Ferrara. “L’accordo non ci soddisfa, è penalizzante e rischioso per i produttori, con un prezzo di riferimento inadeguato, che non ripaga dei costi sostenuti”. Questo il commento di Stefano Calderoni e Gianluca Vertuani, presidenti di Cia e Confagricoltura Ferrara sul prezzo del pomodoro da industria 2020. La trattativa tra Op e Industria per la campagna Nord Italia, si è chiusa ieri sera a 87 euro/ tonnellata, in leggero aumento rispetto agli 86 euro dell’anno precedente.

“Le nostre richieste sono rimaste inascoltate – continuano i due rappresentati di Cia e Confagricoltura Ferrara – e il patto siglato non garantisce una reale sostenibilità economica per gli agricoltori. Inoltre, anche se il prezzo è leggermente superiore rispetto al 2019, il quantitativo di pomodoro contrattato è incomprensibilmente eccessivo”. E ricordano come più volte dalle due organizzazioni fosse pervenuta la richiesta di programmare i quantitativi sulla base dei fabbisogni delle industrie dando, quindi, la possibilità di remunerare i produttori.

“Inoltre va detto che il prezzo di 87 euro è una mera illusione perché è parametrato su un grado brix di 4.90 quando i dati del pomodoro da industria ci ricordano, invece, che la media del distretto è sotto il 4.8. Questo determinerà che il prezzo medio delle liquidazioni sarà inferiore agli 87 euro promessi – aggiungono Calderoni e Vertuani”.

“È giunto il momento di tenere conto, negli accordi, delle specificità territoriali e di una sostenibilità economica che non può essere valutata come secondaria. Ferrara è la seconda realtà produttiva del Nord Italia, qui ci stiamo giocando il futuro della filiera e noi produttori dobbiamo essere tutelati, perché il rischio d’impresa è tutto sulle nostre spalle. Siamo noi a essere esposti ai cambiamenti climatici, noi a essere esposti alle fluttuazioni del mercato, nostro è il prodotto lasciato nei campi quando le industrie non sono in grado di lavorarlo. Lanciamo quindi un appello a tutte le OP – concludono i presidenti Cia e Confagricoltura – che operano sul territorio provinciale perché stigmatizzino i contenuti di un accordo che rischia di danneggiare i nostri agricoltori. E ai produttori suggeriamo di valutare con attenzione i propri programmi di trapianto, perché la continua crescita di superfici coltivate a pomodoro nella parte occidentale della regione rischia di avere effetti nefasti su tutta la produzione del Nord Italia”.

(a cura di m.z.)