Chiudere per l’ultima volta la porta della propria casa, sapendo che non vi si farà rientro, che non ci saranno più piatti da lavare, vasi da spostare, buchette della posta da controllare… Una pagina forte di un libro potente:
Michka è una donna ancora autonoma nel momento in cui la vecchiaia entrerà con prepotenza nella sua vita. Colta, raffinata, e dotata di un particolare senso di ironia.

Una storia intensa che prende subito al cuore, composta essenzialmente da dialoghi, dai toni rarefatti, come le lacune del linguaggio che si trova ad affrontare l’anziana protagonista, costretta ad entrare in una Rsa, ma decisa a mantenere una propria autonomia, rifacendosi il letto, cercando di mantenere le proprie libertà, nascondendo una bottiglia di Wiskhy tra i vestiti. Incontrerà un giovane ortofonista con il quale instaurerà un particolare rapporto, riceverà le visite di Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da madre, si accosterà ad altri ospiti particolari, si scontrerà contro una inflessibile direttrice. Resterà voglia di vivere, di raccontare ed ascoltare?

Delphine de Vigan, Le gratitudini,  Giulio Einaudi Editore – Supercoralli (traduzione Margherita Botto)

La scheda del libro
Michka sta perdendo le parole. Proprio lei, che per tutta la vita è stata correttrice di bozze in una grande rivista, lei che al caos del mondo ha sempre opposto una parola gentile, ora non riesce più a orientarsi nella nebbia di lettere e suoni che si addensa nella sua testa. E così adesso Michka vive in una residenza per anziani. A dire il vero, se non fosse stato per quelle parole birichine e qualche trascurabile intoppo nelle attività quotidiane, sarebbe rimasta volentieri nel suo accogliente appartamento parigino. Ma è meglio così: qui riceve assistenza continua, e poi non voleva che Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da seconda madre, si preoccupasse tanto per lei. E allora biscottini, sonnellini, uscitine, passettini: Michka si piega, con una certa riluttanza, al ritmo fiacco delle giornate “da vecchia”, alle stravaganze degli altri “resistenti”, ai sogni infestati dalla temibile direttrice. Confinata nella sua stanzetta asettica, sempre più fragile e indifesa, a Michka non resta che consolarsi con le visite di Marie e le chiacchierate con Jérôme, il giovane ortofonista che lavora nella casa di riposo. Il ragazzo, infatti, ha ceduto presto alla tenera civetteria della sua paziente discola – gli esercizi per il linguaggio “la sfioriscono” -, che vuole solo raccontare e farsi raccontare. A poco a poco, però, le parole si fanno più rare, barcollanti, e, anche se non ha perso il senso dell’umorismo, Michka è consapevole di non poter deviare l’inesorabile corso degli eventi. Ed è proprio per questo che vorrebbe realizzare un ultimo, importante desiderio: ringraziare la famiglia che l’accolse durante la guerra e che di fatto le salvò la vita. Saranno Marie e Jérôme ad aiutarla, perché anche loro conoscono il valore inestimabile di un semplice “gratis”, come direbbe Michka.