Bologna. Il dibattito che si è creato in seguito allo studio della Sima (Società italiana di medicina ambientale), assieme alle università di Bologna e Bari, che ha confrontato i casi di contagio con i dati dell’inquinamento ambientale nelle province più colpite dal virus, si arricchisce di un altro tassello. Dopo la presa di posizione dell’assessore regionale Emilia Romagna all’Ambiente, Irene Priolo, secondo la quale “l’associazione tra smog e Coronavirus è un’ipotesi non verificata”, intervengono Legambiente e il professor Luciano Forlani, docente di Chimica organica presso la facoltà di Chimica industriale dell’Università di Bologna. “Sono rimasto stupito dalla reazione che ha suscitato il semplice incrocio di dati sperimentali che porta ad una puntualizzazione di quanto, nei decenni nei quali mi sono occupato di smog cittadino, viene ritenuto accettabile e cioè che le polveri, soprattutto carboniose, siano veicolo di inquinanti e agenti patogeni”.

Una reazione spropositata, quella dell’assessore regionale, anche secondo Legambiente Medicina che condivide in pieno le affermazioni di Forlani. “In linea di principio, quando si indaga su un campo poco conosciuto, come è questa interazione tra polveri e patogeni, non è buona pratica scientifica negare le possibilità che ci siano soluzioni non completamente comprovate. Va anche sottolineato che la discussione è stimolo per approfondire il problema considerato, e quando è discussione serena e non preconcetta è più costruttiva. Pasteur ha insegnato qualche cosa?”.

In riferimento alla situazione attuale, secondo Legambiente e Forlani, “abbiamo le condizioni per interpretare dati di fatto che hanno una forte differenza con la normalità. Quando si osserva che in una vasta zona della valle del Po ci sono decessi che superano di un ordine di grandezza quello che è avvenuto nel passato, mentre in altre zone l’aumento è più contenuto, mi sembra logico e interessante cercare una razionalizzazione perché siamo fuori dai tanti errori sperimentali e di metodo e le variazioni rilevanti sono un dato di fatto importante dal quale partire. Da notare che il numero dei decessi è, purtroppo, un dato di fatto, mentre altri dati come la positività o l’essere asintomatici sono soggetti a valutazioni ed estrapolazioni. Sono osservazioni più dubbie”.

Un rapporto, quello tra inquinamento da polveri e disagi respiratori, già sollevato in ambienti medici. “Abbiamo sempre sentito affermare da pneumologi operanti nel nostro territorio, che l’inquinamento, in particolare da polveri, produce pesanti disagi respiratori: quindi uno stato patologico sul quale si va ad inserire la presenza di altri patogeni, anche se non direttamente veicolati dalle polveri fini. Comunque esiste una letteratura, abbastanza estesa, che tratta questo problema che non è nato oggi. Ci sono anche esempi di estrazione di microorganismi dalle polveri. Questo, comunque è un aspetto che merita approfondimenti”.

Resta comunque vero che il territorio emiliano romagnolo fa registrare un numero di malati per le varie patologie tumorali elevato nel contesto europeo. “Sul problema dello smog a Bologna e nella pianura del Po nessuno ha mai voluto prendere in considerazione seria la valutazione che gli abitanti della pianura del Po e delle zone limitrofe abbiano una aspettativa di vita inferiore di tre quattro anni rispetto ad altre zone: di questo è responsabile una classe dirigente che non ha voluto trasferire, per esempio, il trasporto di merci dalla gomma al ferro. Anche il treno consuma energia che però deve essere prodotta altrove, per ora con fonti fossili, ma che potranno essere sempre più affiancate da fonti alternative e non a termine e che si riconducono (a parte le fonti nucleari) a quello che il sole ci manda almeno per qualche milionata di anni. Inoltre i prodotti nefasti delle combustioni sono più facili da abbattere in una emissione in un impianto localizzato fermo che in un sistema in movimento”.

Quindi l’associare polveri e decessi investe una problematica sulla nostra salute che va molto al di là dell’emergenza del virus attuale. In una recente indagine il professore Forlani tenta “una valutazione sulla provenienza delle polveri fini distinguendo tra emissioni da traffico da quelle di altre attività, non legata alle specifiche fornite dalle case costruttrici dei Diesel, ma ai dati empirici/sperimentali raccolti sulle strade di Bologna. Nell’arco di un anno, risulta che l’80% delle polveri che respiriamo derivano dal traffico veicolare. Queste polveri sono principalmente carboniose. Anche questa è solo una indicazione, ma che suggerisce pesantemente che cosa si dovrebbe fare”.