La luce mette in fuga anche la notte più profonda (Carlo Maria Martini).

Come voler imprigionare l’aria.
I cinesi, che pure di carceri se ne intendono, non ci sono riusciti.
A sigillare un continente.
E noi a chiudere porte e finestre del resto del mondo.

Percorso da un flusso inarrestabile di merci e persone, che desideriamo e temiamo ma di cui non possiamo fare a meno.
Sta arrivando in Germania,Francia,Spagna,Gran Bretagna ( malgrado la brexit ), Svezia, USA ( malgrado il muro)… un po’ ovunque.
Questo virus sconosciuto, aggressivo.
Ordinario solo per i suoi incauti complici.
Averne paura è un diritto.
Anche se è letale “solo” nel 5% dei casi e uccide “solo” anziani.
Per uno di 72 anni con problemi respiratori come me saperlo è un sollievo.

In quale misura si diffonderà dipende da noi, istituzioni e cittadini.
Come quel manager, in possesso, c’è da credere, di alte competenze in materia di sistemi complessi che avrebbero dovuto consigliargli, di ritorno dalla Cina, a epidemia in corso, di farsi controllare, anche senza esservi costretto dai gendarmi.
Basta uno.

Poi, a quella velocità di diffusione, ci vuol poco, in un’area densamente antropizzata, a diventare “il Paese più infetto d’Europa”.
Un’etichetta che ci è stata attaccata per l’alto numero di contagiati e non per le misure intese a contenerne l’espansione.
L’idea che dovessimo fare meno accertamenti per scongiurare questo scomodo primato è criminale.
E stupida, perché la nostra capacità di proteggerci è il solo modo per rimuovere l’opinione, l’impressione, la suggestione pregiudizievole, chiamatela come volete, che il resto del mondo in questo momento ha verso di noi.
Per via di quei due focolai.
Reali.
Che spaventano non solo noi che siamo costretti a conviverci ma anche gli altri che possono evitarli.
Che dobbiamo riuscire a spegnere.

Le rassicurazioni verbali, le contro narrazioni che molti chiedono al Governo servono a poco.
Figuriamoci le lamentazioni e le polemiche tese a dare una coloritura politica all’emergenza.
Come si fa a dire che tutto questo pandemonio deriva dall’abolizione dei voli diretti dalla Cina?

Quando il primario delle malattie infettive del Sacco di Milano, con qualche cognizione di causa, c’è da supporre, afferma che “ la presenza del virus in Lombardia è precedente al blocco dei voli, ed è stato portato in giro da qualcuno che probabilmente non l’ha mai saputo, camuffato tra i sintomi di un’influenza stagionale”.
L’avrebbe potuto portare anche uno svizzero proveniente da Seul, sbarcato in aeroporto a Berna, dopo aver passato il confine di Chiasso in bicicletta per andare a vedere il derby.
È una di quelle situazioni nelle quali come fai sbagli.
Alle strette, come dicevano i latini, “Melius abundare quam deficere”.
Deficere è sempre un problema.

C’è solo una cosa più pericolosa di un politico che fa politica: un politico che parla a vanvera di sanità.
E per di più di epidemiologia che, applicata ad un virus nuovo, a scala planetaria, nessun esperto definirebbe una scienza esatta.
In Europa non c’è mai stata un’emergenza di questo tipo.
Il buon senso consiglierebbe di partire da qui.
E di invitare Sgarbi, se proprio non ne potete fare a meno, a parlare in televisione di cose che conosce.
Fanno così anche le capre, quando devono discutere di cose serie.

Se c’è stata qualche imperfezione in un sistema sanitario di alto profilo come il nostro ma relativamente inesperto di fenomeni di questa portata, se la ricostruzione del percorso dei viaggiatori contaminati ha incontrato qualche inciampo, bene farebbero Ministri e Governatori a riconoscerlo e a migliorare le rispettive performance sulla base dell’esperienza.
Anziché impettire come tacchini rivendicando una inappuntabilità che non è nelle cose né, credo, poteva esserci.

Contenere la virulenza del virus, questa è la sola cosa che conta adesso.
Poi, dopo, se cade il Governo, che sembra essere la sola preoccupazione dello sconcertante capo della Lega, sarà l’ultima delle nostre pene.
Dobbiamo imporci e lasciarci imporre da chi è deputato a farlo delle limitazioni.
Nessuna delle quali è dolorosa come la morte.

Non sono i giorni dell’Apocalisse ma nemmeno i giorni del vino e delle rose.
Stiamo combattendo contro un nemico che non conosciamo.
Se non attraverso le informazioni, anch’esse precarie, che ci vengono dall’estremo oriente.
Sappiamo solo che non è un’ordinaria influenza, per la quale non si è mai interrotta la celebrazione delle Messe, e che contro questo virus, allo stato, non c’è difesa certa.
Si può soltanto mitigarne la furia.
Senza fasciarsi la testa, senza isterie, senza caccia all’untore.
Secondo scienza e con intelligenza, se possibile.
La garanzia di una soluzione rapida e indolore, sembra di capire, non esiste.

Il Governo, anche questo non trascendentale Conte 2, finora sembra parlare con lingua diritta e fare le cose, giuste e sbagliate, avendo riguardo solo alla salute pubblica.
È un punto importante, perché la fiducia è la madre dei comportamenti responsabili.
Che gli eccessi di protagonismo di qualche governante territoriale non favoriscono.
Se poi sostituissimo lo spettacolo televisivo morboso di tutto il virus minuto per minuto, che diffonde solo angoscia, con un’informazione puntuale e accreditata, un po’ di buona musica e discussioni sull’origine dell’universo, ne avremmo metà della fatta.

La matassa è abbastanza ingarbugliata di suo senza bisogno che tutti ci mettano le mani.
Per sbrogliarla ci vorrà pazienza.
Ci toccherà bere anche l’amaro calice della diffidenza.
Che abbiamo versato noi italiani per primi, a piene mani.
Su bambini italiani con gli occhi a mandorla.
Su poveri cristi ammassati nei barconi.
Invocando blocchi navali per fermare una minaccia che viaggia nell’aria in business class.
Un inestricabile groviglio di pregiudizi e stupidità.
Una mala pianta che cresce spontaneamente ovunque.
Non hai ancora finito di chiedere la sospensione di Schengen che già la tua amica Le Pen invoca la chiusura delle frontiere.
In senso opposto.
Benvenuti nel meraviglioso mondo degli egoisti.
Non c’è solidarietà in Europa.
Non c’è solidarietà in Italia.

I rumeni non vogliono turisti italiani.
Gli Ischitani non vogliono turisti Lombardi e veneti.
Non sai se piangere o ridere.
Il giorno in cui un africano passerà sull’altro lato della strada per paura di essere infettato da un leghista, potremo dire che sì, malgrado tutto, ne è valsa la pena.

Stateve accuorte.

(Guido Tampieri)