Si sono andate rapidamente creando due distinte scuole di pensiero inerenti la connessione fra antenne di 5G e l’abbattimento di alberi. In particolare, qualcuno si sta chiedendo per quale motivo venga sottratto verde pubblico anche durante la pandemia del coronavirus.
Esiste un’importante quantità di materiale che spiega come le nuove antenne non avrebbero bisogno di “campo libero” per poter funzionare correttamente. In quanto, la struttura tecnologica del 5G, riuscirebbe ad ovviare tranquillamente alla massiccia presenza di alberi. Come? Risposta non semplice. Gli esperti spiegano: “La rete 5G è costituita da piccole celle molto vicine fra di loro, le quali renderanno più facile collegamento fra di loro.”

Anche la morte inspiegabile di diversi volatili non sarebbe assolutamente da attribuire alle nuove antenne, ora in fase di sperimentazione in vari comuni italiani. Tuttavia, rimangono ancora da capire molte cose sulla neonata tecnologia. Occorre comprendere quanto prima, se i cosiddetti “lampioni intelligenti” ospitanti celle 5G, possano emettere fastidiosi suoni, “friggendo” paurosamente ogni qual volta si verifichi un malfunzionamento. Capire subito se può esistere un danno per la salute e di che genere. Intanto, se chi sostiene che tutte le perplessità facciano parte del pensiero dei “complottasti”, in Senato si è già discusso della nuova tecnologia. Questo un esempio.

L’interrogazione del 2019
Un atto di sindacato ispettivo è stato sottoposto all’attenzione dei ministri dell’Ambiente, del Mare e dello Sviluppo economico, lo scorso 19 luglio 2019. Pare che si stia realizzando un abbattimento fuori stagione, di alberi in numerose nazioni. “Inghilterra, Scozia, Irlanda, Francia, Olanda, America e pure Italia. Decine di migliaia di alberi (anche secolari e rigogliosi) tagliati con disinvoltura alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, tra gli interrogativi dell’opinione pubblica e le proteste di chi, sgomento per l’anomala coincidenza, s’interroga sui risvolti meno evidenti spingendosi alla ricerca di verità occulte”.

Nonostante gli agronomi redigano relazioni tecniche che certificano malattia e morte naturale di arbusti, fogliame e rami, ciò che sembra strano è che decine di migliaia di alberi siano stati abbattuti tutti insieme, proprio adesso, anche in città distanti decine di migliaia di chilometri l’una dall’altra, in Europa, come in America.

Sia nella città di Prato che a Roma sono scesi in strada gli attivisti dei comitati locali “Stop 5G” e il comitato Stop 5G di Cerveteri ha diffuso una nota in cui vengono chiesti al sindaco chiarimenti sulla contestata demolizione. Pare che a Roma la Giunta Raggi abbia annunciato l’abbattimento di 60.000 unità.  Puntando su studi e consulenze d’esperti, l’inchiesta di “Oasi Sana” prova a fare chiarezza sulla questione. Interviste e documenti alla mano, si scopre che tra alberi e 5G vi è un nesso. Sentite qua: “L’acqua, di cui in genere sono ricchi gli alberi e le piante, assorbe molto efficacemente le onde elettromagnetiche nella banda millimetrica“, sostiene Andrea Grieco, docente di fisica a Milano ed esperto dei problemi legati all’inquinamento elettromagnetico. ”

I segnali di banda
“Per questo motivo costituiscono un ostacolo alla propagazione del segnale 5G. In particolare le foglie, con la loro superficie complessiva elevata, attenuano fortemente i segnali nella banda Uhf ed Ehf, che è quella della telefonia mobile. Gli effetti biologici sono ancora poco studiati, però alcune ricerche rilevano danni agli alberi e alle piante sottoposte a irraggiamento da parte delle Stazioni Radio Base”.

Secondo quanto sostiene Grieco, scrive Martucci, il sillogismo è presto fatto. Alberi uguale clorofilla uguale acqua. E le inesplorate microonde millimetriche dalle mini-antenne 5G (senza studio preliminare sugli effetti per l’uomo, nonostante le radiofrequenze siano possibili cancerogeni secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), trovano nell’acqua e negli alberi un ostacolo nel trasporto dati. Non avendo il segnale del wireless di quinta generazione, lo stesso campo elettrico né la stessa penetrazione a lungo raggio dei precedenti standard 2G, 3G e 4G. In pratica, l’albero funge da barriera. Le foglie dell’albero assorbono lo spettro di banda del 5G, impedendone l’ottimale ricezione del segnale emesso dalle mini-antenne.

La cartografia del 5G
Un documento di 46 pagine dell’autorevole Ordance Survey (ente pubblico del Regno Unito incaricato di redigere la cartografia statale) sulle pianificazioni geo-spaziali del 5G, stilato come manuale d’uso per pianificatori e autorità locali dal Dipartimento per la digitalizzazione, cultura, media e sport, afferma che nelle strade urbane si deve prima di tutto “valutare se l’area ha un flusso di traffico significativo e in particolare autobus e camion”. in secondo luogo, considerare come il segnale del 5G possa essere impattato, cioè ostacolato, “identificando tutti gli oggetti significativi in genere”, con altezza “oltre i 4 metri”. Che potrebbero essere identificate in “pareti alte, statue e monumenti più piccoli e cartelloni pubblicitari”. Oppure “alberi di grandi dimensioni e siepi alte”. Dato che  “arbusti, foglie e rami devono essere considerati come bloccanti del segnale” del 5G al pari di materia solida (pietra e cemento).

Il documento dell’università
Un altro documento, già pubblicato su “Oasi Sana“, conferma il nesso alberi e 5G. È dell’Istituto per i sistemi di comunicazione dell’Università britannica di Surrey a Guildford.  Le curve tracciate nel diagramma, mostrano come all’aumentare dell‘altezza dell’albero, sopra la linea di irradiazione della stazione radio base, aumenta anche quella che è noto come la ‘zona di Fresnel’ o perdita di ombre”. Anche dall’Inghilterra vengono smascherati i conflitti tra alberi e 5G, ovvero cono d’ombra e segnale wireless sui lampioni della luce. “Per evitare questa perdita di ombreggiamento ed essere al di fuori della zona di Fresnel, è necessario che l’altezza dell’albero sia almeno 3 metri inferiore rispetto all’altezza della stazione di base”.

L’intralcio degli arbusti
In definitiva sia gli studiosi del 5G dell’Ordance Survey, che quelli di Surrey a Guildford, convergono sullo stesso punto. Dicendo apertamente la stessa cosa, ovvero, che gli alberi con altezza ricompresa tra i 4 e i 3 metri sono un intralcio. Di fatto, un vero e proprio ingombro per la diffusione del segnale elettromagnetico del 5G che, irradiato dai lampioni della luce, non verrebbe recepito a terra dai nuovi smartphone. Come anticipato dal fisico Andrea Grieco, che foglie e piante assorbano l’elettrosmog è risaputo, lo certifica anche uno studio dell’americana Katie Haggerty. Quest’ultima, sul giornale internazionale per le ricerche forestali, ha pubblicato gli esiti sull’influenza nociva delle radiofrequenze sulle piante. “Numerosi episodi sono stati registrati in Nord America”. Questo quanto deduce la ricercatrice, condotti esperimenti su piante schermate e non, irradiate da campi elettromagnetici.

(Aris Alpi)