“Non aver paura, scaccerò io i mostri”: questa la commovente canzone “Monsters” di James Blunt dedicata al padre malato. Un meraviglioso motivo, piena di una grande dignità e un profondo senso della vita. Si può cantare l’attesa di un distacco? Si possono trovare le parole per dire a un padre, che sta per lasciare la vita, tutto il proprio amore, tutto il proprio dolore? “Questo è uno dei video musicali più emozionanti che abbiamo visto da molto tempo”. È l’opinione del giornalista Rudi Kinsella.

Con gli occhi pieni di lacrime fissi nell’obiettivo il giovane cantante si rivolge a suo padre che ha il tempo contato, per una terribile malattia renale. Gli dice, soffrendo come un cane: “Siamo solo due uomini adulti che si dicono addio. Non serve perdonare, non serve dimenticare. Conosco i tuoi errori e tu conosci i miei”. Ci sono una grande dignità e una grande verità, in quegli occhi umidi. Le stesse che si trovano nello sguardo del padre che, a un certo punto del video, compare a fianco del figlio e stringe il suo braccio, come per fargli coraggio.

Quell’amore profondo che lega, per sempre, un figlio a chi gli ha dato la vita. Dentro al quale ci sono i litigi, i rancori, le tenerezze, il bisogno di autonomia, l’educazione familiare e la ribellione dell’adolescente. “E mentre dormi, cercherò di renderti orgoglioso. Quindi papà, non puoi almeno chiudere gli occhi? Non aver paura, è il mio turno. Per scacciare i mostri”. James, che è stato militare in Kossovo (nel 1999 il cantante inglese, allora solo un militare, era ufficiale a Pristina. Si oppose all’ordine del comando Nato di attaccare le truppe russe, spalleggiato dal generale americano Jackson. “Se avessi detto di sì, probabilmente sarebbe scoppiato un altro conflitto”), che ha avuto il padre ufficiale dell’Army Air Corps inglese, sa bene cosa sia la morte. Sa che ora tocca a lui, “scacciare i mostri” che arrivano quando la stanza si fa buia e ci si sente soli.

La mia mente è andata ad un lontano giorno di agosto del 1987, quando accanto a mio padre, vidi che se ne andava per sempre.

Vai al video >>>>: le parole sono in inglese, ma le immagini parlano da sole. Volendo la traduzione italiana del testo si può rintracciare facilmente sul web.

(Tiziano Conti)