La società d’oggi non prevede grande professionalità lavorativa. Un tempo vi erano gli artigiani, che con le loro mani sapienti fabbricavano utensili che duravano per generazioni.
Ora un robot ci fabbrica ogni cosa, destinata a guastarsi dopo pochi mesi, nel migliore dei casi.
Quindi, la richiesta è correlata direttamente a questa tendenza dovuta al consumismo e all’incremento demografico.
L’impiegato non viene assunto perchè bravo, ma solo per il suo tempo. Ed in quel tempo dovrà produrre il più possibile. Si affitta il tempo, che del resto è il bene più prezioso che abbiamo. Ancora più dei soldi. Il tempo scorre più velocemente di ogni altra cosa. Il denaro è la seconda cosa più importante, perché ci permette di vivere, ma viene dopo al tempo, che è vita. I soldi servono per vivere, ma non allungano la vita.
Siamo dentro ad una clessidra, e sebbene l’aspettativa di vita media si sia allungata rispetto, ad esempio, a duemila anni fa – Dante diceva “70 sono gli anni dell’uomo”-  questo nostro cammino ci pare volare.
Certo, dai romani abbiamo guadagnato una decina d’anni. Ma quando ci ritroviamo alla soglia della vecchiaia, ci sembra impossibile che la maggior parte del nostro tempo sia già passato.
Ognuno di noi si sente ancora quel ragazzino coi capelli corti, seduto su un banco di scuola. Eppure, ci sembra appena ieri.
E poi, quel tempo che continua a sfuggirci tra le mani, da vecchi diventa insopportabile.
Le giornate sono tutte uguali, scandite solo da appuntamenti fissati dagli ambulatori medici o da funerali. Per questo non si hanno più ricordi salienti degli ultimi anni. Di amici non ce ne sono più, perchè sono tutti morti. Del resto, tra vecchi, non si parla d’altro della morte. Perchè sanno che se non è stato adesso, sarà la prossima volta.

Invece quando abbiamo dieci anni, l’adolescenza ci sembra non finire mai, che bello. Gli spazi sono immensi e ricordiamo ogni cosa che facciamo, non avendo ancora un passato da ricordare. Poi, la giovinezza. I primi obbiettivi da raggiungere. Gli studi, la patente. La clessidra sembra non perdere ancora granelli di sabbia. Finiamo gli studi. Abbiamo “già” venticinque anni. La ruota del tempo inizia a correre. Abbiamo trent’anni, il tempo inizia a stringere. Dobbiamo sbrigarci a raggiungere i nostri obbiettivi. Quarant’anni, con la famiglia le cose si sistemano ed il lavoro inizia a darci le prime soddisfazioni.
Il tempo ormai non basta mai. Le cose da fare, con i figli, sono troppe e le giornate dovrebbero essere di quarant’otto ore. Siamo a metà del nostro cammino. Dai quaranta ai cinquanta il tempo passa di corsa, inizia a non farci più sconti. Ma è dai cinquanta ai sessanta che sfreccia come un treno lanciato a trecento all’ora. Nemmeno ce ne accorgiamo. Diventiamo nonni ma ci sentiamo ancora quei bambini d’un tempo.
Ora, per il consumismo e l’economia, viviamo troppo a lungo. Non moriamo più. Allora si trovano escamotage come epidemie e pensionamenti ritardati.
Non facciamo più figli. Le case di riposo crescono come funghi. È stato coniato il termine “terza età” per dare un briciolo di dignità alla fascia più terribile della società. Poi, è diventata addirittura “quarta età”, senza apparente motivo, se non quello di mascherare il periodo più orribile della nostra esistenza terrena.

(Aris Alpi)