Leggo su internet che in Sicilia il Comune di Gela ha deposto delle “Pietre di Inciampo” in memoria di due militari gelesi deportati e assassinati nel 1945, e, per questo, definiti vittime dell’Olocausto. Nella stessa giornata, nella Sala consiliare musiche suonate dagli studenti di un Istituto comprensivo locale tratte dal film “Schindler List” e da “La Vita è bella”.

Non voglio criticare la buona volontà degli insegnanti e l’entusiasmo degli studenti. A loro va tutto il mio plauso, anche se, a volte, la lodevole volontà di coinvolgere i loro ragazzi in progetti che possano lasciare in questi delle tracce possibilmente indelebili, li porta a violare gli inevitabili limiti logici che delimitano tali argomenti.

La mia contestazione è rivolta soprattutto a quei Comuni che, come se fossero presi da una furia mistica, uniscono nei concetti di Shoah/Olocausto e di Memoria i più diversi eventi orribili di quel periodo storico che fu il nazifascismo, anche se, così facendo, si perde inevitabilmente l’unicità storica di ognuno di essi. Io sono dell’idea che il martirio degli ebrei, così come quelli dei partigiani assassinati, delle popolazioni massacrate e la tragedia degli infoibati abbiano bisogno di simbolismi propri, esclusivi, in modo tale da poter essere indiscutibilmente e individualmente ricordati e studiati. E così la Shoah ha le sue “Pietre di Inciampo”, e dedicare queste anche alla Memoria di eroi e di martiri non ebrei si decontestualizza la loro simbolicità. Per questo motivo vennero istituite le “Giornate della Memoria e del Ricordo”: per far si che, evidenziandone le ovvie diversità, soprattutto i più giovani potessero essere in grado di cogliere i diversi meccanismi che facilmente conducono a tali mostruosità, in modo tale da sperare di poter gettare le basi per un futuro fatto di rispetto, armonia, comprensione.

(Roberto Matatia)