Bologna. Nel pieno dell’emergenza Coronavirus Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl evidenziano ancora diverse criticità per i lavoratori dei servizi pubblici all’interno del territorio della Città metropolitana e in alcuni casi il mancato rispetto dei Dpcm emanati a livello nazionale, dei quali i sindacati chiedono la piena applicazione affinchè tutti i lavoratori lavorino in sicurezza.

“L’attivazione del lavoro a distanza – smart working non è stata recepita come strumento di prevenzione ordinario, in linea con quanto previsto dai decreti ministeriali, ma al contrario quasi come ‘fastidio’ procedurale da molti enti del territorio – si legge nel comunicato sindacale -. Tanto che, pur avendo formalmente adottato circolari che richiamavano al lavoro a distanza, a molti lavoratori dei servizi pubblici né essenziali né indifferibili i dirigenti pur di non assumersi responsabilità ancora chiedono semplicemente di utilizzare le ferie non solo quelle residue. Addirittura in alcuni uffici comunali e ministeriali del territorio non sono nemmeno state prese precauzioni per l’accesso degli utenti agli sportelli, né di rotazione della presenza dei lavoratori al front Office”.

Va ricordato infatti che già dal Dpcm dell’8 marzo lo smart working assumeva un significato differente, passando da strumento di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro a principale misura contenitiva del Covid-19 sui luoghi di lavoro. “Questo aspetto non sembra essere stato capito fino in fondo in quanto i ritardi culturali importanti prevaricano la necessità di messa in sicurezza dei lavoratori, soprattutto quando sono i dirigenti all’atto pratico a sconfessare le linee politiche che vengono decantate dagli amministratori. Rimarchiamo in questo caso la mancanza di coordinamento a livello metropolitano che in questa fase era auspicabile e che in questa occasione poteva fare il salto di qualità tanto proclamato. Ma l’elemento primario che preoccupa fortemente è la mancanza dei presidi per gli operatori che svolgono l’attività lavorativa a stretto contatto con l’utenza, che non sono ancora stati distribuiti per assolvere gli obblighi relativi alla salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori”.

La situazione è difficile nelle Aziende sanitarie e nelle ASP dell’area metropolitana nelle quali gli operatori socio sanitari e gli infermieri sono a stretto contatto con utenza e dove è impossibile mantenere la distanza di minima sicurezza: “I lavoratori continuano ad operare con scarsità di presidi mettendo ancor di più a rischio la salute e la sicurezza, propria, degli ospiti e dei cittadini tutti. Nelle aziende sanitarie in particolare stanno destando molta preoccupazione fra i lavoratori le nuove mascherine consegnate negli ospedali, molto diverse dalle mascherine chirurgiche tradizionali e all’apparenza non consone all’utilizzo che ne devono fare gli operatori della prima linea nei reparti. Basti pensare che già altre regioni hanno provveduto al loro ritiro dal mercato. Il tutto è aggravato da quanto contenuto nell’art.7 del DL 14 del 9 marzo 2020, che prevede che non si applichi la misura della quarantena con la sorveglianza attiva agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali, ai quali viene chiesto di sospende l’attività solo nel caso di sintomatologia”.

Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Fpl, assieme alle rispettive confederazioni e alle sigle sindacali del settore medico, hanno denunciato questa misura iniqua per i lavoratori direttamente al premier Conte e al ministro della Salute ed è stata indetta una petizione per cancellare questo articolo ma sono pronte ad indire analoghe iniziative di diffida e denuncia sul territorio verso aziende, enti e privati accreditati che non attuino le misure di sicurezza necessarie per i lavoratori e in tutti i casi in cui gli stessi non provvedano alla consegna di idonei dispositivi di protezione che tanto sono richiamati dai decreti della presidenza del consiglio.