Lugo (Ra). Salute e sicurezza sono diventate le due parole d‘ordine, sia per quel che riguarda il fronte sanitario in senso stretto, che per le attività industriali e commerciali indispensabili.
Materie, dunque che sono sempre state al centro dell’attività del sindacato ed è proprio con Sergio Baldini, referente della Cgil per l’area lughese, che abbiamo parlato per chiarire quanto sta avvenendo nel territorio dell’Unione a partire dalla riorganizzazione dell’ospedale di Lugo che diventato uno dei punti di riferimento dell’area romagnola per il contrasto al coronavirus.

Vediamo che la struttura è stata rivoluzionata, cosa c’è di straordinario e quanto di ordinario in questa attività davvero febbrile.
“La scelta dell’ospedale di Lugo come struttura dedicata a combattere il corona virus è stata definita in ambito romagnolo e su questa decisione non entriamo, per ora, nel merito. Vogliamo invece intervenire su due ordini di problemi. Il primo riguarda la sicurezza degli operatori (e conseguentemente dei cittadini che utilizzano il nosocomio. Sarebbe paradossale se, per incuria, ritardi o altro, l’ospedale diventasse un moltiplicatore del contagio. Proprio per le caratteristiche che ha ora l’ospedale abbiamo visto una forte riorganizzazione che portato fuori dalle mura ospedaliere attività (per esempio la riabilitazione) che entravano in contrasto con la nuova specificità della struttura. Fin qui siamo di fronte a scelte conseguenti con le decisioni prese dall’Asl, vediamo comunque che contemporaneamente sono partiti anche lavori e interventi che il sindacato chiedeva da molto tempo e che avrebbero reso da tempo l’spedale più capace di rispondere i bisogni dei cittadini. Ora, ad esempio, si lavora per avere strumenti diagnostici al pronto soccorso quindi evitare che i pazienti debbano sottoporsi a lunghi percorsi e conseguenti attese (voglio anche ricordare che, per bacino di utenza, l’ospedale di Lugo è al quinto posto nella classifica della Romagna).”

Dunque riorganizzazione e parte subito il tam tam di chi vede in tutto questo un modo per declassare il nosocomio lughese. Frottole o c’è un po’ di verità?
“Per noi questa fase, del tutto eccezionale, va vissuta come un’occasione riprendere con più vigore  i progetti di sviluppo dell’ospedale e quindi non prendiamo nemmeno in considerazione altri esiti.”

E veniamo alle aziende, al mondo produttivo, anche lì è emersa con forza la doverosa sicurezza di chi lavora. Com’è la situazione nell’area lughese?
Ora il protocollo fra sindacati e datori di lavoro ha definito regole stringenti per definire il tema della sicurezza. Sappiamo che esistono settori produttivi che non si possono fermare, ma ora dobbiamo lavorare sul senso di responsabilità dei titolari e sulla forza e capacità dei lavoratori di trovare le soluzioni più opportune per la sicurezza,  prendendo in considerazioni tutte le possibili alternative. Non ci risultano, comunque, in essere situazioni particolarmente critiche.”

Poi vi è il problema degli invisibili…
“Lì per noi non è semplice intervenire e ribadiamo quanto già definito in sede governativa per le badanti: che possono lavorare solo in una famiglia. Sappiamo anche che sono numerose le situazioni che vedono una badante entrare in più di una famiglia una interpretazione alla lettera delle scelte governative potrebbe mettere in gravi difficoltà molte famiglie in particolare quelle con soggetti non auto sufficienti che abitano da soli. Bisogna però lavorare perché emerga un forte senso consapevolezza e di responsabilità sia nelle famiglie che nelle lavoratrici. Per i senza fissa dimora dovremo fare un discorso specifico.”

(a cura di m.z.)