L’amore vince sempre ma le storie finiscono, almeno questo è quanto dice Istat perché in Italia il numero dei divorzi sta viaggiando in doppia cifra, e per donne e uomini che scelgono di amare per sempre il partner (ancora in vita o no) ci sono quelli che invece considerano la seconda possibilità e la “rottura” col partner come un insegnamento, una risorsa ed un’esperienza comunque con attimi felici; infine, in una beneaugurante minoranza, i sostenitori del “… ma tanto prima o poi tutto passa…” che come nel film “La guerra dei Roses”, dove alla fine i due coniugi periscono e nella lotta non vince nessuno, credono che le vendette possano rimettere a posto la vita maltrattando il partner.

Niente invece di più sbagliato, in quanto accettare proprie responsabilità ed errori senza tanti rituali è uno straordinario segno d’amore, è naturale ed anche bello e la “lezione” che il giorno di San Valentino insegna è proprio (anche) questa, perché innamorarsi può essere meraviglioso quanto vergognoso, disdicevole o appagante, sia struggente sia irripetibile, intenso e passionale, ma anche quando è pieno di sensi di colpa, di momenti bui e litigi ha sempre il denominatore comune nell’affermare che malgrado tutto è stata una fortuna e che rimarrà in fondo al cuore, con la certezza di aver fatto la cosa giusta.

Purtroppo oggigiorno le partecipazioni celebrative vanno di pari passo col consumo di massa, confondendo desideri e sentimenti spinte dalla (forzata) necessità di festeggiarle, così la “commercializzazione” di ricorrenze ecclesiastiche come il Natale e la Pasqua (ma anche laiche quali festa della mamma” e/o papà o quella dell’otto marzo), ha ben presto trovato terreno fertile in “scadenza “ di altre, come Ognissanti che nel giro di poco si è trasformata in quella parata mascherata pagana delle lanterne a forma di zucca che è Halloween.

San Valentino ricorda altresì che in amore non si sogna più ad occhi aperti come una volta quando genitori e suoceri insegnavano (a volte male), e che sono fortunatamente finiti i tempi in cui (soprattutto) la donna single doveva fingere di avere una relazione sentimentale all’idea di affrontare un uomo al fine di fargli calmare i bollenti spiriti, costruendo così attorno a sé un castello di bugie; i rapporti sentimentali (anche quelli più consolidati) vivono oggi questa festa nella stagione di una contemporaneità affrontata con leggerezza, dove puoi anche non preoccuparti dell’antagonista e torni (o ritorni) a sognare dei tuoi obiettivi perché mal che vada ogni fine-rapporto rappresenta sempre l’anticamera di un nuovo inizio.

La festa degli innamorati non ha fatto perciò eccezione a questo trend sociale dove le timide serate “tète a tète”, che in francese significa appunto “testa a testa”, tutte riservate e caratterizzate da particolare intimità faccia a faccia hanno fatto spazio ad altro e soprattutto da “tirante” per il businness legato alle filiere del commercio (cioccolatini e leccornie), del luxury (floreale e preziosi) e naturalmente a quello della ristorazione con la sopracitata cena al “lume di candela” che ha virato negli anni sul rito delle tavolate condivise con gli amici di sempre, in coppia o single.

(Giuseppe Vassura)