Imola. “La città dei matti: basta una vocale per salvare una comunità”, un titolo che è sintesi di migliaia di storie personali di quanti sono transitati dai padiglioni dell’Ospedale psichiatrico Osservanza. La Cittadella chiamata Osservanza, in vita da oltre cento anni, ha ospitato migliaia di “matti” che lì hanno vissuto tanta parte della loro vita, ed è stata il cuore del documentario interattivo a sfondo socio-culturale realizzato da ragazze e ragazzi dei Licei Alessandro da Imola, Rambaldi e Valeriani.

La documentazione fotografica e le oneste testimonianze di operatori psichiatrici ripercorrono le condizioni dei ricoverati nel corso degli anni, via via mutate a seguito delle trasformazioni culturali, politiche e socio-scientifiche che hanno coinvolto la malattia e il disagio mentale.

Dal lavoro studentesco emerge con crudele chiarezza che il manicomio è stato usato troppe volte come soluzione a presenze famigliari ingombranti o imbarazzanti, per soddisfare egoismi, per vincere l’ ancestrale timore per la diversità in genere.

Il documentario, di fronte al disumano ricorso allo shock elettrico e insulinico, non si ritrae, non finge di non capire, ma spiega il ricorso a questi metodi ritenuti curativi con una freddezza scientifica che giudica senza appello. Neppure la consapevole e meritevole evoluzione umanitaria della pratica medica riesce a sopire il grido di dolore che le mura conservano.

Gli autori usano il termine dignità della persona quale metro di misura della qualità complessiva, quindi non solo terapeutica, delle cure praticate nell’Osservanza. Da studenti che non si limitano a stare sui libri, ma anche a vedere con l’ occhio della Storia il mondo che li circonda, citano il ’68 per sottolineare che quel pensiero tumultuoso contribuì, non senza eccessi drammatici, alla ricerca di una società più umana dove l’ affermazione della dignità di ogni singola persona non fosse limitata nel tempo e nello spazio, ma trovasse valore in ogni angolo dello scibile umano e in ogni piega della società, manicomi compresi.

Ne nacque un fermento socio-culturale che entrò a gamba tesa nell’intero panorama scientifico spingendo a ripensare l’ approccio scientifico a tutto tondo al disagio mentale; l’ introduzione degli psicofarmaci favorì la messa in cantina delle camice di forza e l’ adozione di moderne tecniche per la tutela fisica, mentale e morale degli Ospiti.

Il lodevole documentario “La Città dei Matti” racconta un ampio arco temporale; sarebbe bello se avesse un seguito affinchè i medici della rivoluzione umanitaria dell’ Osservanza abbiano un posto nella riconoscenza collettiva.

Questi pionieri di una nuova Medicina misero in campo, non senza incomprensioni e rischi personali, una provocazione terapeutica fondata sulla fiducia reciproca Malato – Operatore sanitario e nell’uso mirato dei farmaci, combinazione che produsse effetti positivi inaspettati.

Nella seconda metà degli anni 90, in base alla legge Basaglia, l’ Osservanza chiuse i battenti tra timori, sospetti, speranze, fallimenti e qualche rimpianto. Ma non poteva che essere così.

Ragazze e ragazzi liceali da elogiare per l’ impegno e il risultato che va a beneficio e lustro del sistema scolastico imolese che può vantare l’ avere messo in onda una ricerca storica che dà voce e luce a migliaia di persone sfortunate che vissero tanta parte della loro vita nel dolore dell’ esclusione e della dignità piagata.

(Vittorio Feliciani)