Ma, purtroppo non serve. E’ una lotta impari e impari non per le forze in campo ma per l’immensa distanza che separa le due forze: una distanza che sa di democrazia, di libertà, di cultura. Forse che queste ultime tre supreme “qualità o caratteristiche che dir si voglia” sono assenti in una delle due forze? Possiamo esserne certi: il problema di fondo è assolutamente questo. Il nostro giovane studente, amico, ricercatore universitario, stava affrontando un master dove si studia la diversità/qualità del genere. In povere parole affrontava studi e temi dove si dibatte circa la diversità di genere con tutti i problemi connessi e annessi. Un regime politico (ma poi si tratta di un regime politico?) quale quello attuale in Egitto non può, aprioristicamente, neppure prendere in considerazione una simile tematica, perché significherebbe iniziare a prendere in esame la validità ed il valore delle “differenze”. Un regime che utilizza ogni mezzo coercitivo per rendere inoffensivo i “diversi” conosce perfettamente la pericolosità di tali teorie e non può assolutamente permettere che un pensiero simile trovi spazio nelle mente dei cittadini.

Così, Zaky, studente egiziano che studia a Bologna, ha deciso che un saluto alla sua terra, ai suoi genitori ed amici non poteva più attendere oltre e ha indossato la divisa del sovvertitore: una gran brutta divisa agli occhi dell’attuale regime politico egiziano.

E Bologna è scesa in piazza, con tanto di sindaco e rettore in testa, bandiere, cartelli, musiche, canzoni: interessante l’attuale riscoperta del grande valore di “Bella ciao” e dirompente la riscoperta di una canzone come “Imagine”: un inno ai sogni affiancato alla ferma posizione della difesa del sogno. Sono parole che lasciano un segno profondo: “Potrete portarmi via tutto, ma non riuscirete a rubarmi i miei sogni”. Zaky aveva un sogno e stanno cercando di rubarglielo.

Tocca a noi tutti, italiani ed europei, uomini liberi, liberi di pensare e di capire, indicare al mondo intero la giusta via da seguire, che poi è l’unica che valga la pena di essere seguita, quella della libertà. E non solo della nostra, ma soprattutto quella di tutti gli altri esseri come noi, uguali a noi, meglio di noi: quella che conduce a quel bene supremo che si chiama condivisione.

Non si può dire, in tutta franchezza, se l’ago della bilancia finirà con il pendere dalla parte di Zaky, se finalmente verrà riconosciuto il suo valore di essere un uomo padrone del proprio pensiero, se gli verrà riconosciuto il suo diritto di libera scelta: il mondo in cui ci troviamo a vivere si poggia su equilibri tanto solidi quanto fragili, imprescindibili secondo determinati punti di vista e quasi vergognosi e deleteri secondo altri, un mondo dove il denaro e la pressione politica del momento finiscono quasi sempre per accantonare valori che agli occhi di tutto un altro mondo sono irrinunciabili.

Prendiamo carta e penna e scriviamo, affinché altri come noi possano leggere, condividere, osteggiare, accettare, denigrare: il profumo, quello vero, della libertà.

(Mauro Magnani)