Con una delibera del 20 marzo l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nella comunicazione, ha definito i criteri ai quali si devono attenere i media nel loro lavoro di informazione sull’emergenza Coronavirus. Un atto che però lascia molti dubbi e che apre scenari preoccupanti sul ruolo stesso dell’informazione, che deve per sua natura essere critico e dare spazio ad una molteplicità di posizioni.

In particolare si stabilisce:
1. I fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici sono invitati ad assicurare una adeguata e completa copertura informativa sul tema del “coronavirus covid19”, effettuando ogni sforzo per garantire la testimonianza di autorevoli esperti del mondo della scienza e della medicina allo scopo di fornire ai cittadini utenti informazioni verificate e fondate.


2. I fornitori di piattaforme di condivisione di video adottano ogni più idonea misura volta a contrastare la diffusione in rete, e in particolare sui social media, di informazioni relative al coronavirus non corrette o comunque diffuse da fonti non scientificamente accreditate. Le predette misure devono prevedere anche sistemi efficaci di individuazione e segnalazione degli illeciti e dei loro responsabili.

3. L’Autorità si riserva di verificare il rispetto del presente provvedimento attraverso la propria attività di monitoraggio e di assumere, in caso di inosservanza, le conseguenti determinazioni.

Partiamo dal concetto nessuno può mettere in discussione l’Art. 21 della Costituzione limitando la libera manifestazione del proprio pensiero. Allora cosa significa “garantire la testimonianza di autorevoli esperti del mondo della scienza e della medicina allo scopo di fornire ai cittadini utenti informazioni verificate e fondate”? Per sua natura la scienza e la medicina sono materie complesse dove è difficile stabilire delle verità assolute. Men che meno sul Covid 19. Quindi vuol dire che se qualche testimonianza, seppur di autorevole esperto, non è allineata con il pensiero comune vigente non la si deve riportare?

Cosa significa informazioni “verificate e fondate” e “non corrette sul coronavirus”? Sarebbe importante conoscere quelle che secondo l’Agicom sono le informazioni verificate, fondate e corrette, visto che nemmeno fior di scienziati e professori ci sanno dire come sia sorta, diffusa tale epidemia e, soprattutto, come la si possa curare.

E allora di che parla questa delibera dell’Agcom? Dove vuole andare a parare? Forse non è che accanto alle misure restrittive sulla vita quotidiana di ciascuno di noi si voglia anche pensare ad una stretta sul diritto di informazione? Quelle “conseguenti determinazioni” se qualcuno non rispetta l’ordinanza non è che significhino l’oscuramento di siti, web tv, radio?

In una situazione come quella odierna dove ascoltiamo ogni giorno pareri di assoluti incompetenti, che abbondano soprattutto tra i politici e i tuttologi per professione, che appaiono sugli schermi o sui giornali, il problema è quello di non riportare voci diverse dalle verità ufficiali?

Già nei giorni scorsi, in Sardegna, è nata una polemica dopo una presa di posizione in tal senso dell’assessore alla Sanità della Regione Sardegna e oggi questa delibera dell’Agcom sembra un passo avanti in quella direzione. Se ciò che sta alla base di tutto ciò è il tentativo di introdurre la “fonte unica” è grave e pericoloso. Concordiamo con i colleghi giornalisti della Sardegna quando affermano di “respingere ogni tentativo di bavaglio all’informazione, rassicurando i propri lettori e i teleradioascoltatori che continueranno, come sempre, a consultare le fonti che ritengono più autorevoli per fornire un’informazione sempre più completa e aggiornata”.

Delibera 129-20-agcom_informazione

Il parere del giurista Ugo Mattei >>>> https://www.youtube.com/watch?v=pxuaB9f-vW4

(Valerio Zanotti)