Da sinistra Fabrizio Castellari, suo vicesindaco per 9 anni, e Massimo Marchignoli

Nove anni fianco a fianco lasciano un segno profondo. Prima di tutto un segno di amicizia e di stima, sempre ricambiate. Per me e per molti altri Massimo è stato un amico, prima ancora che un bravo sindaco. Una persona capace di costruire relazioni forti.

Amministratore concreto e pragmatico, senza paura di decidere, senza timidezze o tentennamenti. E’ la lezione più grande che ho appreso da lui, assieme a tutti coloro che hanno condiviso l’esperienza di giunta al suo fianco. E’ stata un’esperienza straordinaria, che ci ha insegnato il valore della responsabilità unita alla fiducia reciproca. Massimo si fidava di noi, della sua squadra. Ci delegava e ci metteva la faccia e questo avveniva sempre, anche nelle scelte più difficili. Come quando decidemmo di non arretrare sulla riqualificazione della piazza Matteotti. “Se anche voi ci credete, allora avanti insieme”.

Gli imolesi lo ricorderanno anche per le tante opere realizzate o avviate nei suoi due mandati da sindaco, opere che hanno cambiato il volto della città: le due scuole di San Prospero e Ponticelli, la media della Pedagna, l’ampliamento di Zolino e del plesso sportivo Chicco Ravaglia, la tribuna dello stadio Galli, il primo tratto della Bretella, la riqualificazione del centro storico e delle tre piazze, l’avvio del restauro del teatro Ebe Stignani e molte altre.  Vi erano certamente più risorse, ma la sua tenacia e la sua determinazione furono fondamentali.

Mentre, non senza commozione, scrivo queste righe, ricordo volentieri l’ultimo suo intervento nella sala del consiglio comunale, a fine settembre 2019, in occasione dei trent’anni del Progetto Sao Bernardo. Lo avevo di fianco. Fece un passaggio bellissimo su Imola e la sua storia recente, sulle radici più profonde di questa comunità meravigliosa, sulla capacità e la fatica di tenere assieme sviluppo e coesione sociale. Massimo conosceva Imola e ne aveva capito l’essenza. Questa visione, ripetuta all’infinito per anni è la sua eredità più preziosa, il ricordo più bello che conservo di lui.

Un pensiero di affetto particolare verso la moglie Serena e la mamma Ottaviana, persona  splendida e solare.  E verso tutta la comunità di Castel del Rio, cui Massimo è sempre stato profondamente legato.