Thomas Piketty non è certo uno sconosciuto tra gli economisti, professore dell’Ecole d’economie des hautes etudes en sciences sociales e dell’Ecole d’economie de Paris, pubblica nel 2013 Il capitale nel XXI secolo, 946 pagine fitte di grafici e tabelle, che non solo fu un bestseller in Francia e negli Stati Uniti, fu tradotto in 40 lingue e fino ad oggi ha venduto oltre due milioni e mezzo di copie. Ora l’economista francese ci riprova con Capital et idéologie, che ha ben 1088 pagine che da settembre 2019 è in libreria a Parigi (l’edizione inglese uscirà nel 2020, mentre quella italiana non è ancora stata annunciata).

Il capitale nel XXI secolo, la bibbia di movimenti come Occupy Wall Street, influenzando poi partiti come il Labour di Jeremy Corbyn e, ora, perfino il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, libro con molto dispiacere non letto nella sinistra italiana.

Capital et idéologie affronta in prospettiva storica il problema della distribuzione della ricchezza all’interno delle società più diverse, dalla Svezia al Brasile, dagli Stati Uniti all’India, arrivando a diverse conclusioni: primo, la diseguaglianza è fortemente aumentata negli ultimi anni, essenzialmente per scelte politiche dei governi, senza interventi correttivi, essa è destinata ad aumentare ancora.

Piketty, un collezionista di cifre, costruisce le sue analisi su un’impressionante mole di dati che permettono di raccontare in modo diverso due secoli e mezzo di storia delle disuguaglianze e delle idee proposte per giustificarle. Un altro modo per comprendere questo periodo.

Thomas Piketty (foto Mercuri88 da Wikipedia)

Se l’attuale sistema economico non si trasforma profondamente per renderlo meno disuguale e più sostenibile, allora il populismo xenofobo e i suoi possibili futuri successi elettorali potrebbero ben presto avviare il movimento per distruggere la globalizzazione ipercapitalista.

Piketty insiste sul fatto che esistono ragioni materiali precedenti alla crisi economica del 2008 per l’allontanamento della parte più povera della popolazione dalla sinistra: le politiche fiscali e scolastiche per citarne solo alcune.

Per scongiurare il rischio di regimi autoritari, Piketty scrive che la conoscenza e la storia rimangono le nostre migliori risorse, auspicando un nuovo socialismo partecipativo per il XXI secolo.

Capiremo presto se il nuovo libro avrà successo, perchè Piketty si avventura su un terreno come quello dell’analisi delle ideologie e della storia economica.