Bologna. Cgil, Cisl e Uil  chiedono alle  istituzioni locali  di mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione per garantire il lavoro in sicurezza. Il giudizio del sindacato è nettissimo: o si forniscono i dispositivi di sicurezza ai riders o non si circola. Per 2/3 euro a consegna rischiano di essere contagiati e rischiano di contagiare i clienti.

Il paradosso dei paradossi è che ad accettare queste condizioni sono solitamente gli ultimi tra gli ultimi  e sono coloro ai quali gli si chiede di dover scegliere se vivere su un marciapiede oppure fare 20 consegne al giorno per pagarsi un posto letto.

Non possiamo non notare che a svolgere le consegne in questi giorni per conto delle grandi multinazionale del delivery food  avvolti da una sciarpa sono solo alcune categorie di lavoratori, parliamo di lavoratori migranti. Ciclo fattorini ai quali non vengono concessi i dispositivi di sicurezza minimi, mascherine, guanti monouso, detergenti ecc.

“Le multinazionali che non forniscono i dispositivi di sicurezza non possono mandare i propri ciclo fattorini allo sbando:  Glovo , Uber, Deliveroo e Just Eat da quanto ci comunicano gli stessi lavoratori non forniscono i dispositivi di sicurezza – affermano i sindacati -. La salute non può’ essere barattata con una misera assicurazione che indennizza il rider nel caso di ricovero in terapia intensiva con un massimale di 1.500 euro. Bologna è la città della carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale, non possiamo accettare che siano sempre le solite 4 multinazionali a sfuggire alle regole che tutta la Città con grande responsabilità e sacrificio sta affrontando”.

(a cura di m.z.)