Raggiungeremo i nostri obbiettivi solo se non saremo piccoli quando la nostra causa è grande. (J.F.Kennedy)

“Noi a forza dura rispondiamo con forza dura”.

Sembra il gen. Patton nella battaglia delle Ardenne e invece è l’attendente di Renzi Marattin, un uomo all’apparenza normale, che gioca a risiko col Ministro Bonafede, prova vivente dell’imperscrutabilità del volere divino.

Da qualche tempo il Signore deve essere molto irritato con noi.

Con qualche ragione verrebbe da dire, se non suonasse blasfemo.

Non bastava l’idolatria per Salvini, che anche in versione o’zappatore non c’è niente di buono da prendere su: bacioni ai figli, ma troppi papà neri giacciono in prigioni vere e in fondo al mare per farci apprezzare la sceneggiata.

Adesso agli italiani piace Giorgia Meloni, e qualche femminista della prima ora sembra apprezzare, in nome della solidarietà di genere.

Più prudente attestarsi su Indira Ghandi, Aung San Suu Kyi, Benazir Bhutto, Angela Merkel, Greta Thumberg, Rita Levi Montalcini, Marta Cartabia…..

Di donne che si affermano in questo mondo maschile ce ne sono tante e tante suscitano ammirazione, se si comincia a scivolare sui valori che testimoniano poi diventa difficile difendere la stimolante idea che siano migliori degli uomini.

Cosa porta di nuovo, e di bello, in politica e ovunque, una persona che nutre sentimenti xenofobi?

Prima e universale ragione del successo sovranista, al netto dell’appartenenza sessuale.

Giorgia Meloni ha gli stessi voti e non pochi pensieri che aveva il MSI, gode di un seguito simile a quello che conobbe Fini, più di lei impegnato a inoculare qualche embrione liberale nel vecchio corpo fascista.

Cosa volete che mi importi se è più brava di Storace a rappresentare idee sbagliate?

Se una donna è intollerante, allora, come canta Vecchioni, è stronza come un uomo, se poi è madre, e cristiana, il rifiuto dell’altro la rende due volte, tre volte odiosa.

Ce ne sarebbe d’avanzo per spiegare il malumore di un Dio che esorta ad amare il prossimo.

Ma non ce la caviamo così.

Crogiolandoci nella diversità come il fariseo nel tempio.

Ce n’é anche per noi.

Politici, imprenditori, sindacalisti, classe dirigente tutta.

Gente comune anche, che intasa i tribunali con una litigiosità che non conosce eguali, ricorrenti seriali che bloccano nei TAR appalti pubblici, concorsi pubblici, tutto ciò che non gli va, evasori, concussori, corruttori e corrotti, che se hai la fortuna di avere un lavoro, specie dove ce n’è poco, poi non puoi estorcere soldi per una pratica, timbrare cartellini come uno squallido parlamentare che fa il pianista e trucca i rimborsi spese, andare a passeggio durante le ore di lavoro.

Ho contratto una certa affinità con le cause perse e anche questa certo lo è.

Ma l’Italia sta male .

È in recessione.

Senza una reazione.

Gira in tondo come una barca col timone bloccato.

Il Governo di incarta sulla prescrizione.

L’azionista di maggioranza va in piazza contro vitalizi che non ci sono più.

Con un virus sconosciuto alle porte, e bene facciamo a temerlo.

Con un’economia mondiale malata e un idiota americano che scherza coi dazi.

Con l’Antartide che si scioglie, l’evento più temuto e catastrofico, poi andate a ripascere le spiagge se ne siete capaci, e a rincorrere i vù cumprà, sindaci coraggiosi emuli del capitano.

Nessuna rinascita è possibile in un clima di guerra politica.

E di disunione civile.

Tutti hanno qualche argomento ma nessuno ha ragione.

Ultimi nella produttività in Europa lo siamo da un quarto di secolo.

Se non c’è lavoro è perché il sistema economico istituzionale italiano fatica a reggere il confronto globale.

Scuola, ricerca, innovazione, pubblici Amministrazione, giustizia, trasporti, politica, imprenditoria.

Il sud è in panne.

ILVA, Alitalia, tempi del processo, cantieri, investimenti, riforma fiscale, semplificazione, delegificazione…

Ogni cosa è sospesa.

Tutti hanno avuto la possibilità di fare.

Nessuno ha fatto a sufficienza.

Chiedere risposte alle sardine è grottesco.

Visto che sono nate per spingere le forze politiche a darle.

Se si faranno a loro volta partito sarà perché le costringete a diventarlo.

Per cercare uno sbocco al mare alle loro istanze disattese.

Mi auguro che non accada.

È già capitato nella storia che piccoli uomini si siano trovati ad affrontare grandi problemi.

Quello è il momento di trovare l’umiltà di riconoscere i propri limiti e di unire le forze per trascenderli.

Ma come si fa a capirlo se il cuore non è saldo, se la presunzione prevale sulla responsabilità, se sono piccoli davvero?

Non c’è nulla di peggio dell’incapacità di mediare davanti alla complessità delle situazioni.

Bisogna valorizzare l’impurità del compromesso, scriveva qualche tempo addietro Adriana Zarri, nel senso alto, quasi metafisico del termine.

Parlare delle ragioni della sinistra oggi, dei suoi valori, le sue contraddizioni planetarie, è davvero tessere vento.

Sembra di essere al Circolo Pickwick, roba per gente un po’ snob, che non interessa a nessuno, soprattutto a chi dovrebbe farle vivere nelle scelte di governo, in un progetto di società.

Questo strano esecutivo, che l’opposizione definisce di sinistra per poterlo infilzare meglio quando i suoi artefici si guardano bene dal farlo, voleva essere l’innesco di un processo strategico.

Rischia, invece, ogni giorno di più, di logorare i protagonisti e forse l’idea stessa.

Per il PD il problema è come essere di sinistra.

Per i grillini il problema è come non esserlo.

Per Renzi il problema è essere Renzi, l’uomo giusto per far fallire anche un progetto di centro.

Come faranno a governare assieme, a fare le riforme profonde di cui c’è bisogno?

L’ex premier fin dall’inizio ha martellato la coalizione ma paradossalmente ha anche coperto il PD, consegnandogli il ruolo prezioso di forza responsabile.

Senza Italia Viva l’attrito con i grillini sarebbe diretto, inevitabile, immediato.

In queste condizioni che senso ha parlare di un Conte 3 con qualche transfuga, o di altri invisibili Governi?

Per fare cosa?

Che non si possa già fare adesso.

A tempo debito, se il debito ce ne lascerà il tempo, quando arriverà il conto elettorale altro sarà poter dire ecco qua, abbiamo fatto il possibile, abbiamo chiarito chi siamo, cosa vogliamo, con chi stiamo, ma la situazione era difficile e di più proprio non si poteva ottenere.

In piedi, per riprendere il cammino, dell’opposizione se così vorranno gli italiani, con un progetto e le persone per realizzarlo.

Altro sarà presentarsi senza più niente in tasca.

Dopo aver dilapidato il patrimonio di credibilità residuo.

State buoni, se potete.

(Guido Tampieri)