Errori di valutazione o di sottovalutazione? Sottostima delle possibili necessità? Mancanza di fondi strutturale o incapacità di reperirli dove effettivamente sono? Le domande possono essere molteplici, quasi come le cause, ma resta il fatto che, all’improvviso ci rendiamo conto di essere scoperti e che dove questa coperta manca la ferita fa male.

Sarebbe sufficiente riflettere sul fatto che è stata una lavoratrice precaria a scoprire, prima nel mondo, l’ormai casalingo Covid 19 e che, di nuovo, tre giovani ricercatrici precarie, hanno isolato il ceppo italiano dello stesso virus: ma c’è qualcuno che nel campo della ricerca lavora a tempo indeterminato?

Non sarà che qualche possente politico di turno non ha ben chiaro in testa che la solo possibilità che ha l’uomo di sopravvivere risiede nello studio? Nel cercare di capire? Per l’appunto di “ricercare”? Non sarà che lui stesso non ne comprende il valore perché non è in grado di comprendere? Cerchiamo, vista la difficoltà del desso di comprendere di mettere per iscritto qualche numero che dovrebbero rendere comprensibile la situazione: nella nostra Italia sono al lavoro 5,6 infermieri ogni 1000 abitanti, 7,9 nel Regno Unito, 10,5 in Francia e 12,6 in Germania: serve ancora qualche dato? Perché se ne dovessero servire altri, non ci sono problemi: oggi scopriamo che mancano circa 56.000 medici e poco più di 50.000 infermieri; nel giro di cinque anni sono stati soppressi oltre 750 reparti ospedalieri. Tornando al problema ricerca, sarà bene ricordare che appena lo 0,2% degli investimenti viene destinato a tale ambito: per fortuna nostra le nostre giovani ricercatrici precarie hanno le palle!

Serve ancora qualche numero? Eccoli: nel non troppo lontano 1997 potevamo contare su qualcosa come 350.000 posti letto e oggi se ne contano poco più di 200.000: non mi sembra che la popolazione sia diminuita in proporzione… Se non bastasse, sia chiaro che il numero di medici impiegato nella sanità è diminuito del 5,5%, quello del personale sanitario del 4,4%, altro personale addetto del 9,1%: facendo un sano conto “della serva”, complessivamente la sanità, nel suo complesso, è diminuita del 6%. E adesso, improvvisamente arriva il conto da pagare. Personale stanco e stressato in corsia, nelle camere e nelle sale di intervento,medici che non conoscono più i tempi del loro riposo (se loro sbagliano, tu muori) e che continuamente ricevono chiamate di urgenza. Serve qualche altro dato per comprendere la situazione? Sembra che nella ricchissima Lombardia, perla della produzione industriale e dell’esportazione Italiana, dove un consigliere comunale addita i Francesi come sporcaccioni che non conoscono il bidet e che individua i Rumeni tra i negletti in quanto nelle fogne di Bucarest vivono a frotte bambini abbandonati, occorra attendere quasi un anno per un intervento chirurgico non urgente: ma siamo poi certi che non sia urgente?

Eccoci serviti da una bella urgenza su di un piatto d’argento e poco conta se il Governatore Zaia, Veneto, addita i cinesi colpevoli di mangiare topi vivi suscitando le comprensibili ire dell’ambasciatore cinese in Italia! Arriverà ben altro, nonostante cresca vistosamente il numero di quanti sono certi che da soli ce la caveremo molto meglio e che un ben sorvegliato confine riesce perfino a fermare un Cov. 19. Poveri!

Prepariamoci, affiliamo le armi: le mutazioni climatiche siano essere determinate dalla insulsa stupidità dell’uomo o dovute a cicli ripetitivi dell’evoluzione terrestre ci porteranno altre sorprese, dovremo fronteggiare altre situazioni inattese o sotto-stimate e sarà vitale non farci sorprendere con le brache calate. Arriveranno altri virus (che come voi ben sapete si pronuncia “vairus” stando al nostro ministro degli Esteri), avranno altre forme, altri colori e ci serviranno altre splendide ricercatrici (possibilmente non precarie) in grado con la loro capacità e volontà di individuarli, altri medici in grado di contrastarli con cure appropriate e altre infermiere e infermieri ad assisterci nella malattia e nel dolore.

Riusciremo, finalmente, nel ricercare priorità nella nostra azione?

(Mauro Magnani)