Per un paio di giorni uno strano ronzio ha riempito l’aria: flottiglie di droni hanno solcato lo spazio aereo tra i palazzi. Pareva che su un tetto a terrazza ci fosse chi prendeva il sole in déshabillé, ma la voce si era rivelata falsa. Ormai che i velivoli erano in ricognizione, perché non sbirciare altrove? si sono chiesti i tecno-guardoni.

Le contromisure non si sono fatte attendere. Dalle cantine sono state riesumate fionde d’antiquariato, sparapatate artigianali e fiocine da sub. Reti da calcetto sono state appesantite ai bordi e utilizzate per acchiappare i zavagli volanti.
In extrema ratio, c’è stato chi ha radunato sul davanzale tutti i telecomandi di casa e li ha puntati a due alla volta contro gli incursori, sperando di disturbare le frequenze di controllo.
Gli apparecchi si sono dati a una fuga scomposta, spesso scontrandosi tra loro.
La più grande battaglia aerea su suolo italiano dal ’43.
Sarà difficile spiegare, alle generazioni future, le foto delle strade ingombre di carcasse.

I proprietari si sono precipitati ad acquistare in rete i droni più grossi e corazzati che esistano, con fotocamere ad alta risoluzione e zoom ultrapotenti.
Incredibilmente, però, non vengono considerati beni essenziali; la consegna è fissata a luglio.

(Eugenio Saguatti)