Ferrara. Tanti agricoltori in piazza a Ferrara (il 30 gennaio) per protestare sulle deboli risposte delle istituzioni rispetto al tema della cimice asiatica e a quello dell’impazzimento climatica. Ma Coldiretti non c’era. A Stefano Calderoni, presidente Cia di Ferrara e uno degli organizzatori dell’iniziativa chiediamo una prima riflessione. “La manifestazione del 30 gennaio ha assunto, per il territorio della provincia di Ferrara, proporzioni storiche e testimonia, purtroppo un profondo disagio che attanaglia il settore primario del nostro Paese. Certamente i cambiamenti climatici, la cimice asiatica e nuove fitopatie stanno colpendo la capacità reddituale delle aziende ma queste non sono le uniche ragioni di sofferenza: l’agricoltura sta infatti attraversando la più profonda crisi di liquidità degli ultimi decenni e ciò sta minando le fondamenta di tutto il comparto produttivo. Questo ha determinato un forte interesse attorno alla nostra iniziativa a cui hanno partecipato tutte le sigle sindacali ferraresi, da confindustria alla CGIL, esclusa Coldiretti che ha deciso di indire un’iniziativa analoga il giorno precedente a Verona.”

Stefano Calderoni, presidente Cia di Ferrara

Avete parlato di risposte insufficienti da parte del governo nazionale, che dire di quello locale?
“La manifestazione del 30 l’ho più volte definita come quella mobilitazione che non avremmo mai voluto organizzare e questo perché, dopo una lunga serie di iniziative, ci aspettavamo che le misure annunciate dalla Ministra Bellanova il giorno 21 di ottobre a Ferrara trovassero attuazione in tempi brevi. Nè i denari a fondo perduto, né la sospensione dei mutui e degli oneri previdenziali ha trovato attuazione. Gli agricoltori hanno fatto la conta dei danni, ormai prossima al miliardo di euro, che ha generato solidarietà unanime da parte della politica la quale però ha tardato e ad oggi, in assenza di interventi immediati, siamo di fronte alla conta delle prime vittime, aziende che hanno chiuso ed oltre 3000 ha di frutteto estirpati e per costoro il processo è, purtroppo, irreversibile. La sensazione è che non vi sia piena consapevolezza della gravità della situazione: la sensazione è che si voglia curare una malattia grave utilizzando dell’aspirina. Ci siamo sentiti ripetere che è stato fatto il possibile, che altre risorse non potevano essere reperite però vediamo che per Alitalia si trovano 400 mln di euro per un prestito ponte e per un comparto strategico come il nostro 80 mln di euro in 3 anni. Per quanto riguarda la politica locale è chiaro a tutti che le competenze e le risorse siano limitate ma ci auguriamo che, in particolare i fondi destinati alla ricerca, servano per trovare soluzione vere ed in tempi rapidi. Abbiamo purtroppo la sensazione che le regioni non stiamo facendo squadra ma ognuno, sul contrasto alla cimice, si muova in autonomia e per noi le risorse, quando sono limitate, vanno condivise e finalizzate.”

Come si pensa di portare avanti questa mobilitazioni e quali forme di lotta pensate di mettere in campo?
“Nel mese di novembre, in occasione di Futurpera, il coordinamento di Agrinsieme Ferrara lanciò la proposta di una mobilitazione permanente con l’obiettivo di ottenere risultati concreti per il comparto. Stiamo valutando iniziative anche a Roma e Bruxelles ma la nostra speranza è che la grande mobilitazione di Ferrara possa essere da stimolo e da esempio per altre realtà agricole a livello nazionale, in questa fase storica il nostro settore deve avere il coraggio di manifestare la condizione drammatica in cui versa perché ci stiamo giocando non solo la sopravvivenza delle aziende agricole, ma con esse sono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro, un pezzo di storia del nostro paese e la sicurezza alimentare dei cibi che mangiamo ogni giorno.”

(m.z.)