Bruno Solaroli con il Grifo della città di Imola

Imola. E’ abbastanza comune incensare personalità importanti quando ci abbandonano, tralasciando commenti negativi. Personalmente tento di offrire una quadro il più possibile obiettivo e vicino alla realtà. Perché sì, ovviamente, da politico, Bruno Solaroli ha anche avuto critiche. Scontate quelle (in realtà poche) da parte di avversari politici, i quali per lo più, anche se su posizioni diverse, invece ne apprezzavano le caratteristiche positive.

A “sinistra” quelle degli idealisti-sognatori (potrei in qualche fase mettere anche il sottoscritto) dai quali talvolta è stato accusato di essere troppo pragmatico, di “guardare al sodo”, alle scadenze immediate senza avere una visione più a lungo termine.

Negli ultimi tempi poi forse il fatto che qualcuno lo considerasse un poco “sorpassato”, senza in realtà comprenderne a fondo la finezza e la profondità della analisi e, soprattutto, lo sconcerto e la profonda preoccupazione per la pesantezza dei problemi della città, che avrebbero bisogno di un classe politica in generale maggiormente adeguata ed al passo con la profondità dei problemi.

In realtà tutto ciò non ha retto alla prova dei fatti, in genere ha avuto ragione lui.

Ritengo ad ogni modo di poter esprimere un giudizio con una qualche obiettività, non solo per essere stato amico di Bruno, ma soprattutto per averlo frequentato per decenni lavorando al suo fianco, anche, non lo nascondo, talora in disaccordo su questioni politiche: ma il più delle volte alla lunga aveva ragione lui.
C’è da dire che da parte sua in genere non ci sono state rotture brusche per faccende politiche, la stima personale e le amicizie sono sempre rimaste su di un altro piano, rare le rotture.

Lo conobbi neanche diciottenne quando lui era un giovane segretario del Pci, poi sono stato suo assessore in una giunta di cui era Sindaco, infine in questi ultimi anni gli sono stato vicino, insieme ad altri, nelle attività di varie associazioni. Ebbene, Bruno ha mostrato e messo in campo parecchie doti e caratteristiche positive da molti riconosciute.

Indubbiamente la sua vita è stata la politica: un politico “puro”, capace di fiutare il vento e capire la dinamica delle cose, di anticipare i tempi, dote non certo comune; forse, “la politica prima di tutto” e magari la “difesa del partito” secondo alcuni è un poco stato un limite…

Ma non del tutto: un aspetto che forse non tutti conoscono riguarda il fatto che fosse lettore accanito, non solo di giornali, ma di libri e saggi di vario genere a proposito dei quali discuteva con gli amici, come del resto testimonia la sua ricca biblioteca privata.

In primo luogo da Sindaco, ma non solo, si è rivelato pragmatico ed attento alle realizzazioni concrete: se si facesse un inventario, si scoprirebbe che molte delle eccellenze imolesi in campo economico, ambientale, sociale, educativo, culturale si devono al suo Sindacato, affondano le radici negli anni in cui ha governato la città: ma questa è una storia lunga e complessa che faremo un’altra volta.

Si è sempre speso in prima persona, disponibile fino all’ultimo a parlare e dialogare con chiunque con grande capacità di ascolto senza fare troppa distinzione tra personaggi importanti e gente comune, a diffondere personalmente volantini e manifesti, a preoccuparsi delle cose minute (ma non tanto) quali le tessere ed i bilanci del partito e delle associazioni che dirigeva, ancor di più dei bilanci degli enti che ha governato, tanto che un poco si vantava di non avere mai lasciato dei debiti.

Ancora, dote non certo comune ad una certa età, anche negli ultimi tempi cercava sempre non solo di considerare i problemi del presente, ma di guardare avanti, di proiettare lo sguardo al futuro senza farsi avvinghiare dalle nostalgie per il passato.

Infine una cosa importantissima, nel solco di quanti hanno amministrato la città a partire da Luigi Sassi ed Andrea Costa, per giungere a Miceti, Tabanelli, Vespignani, Ruggi, Gualandi: l’amore per Imola ed il suo territorio, il desiderio di vederli crescere in pace e prosperità.

Alla fine, non solo parole, ma un vero riformista, dal quale probabilmente c’è ancora da imparare.

(Marco Pelliconi)