Nel volgere di pochi giorni la nostra vita è stata travolta da un crescendo inarrestabile di limitazioni. La nostra libertà è, per forza di cose, fortemente condizionata da un insieme di nuove regole che gradualmente, ma molto velocemente, hanno stravolto le nostre vite.

Tutto è iniziato da maldestri tentativi di contenimento del panico:” Tranquilli, è poco più di un’influenza!” ed io, lo ammetto, ci ho creduto senza alcuna difficoltà. “Tranquilli, i decessi riguardano solo anziani!” e, qui, la cosa mi ha fatto venire un brivido gelido lungo la schiena. Mi ha fatto temere che noi, veniamo considerati dalle istituzioni come cose soggette ad una data di scadenza. Da soggetti protagonisti del nostro e dell’altrui futuro ad oggetti, ad un certo punto della loro esistenza, destinati alla discarica.

Inoltre, mi sono reso conto di come l’età riconducibile all’anzianità non sia un valore assoluto, ma variabile a seconda della necessità; così se per poter godere di un diritto quale la pensione per ora viene ritenuto indispensabile attendere il 67mo anno d’età, 65 anni bastano per essere considerati soggetti a rischio importante in questa epidemia. Ma a parte questo la sensazione è quella di vivere un film di fantascienza di serie B, uno di quelli dove il protagonista è uno scienziato pazzo che diffonde nel mondo un virus incurabile e letale. Vuote le strade, i locali, isolate le città e i paesi, affollati all’inverosimile gli ospedali. Non resta altro che aspettare l’eroe di turno.

Sarebbe bello se questa situazione imprevista e imprevedibile ci potesse aiutare a comprendere il valore di alcune cose che sembrava fossero andate perdute: mi riferisco al ritorno di una vera e propria vita in famiglia, al piacere di leggere dei buoni libri, alimento indispensabile per la mente, al gioire per le piccole cose: un sorriso, uno sguardo, lo scodinzolare del cane, le fusa del gatto. Più passerà il tempo, più sarà probabile che questa situazione di emergenza cambierà le nostre abitudini: forse ci abbracceremo meno, ci baceremo con meno facilità, cambieranno le nostre abitudini, forse si consoliderà la disperata solitudine di chi si trova a non aver nessuno col quale condividere le proprie paure.

(Roberto Matatia)