Lucio Pastore è il primario del pronto soccorso di Isernia. L’abbiamo conosciuto a Imola in occasione della manifestazione a favore della sanità pubblica organizzata da una serie di comitati imolesi il 22 ottobre 2017.

Lucio Pastore (primo a sinistra) alla manifestazione di Imola del 2017

Medico stimato per il suo valore professionale ed l’impegno in difesa della Sanità pubblica, oggi sta vivendo un attacco personale molto pesante. Accusato di abbandono di paziente, dovrà sostenere un processo il prossimo 17 aprile. Ma questa è solo l’ultima di una serie di vicende che tendono a far fuori un medico scomodo. Già nel passato era stato colpito da ben due provvedimenti disciplinari per non aver rispettato il cosiddetto “codice aziendale”, una sorta di bavaglio imposto da una legge ingiusta, che ha instaurato una pericolosa autocensura nei dipendenti delle aziende sanitarie del Servizio sanitario nazionale. I due procedimenti furono ritirati per il dato incontestabile che il dr. Pastore diceva la verità.

Lucio Pastore

Al centro del contendere il futuro della sanità pubblica. “In Molise, come in altre parti d’Italia, stiamo vivendo una situazione di progressiva distruzione del servizio pubblico per cessione di interi pezzi di sanità a strutture private convenzionate – racconta Pastore -. Parte dei fondi, ma anche posti letto vengono progressivamente spostati verso grossi gruppi di privati convenzionati sottraendoli alle strutture pubbliche. Logicamente gli ospedali vanno in sofferenza perché cala il personale, diminuiscono i posti letti, i Pronto soccorso sono intasati perché non sappiamo dove mettere i pazienti, ed è una situazione in progress. In Molise il 43% del fondo regionale e il 40% dei posti letto sono ceduti a privati convenzionati. Da anni vado denunciando pubblicamente che si determinano situazioni pericolose in pronto soccorso per mancanza di personale e per i posti letto ceduti ai privati convenzionati che ci costringono a trattenere nei nostri locali in modo improprio pazienti. Ci sono decine di comunicazioni fatte all’Asrem (Azienda sanitaria regionale del Molise). Ad esempio, nel pronto soccorso che io dirigo sono diminuite le unità mediche da 11 a 7, quindi per riuscire a coprire i turni dobbiamo ricorrere a risorse aggiuntive che in genere vengono da altre strutture, dal 118 o dai reparti. Stiamo vivendo una situazione di estrema precarietà. Non avendo avuto risposta dalla direzione sanitaria ci siamo rivolti anche alla Prefettura e all’allora Procuratore Albano, esponendo anche a loro la possibile pericolosità nel dovere gestire pazienti senza avere posti letto o personale. Niente, la situazione è andata sempre peggiorando perché la volontà politica di distruggere il sistema pubblico lo imponeva”.

Per volere difendere un servizio pubblico, Pastore diventa un medico scomodo: “Dunque immaginate una tempesta perfetta. Un paziente intubato ed un altro in coma, altri con segni di ischemia cerebrale, altri con scompensi cardiaci, altri ancora con fratture, una sospetta sindrome cavale, una tachicardia minacciosa più tanti altri che affollavano quei locali. In quel contesto tanti pazienti erano presenti contemporaneamente nei locali del pronto soccorso. Eravamo due medici, due infermieri ed un ausiliare ad affrontare quella massa di utenza. Giravamo tutti come trottole cercando di dare risposte ai pazienti preferendo quelli che, a nostro giudizio, sembravano più gravi. L’ausiliario doveva movimentare tutta quella massa di pazienti e di esami. In questo contesto mi si accusa di aver abbandonato un paziente. Una signora arrivata nella mattina che era stata visitata e alla quale erano stati prescritti degli esami, io stesso vedendo quegli esami aveva aggiustato la sua terapia, però non si riusciva a portarla in radiologia perché non disponibile. Nel frattempo, purtroppo, questa paziente è deceduta”.

Da qui l’avvio della procedura legale. “C’è stato fatto un primo ricorso in tribunale da parte del marito per omicidio colposo che è stato annullato perché la famiglia si è rifiutata di fare una autopsia. Ma il seguito c’è stato questo rinvio a giudizio per abbandono di paziente. Se dovesse passare il concetto giuridico che una amministrazione ti può mettere in condizioni disastrose di lavoro, si denunciano più volte queste condizioni dimostrandone la pericolosità, si assiste il paziente per quello che è possibile fare in contesti da tempesta perfetta con pochi mezzi rispetto ad una massa enorme di pazienti anche con patologie gravi, ma tuttavia chi assiste pazienti in queste condizioni è ritenuto l’unico responsabile di non si sa nemmeno che cosa visto che non si è voluto neppure procedere ad autopsia per accertare la causa del decesso, come richiesto dal medico legale di parte, allora significa che il potere ha raggiunto un grado di impunità senza limiti. Questo rinvio a giudizio è emblematico di un potere che decide ma non è mai responsabile. Ti tolgono personale e posti letto per cederli a privati convenzionati, ti mettono in difficoltà per svolgere il tuo lavoro ma non sono mai responsabili. L’unico ad essere stato rinviato a giudizio dal giudice sono io. Il giudice ha ritenuto che non ci siano altri eventuali soggetti responsabili di non si comprende bene quale reato. Se questo concetto dovesse passare diventerà sempre più difficile lavorare in un ospedale italiano e non sarà neppure sufficiente muoversi con atteggiamenti da medicina difensiva. Ogni medico potrà diventare vittima sacrificale del potere”.

Manifestazione per la sanità pubblica a Imola 2017

Una vicenda che fa tornare alla mente un analogo caso capitato nell’Ausl di Imola nel 1997 e che vide coinvolto Antonio Pezzi, allora medico del pronto soccorso imolese. Pezzi, assieme ad altri medici e operatori sanitari, diede vita ad una associazione, ‘Progetto sanità”, per contrastare il processo di aziendalizzazione e privatizzazione della sanità pubblica che stava venendo avanti. Addirittura Pezzi fu licenziato dall’allora direttore generale Sergio Reggiani, salvo poi essere reintegrato dopo aver vinto la causa intentata contro il licenziamento.

Chiaramente a Pastore non sono mancati attestati di solidarietà. “In questa battaglia ho accanto la Cgil, diversi comitati locali e regionali, nonché altre strutture a livello extra regionale come la Consulta campana. Ho avuto la solidarietà del Coordinamento dei comitati a livello nazionale, dopodiché anche alcuni soggetti politici mi hanno espresso la loro solidarietà, tipo il Movimento 5 Stelle. Ringrazio tutti quelli che stanno facendo qualcosa per me e vi dico che non mi sento una vittima sacrificale. Lotterò fino alla fine, arriverò se necessario anche alla Corte di giustizia europea perché é importante reagire ad un sistema che vorrebbe annichilire tutti i pensieri e le azioni non conformi con certi interessi”.

La vicenda di Pastore non può essere vissuta come un fatto personale, in campo c’è molto di più: “il problema vero è che si sta procedendo alla destrutturazione del nostro sistema sanitario così come individuato dalla riforma del 1978, quindi un sistema universalistico che oggi va verso un processo rapido di privatizzazione, la salute si sta trasformando in una merce qualsiasi. Questo meccanismo avviene molto spesso usando quello che è il privato convenzionato, cioè quel privato che attinge dai fondi pubblici. In Molise questo è molto evidente perché è una regione piccola con privato convenzionato ipertrofico, in altre regioni questo passaggio è più criptico, però il risultato è lo stesso, a parte la Lombardia dove il processo ha assunto una spinta notevolissima con tutti gli scandali associati. Si vuole arrivare sicuramente ad un progressivo inserimento delle assicurazioni come seconda gamba del sistema e si torna così ad una assistenza di tipo differenziato in rapporto al reddito. Questa è la via italiana alla privatizzazione all’italiana. Chi tenta di opporsi e mettere in luce questo processo crea dei problemi”.

Recentemente è uscito un libro intitolato “Saccheggio Sanità” del giornalista di Ozzano Emilia Giuliano Bugani, nel quale si afferma che il processo di smantellamento degli ospedali pubblici inizia con l’indebolire il reparto di Ginecologia – Ostetricia, può essere una lettura corretta di ciò che asta succedendo nella sanità pubblica? “E’ un classico, si parte proprio da questi reparti per poi smantellare il resto delle strutture ospedaliere. Ma il problema è più complesso, Sicuramente c’è stato una proliferazione delle strutture ospedaliere, che andrebbe modificata spostando i servizi dalla medicina ospedaliera alla medicina territoriale. Invece questo non succede e con la scusa di razionalizzare si privatizza. Quindi quei fondi che vengono tolti dagli ospedali si spostano sui privati convenzionati che continuano a fornire gli stessi servizi di prima”.

Non a caso stanno nascendo molti comitati a favore di una sanità pubblica. “Sicuramente l’aggregazione dei cittadini ha un valore importante, ma se non si riesce a trovare un’espressività politica, questa battaglia non si può vincere. Solo con la politica si possono raggiungere i centri decisionali e invertire la tendenza. Vi dirò di più, esiste un trattato di tipo internazionale che ha inserito la sanità nel libero mercato di servizi e in questo libero mercato la privatizzazione dei sistemi pubblici porterà un giro di affari di 6.000 miliardi di dollari. Quindi questo processo è riscontrabile in Francia, in Germania, in Inghilterra e in altri paesi, ed è una tendenza studiata a tavolino per trasformare i beni comuni in merce. Io sono preoccupato perché non esistono forze politiche che coscientemente vogliono bloccare questa tendenza. Qualcosa si comincia muovere, c’è una crisi di sistema che potrebbe influenzare tutto questo, ma sicuramente è una situazione difficile anche perché le tecniche che stanno utilizzando, in particolare quella dello stop and go, cioè accelerate nel processo di privatizzazione seguite da repentini rallentamenti, portano a dei passaggi ai quali il cittadino si abitua lentamente, in maniera quasi indolore, salvo poi ritrovarsi alla fine spogliato di un bene che dovrebbe essere pubblico e comune”.

(Valerio Zanotti)