Mimmo Paladino- Il cavallo di Troia

“Ulisse” ai Musei di S. Domenico di Forlì, ovvero il racconto del celeberrimo mito dell’eroe associato al viaggio per antonomasia. E’ esso stesso il viaggio. Fra le tante mostre di pregio ospitate nel bellissimo complesso forlivese, questa stupisce per ambizione e complessità. I visitatori sono invitati e accompagnati in un itinerario che ripercorre i personaggi e le vicende più rappresentati e significativi del mito omerico. Se itinerario c’è,  l’invito è al viaggio. Attraverso l’arte, il tempo, la poesia, il pensiero, i sempre attuali interrogativi sull’esistenza in bilico fra l’umano e il divino. Ulisse è l’eroe che non ritorna. Condannato a un errare che sembra non avere fine, nonostante l’ intento di una meta precisa, la sua Itaca. Un eroe antico e moderno. Prolifica fonte di metafore e per l’immaginario simbolico. Paradigmatico e proprio per questo mito.

La mostra, visitabile fino al 21 giugno, si dipana attraverso 250 opere tra le più significative dall’antico al Novecento, organizzate in 16 sezioni. Pittura, scultura, miniature, mosaici, ceramiche, arazzi e opere grafiche creati dai più grandi nomi di ogni epoca. Provengono da Musei nazionali e internazionali fra i quali il Musée d’Orsay di Parigi, la Royal Academy di Londra, il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, Il Metropolitan Museum of Art di New York, i Musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Archeologico di Napoli, Gallerie d’Italia e l’Università di Ginevra, solo per citarne alcuni.

Il Relitto Gela I

Il “Relitto Gela I”

Una ricca esposizione che prende il via dall’antichità con il reperto eccezionale della nave greca arcaica di Gela, tra le più antiche del mondo. Esposta per la prima volta nella chiesa di S. Giacomo, dopo il rinvenimento nei fondali marini di Gela, grazie alla collaborazione con la Regione Sicilia. Le parti recuperate raggiungono una lunghezza massima di 17 metri e una larghezza massima di 4,30 metri. Un recupero complesso di grande importanza iniziato nel 2003 e concluso nel 2008. Nella sala che ospita il “Relitto Gela I” fra statue e reperti antichi troneggiano il cavallo di Troia di Mimmo Paladino e il “Concilio degli dei “ di Rubens. Rielaborazione del dipinto omonimo di Raffaello sulla volta della loggia di Psiche a villa Farnesina. Un accostamento che anticipa l’idea del percorso espositivo.

Dai Greci ai Romani.

La fortuna di Ulisse e del suo mito nella cultura romana coincide con la nascita della letteratura latina. Il primo poema epico latino di cui si abbia notizia certa è infatti l’”Odusia” di Livio Andronico del III secolo a.C..  Da questo momento Ulisse diviene un personaggio focale nella storia romana dell’arte e della letteratura romana. I soggetti legati alla vicenda di Ulisse furono utilizzati nel repertorio funerario, nelle decorazioni pittoriche delle domus e in quelle scultoree dei giardini. In particolare sarà l’episodio dell’accecamento di Polifemo a popolare le rappresentazioni dell’epoca, che ritroviamo anche in epoca etrusca.

Il Medioevo

Sono le sirene il soggetto più evocato e rappresentato. Simbolo di seduzione sessuale e minaccia mortale, nuova simbologia della lussuria. Per i Greci erano donne-uccello forse per via della melodia del canto. Nella mitologia sono il risultato di una metamorfosi punitiva occorsa alle ninfe che vegliavano su Persefone il giorno che Plutone la rapì. Da Omero in poi cantano la morte. Solo tra il VII e l’VIII secolo assumeranno le sembianze di donne-pesce bellissime che seducono i marinai. E’ con Dante che, attingendo alla tradizione latina, attribuisce a Ulisse una nuova centralità e diviene una figura aperta al nuovo mondo. Il suo viaggio “per altro mare aperto”  verso il “folle volo” è l’avventura della  mente umana protesa al primato della conoscenza. Nelle miniature esposte provenienti dalla Libreria della Apostolica Vaticana e della Marciana di Venezia Diomede e Odisseo bruciano nell’inferno dantesco dopo aver sottratto a Troia  il palladio, decretando la rovina della città.

XV e XVI secolo

Troviamo le narrazioni omeriche dipinte sui cassoni nuziali di ricche famiglie mercantili. Emergono le figure femminili dell’Odissea soprattutto la maga Circe che trasforma gli uomini in animali e governa le seduzioni d’amore. Le figure indossano abiti di questa epoca. Anche Penelope inizia ad emergere nelle rappresentazioni artistiche. Insidiata dai Proci attende il ritorno dello sposo. Proposta come eroina degli affetti famigliari e custode delle virtù domestiche. L’arte del ‘500 riscopre Ulisse come allegoria morale e politica. La sua avventura insegna a evitare il vizio e a condurre alla virtù. La sapienza, la prudenza, l’astuzia sono i tratti ideali della formazione del principe e del suo operare. Francesco I, Enrico di Francia, Cosimo de’ Medici, Ercole II d’Este e i Farnese, scienziati come Aldrovandi o cardinali come Poggi si rispecchiano nel mito. Le storie di Ulisse sono oggetto delle realizzazioni di cicli pittorici nelle loro dimore. Da Bologna a Roma a Fontainebleau e poi Ferrara, Firenze, Genova, Mantova.

Jacob Joardaens – Ulisse nella grotta di Polifemo

Il ‘600 epoca delle umane passioni e della Natura.

Il passaggio dal vecchio al nuovo secolo è rappresentato dagli affreschi del camerino di Palazzo Farnese a Roma realizzati da Annibale Carracci fra il 1595 e il 1597. Ma le “Storie di Ulisse” furono affrescate anche in Emilia dal Guercino  in casa Pannini a Cento, oggi staccati alla Pinacoteca civica. Nelle Fiandre fu Rubens a inaugurare la mania di Ulisse con una serie di dipinti fra cui “Ulisse nell’isola dei Feaci”. Molte le opere dedicate a Circe, come se il secolo di Galileo avesse paradossalmente scoperto il potere iniziatico e misterioso della magìa.

Col ‘700 prevale il faticoso travaglio del ritorno a Itaca.

Entra in scena Penelope esempio di fedeltà e virtù. La troviamo dipinta da Angelica Kaupfmann e nel dipinto di Wright of Derby mentre in Füssli, (“Tiresia predice il futuro a Ulisse”) si esplorano i territori dell’irrazionale specchio di una umanità tormentata che si interroga sul proprio destino. Un altro grande interprete del mondo omerico è Francesco Hayez di cui sono esposte opere sulla fine di Lacoonte  e di Ajace.

Studio Lucchi & Biserni- Il cavallo di Troia

Le opere ottocentesche

Molte sono dedicate alle sirene, attrazione verso un altrove. Le creature pisciformi sono qui il nuovo universo femminile in cui coesistono il desiderio sessuale, la potenza dell’eros, la seduzione ingannevole, l’attrazione e la repulsione, l’elemento materno, la fierezza della donna moderna in grado di amare con libertà e consapevolezza e di soggiogare l’uomo.

L’approdo al ‘900

Con le opere di Carrà, De Chirico, Savinio, Cagli, Cambellotti Ulisse si confronta con Polifemo ma anche con la solitudine. Non senza passare per l’arte grafica e l’illustrazione. Max Klinger, Otto Greiner, Adolfo De Carolis, Francois Louis Schmeid, uno dei maggiori interpreti delle illustrazione e della tipografia déco ne sono i protagonisti. Le antiche Muse e il canto di Omero divengono una guida nel viaggio dell’uomo contemporaneo dopo lo smarrimento della Grande Guerra, alla ricerca della propria identità. Ritroviamo infine l’incertezza nel mistero della introspezione e della conoscenza di dantesca memoria nelle donne evocate dell’opera di Bill Viola uno dei maggiori artisti del contemporaneo.

Un viaggio affascinante attraverso diciassette secoli, complesso, ricco di reinterpretazioni e ben organizzato che nonostante il ritorno realizzato della narrazione omerica, continua. Il mare aperto sarà forse, ancora, fonte di interrogativi esistenziali per le generazioni che verranno.

(virna gioiellieri)