Imola. A Ferrara durante la manifestazione di denuncia del grave stato del mondo agricolo (era il 30 gennaio), si diceva, “nulla sarà più come prima”. E’ora di trarre le dovute conseguenze. Comincia così la nostra breve chiacchierata con il presidente della Cia Giordano Zambrini, e lui diverse conclusioni le tira con chiarezza.

“La situazione che si è venuta a creare ha messo in luce grosse criticità. Questo modello di  globalizzazione, questi scambi spinti quasi all’eccesso ci hanno fatto dimenticare che oltre alle merci si spostano le persone e le forme di vita, di ogni tipo Penso alla cimice asiatica fino al Coronavirus. Va affrontata quindi una riflessione sul comparto agroalimentare, in particolare nel nostro caso, così ricco di eccellenze e dobbiamo capire quali produzioni diventano prioritarie. Dobbiamo definire una programmazione e garantire la sopravvivenza delle aziende agricole che, soprattutto nel comparto ortofrutta, sono state penalizzate al punto che i prezzi coprivano a malapena le spese di produzione. Oggi le aziende sono in grave difficoltà e il primo passo da fare è definire una politica dei prezzi e per esempio capire se anche il modello cooperativo non debba essere ripensato.”

Senza scordarci del cambiamento climatico
“In questa fase siamo tormentati dalle avversità atmosferiche, ma il modello assicurativo non risponde, a mio avviso, alle mutate esigenze delle aziende agricole, sia per il costo che per il tipo di copertura che garantiscono. Le assicurazioni piangono, ma costruiscono palazzi, e lo stesso non vale per gli agricoltori. Poi è insopportabile l’attuale carico burocratico, lavoriamo troppo per predisporre le carte e vogliamo che ogni iter burocratico sia semplificato al massimo perchè adesso è possibile.”

E che ruolo assegnare alle rappresentanze agricole?
“Una questione centrale è la debolezza della rappresentanza agricola. Dobbiamo cominciare a ragionare, insieme a Confagricoltura e Coopagri per arrivare ad un’unica struttura di riferimento. Se non partiamo da qui ogni politica rischia di essere debole in partenza. Perché non organizzare insieme una assemblea unitaria per essere positivi e non fare come Coldiretti che alla fin fine usa slogan e proposte ( in certi casi anche interessanti e condivisibili) solo per garantire la sopravvivenza della propria struttura. Non è certamente questa la strategia di cui ha bisogno il mondo agricole per ridare forza alle imprese agricole.”

(a cura di m.z.)