Preferiremmo tutti vivere tempi più facili. Ma oggi quello che possiamo decidere è come reagire. Ho in mente un’Europa fondata sulla solidarietà – la nostra più grande speranza è il nostro investimento in un futuro comune.” Sai, cara Ursula, ho riletto un sacco di volte queste poche parole che terminano il tuo discorso tenuto ai vertici della Ue e non nascondo la mia sorpresa, quasi il mio stupore.

Ursula Von Der Leyen

Dopo averle quasi imparate a memoria mi sono ricordato di una “gag” ricorrente dalle nostre parti, una terra ai confini tra Emilia e Romagna (con tutte le dispute scaturite ad hoc!), poche parole che un caricaturista locale, negli anni sessanta e settanta, era solito pronunciare per attirare su di sé l’attenzione dei frequentatori di osterie e ritrovi quando si trovava davanti a qualcosa di accaduto con molto ritardo pur se scontato: “Meglio mardi che tai!”. Se le risate risultavano di buon livello approfondiva quasi ripetendosi: “Meglio noco che piente!” E giù bicchieri di vino e risate curative. Lo chiamavano “Arcanzlì”.Si chiamava Arcangeli e il diminutivo era dovuto alla sua corporatura minuta.

L’Europa vuole dare una mano, stanziando nuove risorse per finanziare la cassa integrazione. L’Unione stanzierà fino a 100 miliardi di € in favore dei paesi colpiti più duramente, a partire dall’Italia, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto. Questo sarà possibile grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri, dimostrando così vera solidarietà europea.” Non ho ulteriori battute di “Arcanzlì”, ma un altro paio non sarebbero male. E poi ancora parole del tipo “comportamento dannoso”, “Solo problemi di casa propria”, “continueremo a fare ancora di più”, L’Italia è diventata la più grande fonte di ispirazione per tutti noi”,”…solo la solidarietà può farci riemergere da questa crisi, la solidarietà tra persone come quella tra Stati”. Il caricaturista locale, a questo punto, se ne usciva con un:”Cus t’am ‘cont, ciò!”.

Lo stesso noi oggi: la nostra sorpresa attuale è solo pari alla delusione di ieri. Ma allora tutte le nostre speranze di unità, condivisione, sostegno collettivo, fraternità, comprensione dei problemi altrui, finalità condivise e indivisibili erano tutte parole al vento? Come accade da Noi oggi, assistendo a gesti di solidarietà che ben ci fanno sperare, sentendoci stretti a quei medici ed infermieri che piangono lungo le corsie degli ospedali nell’impossibilità di curare l’altro come da giuramento, ascoltando le tue parole scopriamo, forse, di non essere proprio soli. Perdonami questo “forse” ma le troppe ferite nel tempo mi inibiscono la scoperta senza dubbi.

Alcuni quotidiani oggi in edicola, titolano le tue parole con un “L’Europa è con voi”. Sbagliato e frettoloso: non è che l’Europa sia con noi, Noi siamo l’Europa e a testa alta speriamo con tutta nostra forza di continuare ad esserlo. Un Europa in assenza di egoismi, una terra che ha dimenticato i propri confini, un insieme di persone che non indicano quelli oltre confine come “Gli Altri”, un’unica comunità che ha scopeto l’immenso valore del condividere e ha vietato nazionalismi, statalismi, individualismi. Confidiamo che questo sia solo un nuovo inizio e che questa tragedia con tutti i morti che parlavano lingue diverse, con tutte le ferite che ci accompagneranno nella memoria, ma anche con la meravigliosa scoperta della generosità e dell’altruismo, ci abbia in segnato qualcosa. Abbia insegnato qualcosa a tutta l’Europa. Anche oggi me ne starò qua, chiuso nel mio studio, a leggere e ascoltare Bach, ma mi sentirò un po’ meno solo.

(Mauro Magnani)

P.S.: vedi di scrivere una lettera ultimativa a quel signor Viktor Mihaly Orbàn, se trovi ancora un po’ di tempo: non vedo spazio tra le tue parole di inqualificabili personaggi di tal guisa. Grazie.