere nome? E’ davvero necessario ricordare che la riforma Gentile vietava di insegnare lo sloveno nelle scuole della Dalmazia dove in maggioranza sedevano bimbi sloveni? O che nel 1920 in quel di Pola un certo Mussolini ebbe ad affermare che gli slavi tutti erano un popolo senza una lingua propria, che erano dei primitivi senza cultura e senza una storia propria? E da qui la sitematica “italianizzazione” di genti che non avevano nessuna intenzione di essere italianizzati.

Di persona mi sono recato a visitare, sull’isola di Arbe (Rab) un piccolo angolo di paradiso, un prato ora cosparso di alberi e fiori, sulla riva di un mare che più azzurro non si può, dove trovarono la morte per annegamento quasi tremila “internati” Slavi colpevoli di essere Slavi, o omosessuali, o simpatizzanti di gruppi eversivi: annegarono in massa quando ben cinquanta centimetri d’acqua di mare, in seguito ad una mareggiata un po’ più forte del solito invasero il campo. Erano talmente annientati e privi di forza causa le malversazioni, le percosse, gli stenti che riuscivano solo a giacere per terra: non riuscivano ad alzarsi in piedi. I guardiani erano italiani in camicia nera, a difesa di un pensiero che non ammetteva revoche o dubbi. Levi ebbe a scrivere domandandosi se questo si può chiamare uomo: io credo di no. Poi, quando i vincitori arrivarono furono solo capaci di pensare alla vendetta, la più stolta delle vendette, quella che prevede l’eliminazione della causa avversa, tramutandosi così, inevitabilmente, loro stessi in carnefici.

Sarebbe bello, oggi, a distanza di anni, restare in silenzio e cercare di capire, di comprendere il grande valore della storia, senza disperdersi in infruttuose ricerche di una verità che non esiste, che non può esistere al di fuori della spaventosa stupidità dell’uomo: solo gli stupidi, gli ignoranti possono credere di propendere ora per quel colpevole, ora per l’altro. Il ripetersi della storia dovrebbe spaventarci.

(Mauro Magnani)