Bologna (aggiornamento ore 12 del 2 aprile). 15.333 casi di positività al Coronavirus in Emilia-Romagna, 546 in più rispetto a ieri; 62.027 i test effettuati, 3.570 in più. Complessivamente, sono 6.640 le persone in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (197 in più rispetto a ieri); quelle ricoverate in terapia intensiva sono 366, 7 in più rispetto a ieri. I decessi sono purtroppo passati da 1.732 a 1.811: 79 in più, quindi, di cui 44 uomini e 35 donne.

La situazione nel circondario imolese
Oggi purtroppo occorre segnalare due decessi, si tratta di una cittadina di Medicina di 78 anni e un cittadino di Dozza di 73 anni già affetto da una severa patologia pregressa.

Complessivamente sono 12 più di ieri le persone risultate positive al Coronavirus: 6 residenti a Imola, 3 a Medicina, 2 a Borgo Tossignano, 1 a Mordano. Salgono quindi a 283 i casi positivi refertati nel Circondario Imolese (compresi 6 guariti con doppio tampone negativo, 2 guariti clinicamente e 27 decessi). Si tratta di 175 uomini e 108 donne; 149 residenti a Medicina, 81 a Imola, 27 a Castel San Pietro Terme, 4 a Dozza, 4 a Castel Guelfo, 4 a Mordano, 3 a Casalfiumanese, 3 a Borgo Tossignano e 8 persone residenti fuori dal Circondario. Tra i positivi 22 hanno 85 e più anni, 63 tra i 75 e gli 84 anni, 65 tra 65 e i 74 anni, 133 tra i 14 e i 64 anni (e più precisamente, analizzando ulteriormente il dato con le linee che utilizza solitamente il Ministero della Salute: 35 nella classe d’età 14-39 e 98 tra i 40 e i 64). Dalle 12 di ieri, 1 aprile, alle 12 di oggi sono stati in totale 50 gli accessi in Pronto Soccorso.

Sono 6 le persone ricoverate in semi-intesiva ECU, 12 le persone Covid positive in Terapia Intensiva, 37 i ricoverati nel reparto Covid, 15 quelli ricoverati in post acuzie all’Ospedale di Comunità di Castel San Pietro Terme e 2 alloggiati in albergo.

La situazione negli ospedali
La situazione è sotto controllo, aumentano le dimissioni e rallentano i ricoveri, anche grazie agli ottimi risultati delle équipe territoriali, che in poco meno di una settimana hanno contattato telefonicamente 351 cittadini, ne hanno visitati 112 avviando la terapia in 62 soggetti ed eseguendo 60 tamponi. 17 persone hanno già effettuato la successiva visita infettivologica, di cui due sono state ricoverate in via precauzionale. Non bisogna però abbassare la guardia, è assolutamente necessario continuare a mantenere isolamento e distanziamento sociale e chiamare il proprio medico di famiglia non appena si presentino sintomi suggestivi: febbre dai 38 gradi associata a tosse secca, stanchezza severa, raffreddore, difficoltà resporatorie e perdita di senso dell’olfatto e del gusto.

La situazione a Faenza (all’1 aprile)
“Una giornata triste; purtroppo devo comunicare 2 nuovi decessi di faentini (oggi sono stati in totale 4 in provincia). Si tratta di due uomini, uno di 71 anni che si trovava in terapia intensiva e un 81enne, anch’esso ricoverato in ospedale ma non in terapia intensiva. Entrambi soffrivano di patologie pregresse. Dall’inizio dell’emergenza Faenza piange così 6 vittime”, queste le parole del sindaco Giovanni Malpezzi. “Mentre sto scrivendo queste righe, sento tutta l’inadeguatezza dello strumento di Facebook, molto utile per comunicare ma non altrettanto efficace per esprimere sentimenti. Nessuno di noi deve dimenticarlo: questi non sono numeri per fare statistiche, ma persone che ci lasciano e familiari che non possono essere loro vicino in quel momento: un dramma nel dramma. A questi numeri non possiamo e non dobbiamo assuefarci. Una comunità è forte se è capace di esprimere sentimenti di umanità e solidarietà. Mai come in questo momento ce n’è bisogno. Alla famiglie, ai parenti e agli amici di questi nostri concittadini le più sentite condoglianze mie, dell’amministrazione comunale e la vicinanza di tutti noi”.

Sul fronte dei contagi, sono invece 3 i nuovi casi accertati a Faenza alle 12 dell’1 aprile. Si tratta di un uomo di 56 anni ricoverato in ospedale, non in terapia intensiva e di due donne, rispettivamente di 77 e 54 anni, entrambe in isolamento domiciliare e il cui contagio è riconducibile a folocai già accertati. In provincia si contano in totale 25 nuovi casi. Oltre ai 3 di Faenza, sono 15 i nuovi contagi registrati a Ravenna, uno ciascuno ad Alfonsine, Castel Bolognese, Lugo, Massa Lombarda, Russi e Sant’Agata sul Santerno, più un caso proveniente da fuori provincia.

La situazione in regione
Continuano, nel frattempo, a salire le guarigioni, che raggiungono quota 1.663 (97 in più rispetto a ieri), 1.177 delle quali riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione; 486 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Per quanto riguarda i decessi, per la maggior parte sono in corso approfondimenti per verificare se fossero presenti patologie pregresse. I nuovi decessi riguardano 19 residenti nella provincia di Piacenza, 11 in quella di Parma, 9 in quella di Reggio Emilia, 18 in quella di Modena, 7 in quella di Bologna (di cui 2 nel territorio imolese), 3 in quella di Ferrara, 1 in quella di Ravenna, 3 nella provincia di Forlì-Cesena, di cui 1 nel forlinese, 4 in quella di Rimini. 4 decessi si riferiscono a residenti fuori regione.

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: Piacenza 2.765 (49 in più rispetto a ieri), Parma 2.049 (44 in più), Reggio Emilia 2.665 (112 in più), Modena 2.416 (119 in più), Bologna 1.942 (129 in più), Imola 283 (12 in più), Ferrara 341 (15 in più), Ravenna 627 (22 in più), Forlì-Cesena 789 (di cui 384 a Forlì, 9 in più rispetto a ieri e 405 a Cesena, 24 in più), Rimini 1.456 (11 in più).

La Regione avvia lo screening al personale sociosanitario
Come annunciato nei giorni scorsi, sono iniziati oggi da Piacenza a Rimini i controlli su tutto il personalesociosanitario della sanità pubblica, privata convenzionata e dei servizi socioassistenziali, sia sintomatico che asintomatico, per garantire la sicurezza degli operatori e consentire loro di lavorare in condizione di massima tutela, per sé e per i pazienti.

La Regione si è dotata di test sierologici che permettono di verificare attraverso un prelievo del sangue, in tempi molto rapidi, la presenza e il tipo di anticorpi nell’organismo, e quindi di sapere se il paziente è venuto in contatto con il virus, e se è diventato immune. Chi risulta negativo verrà testato dopo 15 giorni, i positivi saranno sottoposti a un tampone tradizionale per averne conferma.

Oggi pomeriggio sono partiti a Bologna i primi test sierologici sui dipendenti sanitari del S. Orsola, dell’ospedale Bellaria e del Maggiore, oltre che in alcune realtà sociosanitarie del territorio, come le case residenza per anziani (Cra). Come da indicazioni regionali, si comincerà dai reparti maggiormente esposti alla possibilità di contagio. Al Rizzoli hanno già effettuato il tampone su 600 operatori, a Montecatone su 237 operatori su 371.

A Reggio Emilia sono iniziati oggi pomeriggio i test sierologici agli operatori dei reparti di malattie infettive, terapia intensiva e pneumologia presso il laboratorio dell’Arcispedale Santa Maria Nuova.

Anche l’Ausl Modena è già partita con i primi screening, fatti con i test sierologici: da oggi è attivo un piano strutturato di test che prende il via dagli operatori impegnati nei reparti più a rischio – emergenza-urgenza, rianimazioni e reparti Covid – e soprattutto da quelle Case residenza anziani che stanno vivendo le situazioni più impegnative dal punto di vista delle positività. Pavullo, Vignola, Carpi, Mirandola e il 118 di Modena, hanno iniziato i primi prelievi, e si continuerà nei prossimi giorni estendendo l’attività su tutti i distretti.

In Romagna, oggi pomeriggio si sono effettuati i primi 40 test a Rimini, dove è stata predisposta una ex sala riunioni riconvertita. Già da domani mattina si procederà per gli altri ambiti territoriali a Ravenna, Forlì e Cesena. Da domani partiranno tutte le altre Asl.

Posti letto aggiuntivi già allestiti su tutto il territorio
Da Piacenza a Rimini prosegue il lavoro all’interno della rete ospedaliera per attuare il piano di rafforzamento dei posti letto messo a punto dalla Regione. Da ieri a oggi, passano complessivamente da 5.044 a 5.078 tra ordinari (4.530) e di terapia intensiva (548).

Nel dettaglio: 716 posti letto a Piacenza (di cui 45 per terapia intensiva), 1.139 a Parma (68 terapia intensiva), 731 a Reggio (58 terapia intensiva), 538 a Modena (86 terapia intensiva), 923 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (161 terapia intensiva, di cui 16 a Imola), 258 a Ferrara (32 terapia intensiva), 773 in Romagna (nel dettaglio: 258 Rimini, di cui 39 per terapia intensiva; 41 Riccione; 115 Ravenna, di cui 14 per terapia intensiva 98 per terapia intensiva a cui si aggiungono ulteriori 8 posti messi a disposizione da Villa Maria Cecilia di Cotignola per la terapia intensiva; 99 Lugo, di cui 10 per terapia intensiva; 89 Forlì, di cui 10 per terapia intensiva; 133 Cesena, di cui 17 per terapia intensiva).

Per quanto riguarda l’apporto delle strutture private, a Piacenza la Casa di Cura Sant’Antonino e il San Giacomo e Casa di Cura Piacenza per 210 posti letto complessivi Parma conferma l’attivazione dell’ospedale Piccole Figlie (ad oggi 25 posti letto Covid) e della casa di cura Val Parma Hospital (attivati tutti i 40 posti messi a disposizione). Sempre in provincia di Parma sono stati attivati 20 posti letto da parte della casa di cura Città di Parma. A Reggio Emilia è attiva la struttura Villa Verde con 40 nuovi posti letto.

A Bologna, nell’ambito del nuovo accordo con l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) si sono aggiunte le case di cura Villalba e Villa Erbosa, entrambe dotate di posti letto per la terapia intensiva, e Villa Laura con 48 nuovi posti letto attivati. In Romagna sono stati attivati 8 posti di terapia intensiva a Villa Maria Cecilia.

Relativamente ai Covid hospital sono attivi quello del Delta di Ferrara (106 posti letto aggiuntivi), che si affianca all’hub dell’ospedale Sant’Anna e – per la Romagna – l’ospedale di Lugo, con 93 posti letto Covid a cui si aggiungerà quello di Riccione che, al momento, ha attivato 41 posti letto per acuti; entrambi da affiancare agli hub di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena.

Sul resto del territorio regionale restano confermati, gli ospedali di Castel San Giovanni e Fiorenzuola; a Parma il padiglione Barbieri e il padiglione 26 dell’ospedale Maggiore (hub), Fidenza e Borgo Taro; a Reggio Emilia, a supportare l’hub Arcispedale Santa Maria Nuova in città, oltre a Guastalla si è aggiunto Scandiano; a Modena opera come hub il Policlinico (Baggiovara dà supporto sia per l’area intensiva che per i pazienti in fase acuta) e sono pronti Carpi (dove è già attiva per pazienti Covid anche la Terapia Intensiva con 15 posti letto), Mirandola, Sassuolo e, da lunedì, è entrato in funzione come struttura Covid l’ospedale di Comunità di Castelfranco Emilia; a Bologna, nell’hub del Sant’Orsola, è attivo il padiglione Covid, il 25, oltre al Bellaria, già Covid hospital che funzionerà come tale anche per l’imolese.

Sempre in provincia di Bologna, sono attivi posti letto per pazienti Covid anche presso l’ospedale di San Giovanni in Persiceto (52 letti) e Bentivoglio (36 letti).

Per i pazienti meno gravi o in via di guarigione sono già attivi come strutture Covid l’ospedale di Comunità di Bobbio, e nel modenese l’ospedale di Comunità di Fanano.

Cargo in arrivo dalla Cina
Un flusso di materiali medico-sanitari da 100 metri cubi, composto da 185 mila tute, 1 milione di mascherine chirurgiche e 15 mila occhiali protettivi, destinati alla Protezione civile e alle Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna per fare fronte all’emergenza Covid-19. E’ il carico atterrato oggi pomeriggio all’Aeroporto Marconi di Bologna; il primo di tre voli cargo in arrivo dalla Cina, con materiale sanitario acquistato dalla Regione Emilia-Romagna. Per domani è previsto l’arrivo di un secondo volo cargo, con altre 70.000 tute. Il terzo volo arriverà nei prossimi giorni con altri 140 metri cubi di materiale sempre proveniente dalla Cina.

Focus su Piacenza
A Piacenza le Unità speciali di continuità assistenziale sono attive da ormai una decina di giorni. Sono team composti da medici e infermieri che agiscono sul territorio al domicilio dei pazienti per collaborare con i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta e, con loro, far fronte alla epidemia di Coronavirus.

L’Ausl di Piacenza ha scelto di intensificare la diagnostica ecografica destinata a identificare condizioni polmonari suggestive per una evoluzione severa e trattarle più precocemente, in modo da mantenere il paziente al proprio domicilio ma scongiurando per quanto possibile l’evoluzione verso forme di insufficienza respiratoria.

Interventi dei medici di famiglia
L’infezione da Coronavirus si può manifestare in forme asintomatiche, paucisintomatiche o comunque benigne, o in forme più gravi con compromissione polmonare importante. La possibilità di sviluppare forme più critiche dipende da diversi fattori fra cui l’età più avanzata, patologie croniche preesistenti, la persistenza di febbre per diversi giorni o la comparsa di sintomi impegnativi come la dispnea. La gestione di queste situazioni è affidata in prima battuta al medico di famiglia, che raccoglie la descrizione dei sintomi, che conosce da tempo il proprio paziente, che sa della presenza o meno di malattie croniche preesistenti e del loro livello di complessità, che ha contezza della composizione del nucleo famigliare e del profilo di rischio di tutti.

Le forme paucisintomatiche non necessitano dell’intervento delle equipe speciali di continuità assistenziale, il medico di famiglia le gestisce con la terapia più appropriata. L’attivazione avviene per quei pazienti che per età avanzata, malattie concomitanti, durata e gravità dei sintomi hanno necessità di un inquadramento più spinto. È il medico curante che, valutato bene il caso, decide se la gestione possa avvenire in tranquillità senza particolari approcci o viceversa se sia necessaria una valutazione più articolata. Questo inquadramento non è finalizzato a fare tamponi al domicilio, che possono essere fatti o meno al paziente a seconda delle sue condizioni, e che comunque sono stati eseguiti fin dall’inizio dell’epidemia a cura del Servizio di Igiene Pubblica, ma per identificare situazioni di criticità più complessa che meriti un approccio terapeutico differente. Da ultimo le forme più gravi con quadro di compromissione respiratoria particolarmente severa sono sempre area di intervento a cura del 118.

Le Unità speciali di continuità assistenziale quindi non sono il team che fa i tamponi a domicilio, non sono uno strumento di intervento destinato a tutti ma solo ai casi complessi non critici, non si attiva direttamente o attraverso chiamate al 118, non può e non deve sostituirsi al medico curante.

L’attività è svolta tra gli altri dal dottor Luigi Cavanna, direttore di Oncologia, che sta facendo alcune visite domestiche insieme alla sua equipe.

Tamponi a domicilio
L’attività è partita il 22 febbraio, in corrispondenza dell’inizio di attività di sorveglianza sulla diffusione del virus covid-19 attivata dal Dipartimento di Sanità pubblica.

In una prima fase, le persone destinatarie del test a casa erano i contatti stretti di un caso positivo (soprattutto residenti lodigiani) già accertato. Poi, come da disposizioni ministeriali, i tamponi sono stati fatti a casa delle persone sintomatiche. Complessivamente sono stati fatti circa 1100 tamponi a domicilio.

L’attività è stata svolta da diverse squadre, formate da assistenti sanitari e infermiere. All’inizio il personale era quello del Dipartimento di Sanità pubblica, poi il servizio è stato potenziato con professionisti provenienti anche da altri servizi ospedalieri o territoriali sospesi o ridotti dall’Azienda proprio per affrontare la diffusione del virus Covid-19.

Tamponi per fine isolamento domiciliare
A Piacenza si è fatta la scelta diversa dal Drive-through: dal 19 marzo sono attivi diversi ambulatori per eseguire i tamponi utili a stabilire se, alla fine del periodo di isolamento, una persona non è più contagiosa. Il servizio è gestito da medici, assistenti sanitari e infermieri. Attualmente sono disponibili tre punti sul territorio (Piacenza, Fiorenzuola e Borgonovo) che possono effettuare complessivamente circa 300 tamponi ogni giorno, in linea con la capacità di refertazione massima che attualmente il Laboratorio analisi di Piacenza riesce a refertare quotidianamente.

Volontari all’opera
Sono stati 758 i volontari di protezione civile dell’Emilia-Romagna impegnati ieri, mercoledì 1^ aprile; dall’inizio dell’emergenza, con le 10.505 giornate di impegno contate ieri, si è largamente superata quota di 10mila. Le principali attività riguardano il supporto alle Ausl nel trasporto dei degenti con ambulanze (266, tra Cri e Anpas), il supporto ai Comuni per le varie attività di assistenza alla popolazione (400 con una significativa presenza degli scout Agesci), la disinfezione e sanificazione dei mezzi di soccorso a Parma e l’attività di segreteria e logistica a supporto dei Comuni nei Coc, i Centri operativi comunali.

Domani è prevista la partenza di un contingente di volontari ANA (Alpini) per Bergamo, destinati al supporto dell’ospedale della città.

Punti triage
Si confermano 32 i punti-triage attivi in Emilia-Romagna: 10 davanti alle carceri e 22 davanti agli ospedali.