La battaglia del mondo contro il virus Covid 19 lascia sul terreno morti, dolore, povertà, strazio, tutti segni comuni ad ogni conflitto. Il coronavirus sta cancellando un’ intera generazione; suscita amarezza quando si associa la strage di migliaia di anziani ad una ciclica selezione naturale.

Le decine di medici, di infermieri, di personale sanitario ausiliario e tecnico, che fino ad oggi hanno sacrificato la vita per salvare un popolo intero, meritano il titolo di Eroi, perché Eroi sono.
Meritano la medaglia d’ onore, ma anche giustizia perché hanno lasciato famiglie in lacrime, un Paese attonito e sconvolto carico di macerie che urla il bisogno di verità e giustizia, perché Eroi si diventa per il proprio coraggio e, a volte, per supplire le mancanze altrui.

La Verità renderà doveroso onore alla grande generosità degli italiani e del mondo intero che ha prodotto una gara fruttuosa che speriamo conduca a solide amicizie. Quando il clima sarà più disteso, la politica e la comunità scientifica dovranno interrogarsi sulle incertezze, i balbettii, la confusione prodotta nella popolazione, affinchè ne esca una classe dirigente più umile in quanto più consapevole.

Perché nulla sarà come prima e fin da ora occorre ascoltare i segni della tragedia per vedere il futuro con nuova sensibilità a tutti i livelli, compreso un rinnovato ordine dei valori economici , sociali, culturali, scientifici ed etici.

L’ esplosione del coronavirus è stata forte, tanto da cogliere di sorpresa la politica e la scienza medica; la sindrome cinese non ha indotto l’ occidente, sempre affetto da autoreferenzialità, a mettere in campo tempestivi provvedimenti. Ah l’ Europa!

Ma occorre non perdere tempo, il nostro Paese ha necessità vitale di risposte: la difficoltà crescente sul piano economico esige interventi bipartisan prima che la coesione sociale ne venga sconvolta. Ai vari distinguo, classici nell’ attuale panorama politico, va anteposta la sconfitta del virus, ovvero la tutela della salute, punto fermo per la salvaguardia della vita umana.

Il virus mette alla prova specchio anche il popolo cristiano perché cessi ogni distinguo tra i progressisti con Papa Francesco e i tradizionalisti con Benedetto XVI: dall’orgoglio personale o di clan non esce nulla di buono a servizio dell’ umanità. Lo scorso 27 marzo, il Santo Padre ha implorato Dio in una spettrale piazza San Pietro perché cessi il flagello del coronavirus e ha richiamato tutti, ma proprio tutti, a meditare sulla fragilità dei singoli e dell’umanità intera, bisognosa, oggi più che mai del salvifico intervento divino.

In queste settimane di clausura, è consigliata le lettura dell’ enciclica papale Laudato Sì: vi si potrà trovare qualche suggerimento per cogliere i richiami allarmanti (profetici ?) che la natura manda. Un virus invisibile ci insegna molto più di tante parole dette e scritte.

(Vittorio Feliciani)