Che rabbia sentire il termine eroe sprecato in ogni dove. E se fossi un medico o un infermiere la mia rabbia sarebbe ben maggiore. Soprattutto sentire quel termine in bocca a politici di ogni colore. Qualcuno lo chiamerà qualunquismo, ma da quant’è che su queste pagine denunciamo il processo di distruzione della sanità pubblica. Una sanità che anche in questa emergenza ha dimostrato tutta la sua qualità, in termini di uomini / donne e strumentazione, peccato che non siano sufficienti a salvare più vite umane.

Ma perché non sono sufficienti? Chiediamocelo e iniziamo a darci delle risposte. Sono decine di anni che ci parlano di riorganizzazione, rimodulazione della sanità, termini dietro ai quali si nascondono semplicemente tagli destinati a impoverire la sanità pubblica a favore di quella privata. E la Lombardia è l’esempio più lampante. E la Lombardia è la regione che oggi sta pagando i prezzi più elevati in termine di vite umane. Una coincidenza? Chissà!

E in ogni dove ci hanno snocciolato numeri e percentuali per giustificare le loro azioni. Posti letto in meno, medici in meno, infermieri in meno e il tutto giustificato dai numeri. Mai che qualcuno si sia reso conto che si parlava della pelle delle persone.

Abbiamo trasformati i nostri ospedali in strutture pronte, forse, a fare fronte alla quotidianità, ma assolutamente inadatte a situazioni di emergenza. E badate bene, non parliamo del Coronavirus, quando ogni inverno arrivano i picchi delle influenze “normali” chi non ha sentito parlare delle difficoltà degli ospedali a farvi fronte?

Quanti si lamentano delle lunghe liste di attesa. Chi non ha sentito parlare delle difficoltà dei Pronti soccorso o di certi reparti. Bene, ognuno di noi ci ha messo qualcosa fingendo di non conoscere queste situazioni. C’è voluto un minuscolo, microscopico esserino per fare cadere quel castello di sabbia che stavamo costruendo. Dall’Europa che ci ha imposto politiche devastanti dal punto di vista sociale; dai nostri politici che si sono accodati supinamente, sapendo esattamente cosa stavano facendo, ai diktat di Bruxelles; ai sindacati che conoscendo benissimo la situazione nella quale lavoravano i sanitari, non hanno alzato la voce per quello che serviva; fino a noi, cittadini, che abbiamo continuato a seguire inermi quello sfascio, salvo poi inalberarci quando il problema capitava a noi stessi.

Ecco allora che adesso abbiamo bisogno di eroi. Ma che amarezza! Persone che cercano di fare unicamente il loro lavoro, nel migliore dei modi, che diventano eroi. Persone che non chiedono altro di essere messe nelle condizioni di operare nel migliore dei modi per salvare vite umane. Persone che non sanno che farsene del termine “eroe”.

Invece di tante chiacchiere sarebbe ora che la politica nel modo più veloce possibile mettesse una pezza a questa situazione che lei ha creato. Che provasse di salvare il salvabile, almeno in questo momento. Senza tanti intoppi burocratici, velocemente per fermare quella lunga scia di morti che, chissà, forse in parte potevano essere evitati, e che, in parte, possono ancora essere evitati.

Poi ci sarà un dopo. Tutto questo finirà, allora vedremo se davvero tutto non sarà più come prima. Permetteteci di dubitarlo. Si inizierà da Bruxelles a chiedere di rientrare nei soliti parametri, e per farlo ricominceranno i soliti tagli e così via. Sì’, quell’Europa che anche in queste ore sta dando una pessima immagine di sé. Un’Europa dove il termine Comunità è messo lì, così per caso senza sapere cosa significhi. Vedremo chi tra i nostri politici sarà capace di alzarsi e, per la prima volta, essere lui a porre dei paletti a un sistema che così com’è, è assolutamente inadeguato e rischioso per tutti noi.

E cosa dire della nostra politica. Sentiamo molti che anche in questi giorni invocano un eroe, individuato in Mario Draghi, ma un eroe da solo non andrà molto in là, se la politica tutta non cambierà, se tutti noi assieme non cambieremo questa politica.

Certo, vi sarà un dopo e ognuno di noi dovrà veramente cambiare molto perché tutto non sia più come prima.

(Valerio Zanotti)