Non compro la speranza a questo prezzo. (Terenzio)

Il day after siamo sempre stati forti.
Chi altri poteva inventare il processo del lunedì?
Se la domenica sei stato bravo, evviva, altrimenti puoi sempre raccontarla, un colpevole si trova, l’arbitro magari.

L’abbiamo fatto in occasione di tutte le guerre, il giorno dopo eravamo sempre gli aggrediti, mai gli aggressori.
Succede anche con l’Europa, che di colpe ha le sue, ma le nostre il virus sembra averle cancellate tutte.
Niente patrimoniale, dunque, la paghino i tedeschi.
Ma non eravamo diventati solidali?

Dov’é finita tutta la ricchezza privata che sbandieravamo per giustificare un indebitamento dissennato?
Neppure col fascismo abbiamo fatto i conti fino in fondo.
Non è tardi per provarci.

Il 25 aprile Carlin Petrini propone una bella iniziativa: una riflessione sul passato può aiutarci a trovare lo spirito giusto per affrontare questa tormenta.
Tutto si può fare se il cuore è saldo, ha scritto Pessoa.
C’è chi dice che non pensiamo più alle cose importanti: quando lavoriamo non abbiamo tempo per farlo e quando non lavoriamo non ne abbiamo voglia.

Questi giorni sospesi, né di lavoro ( per molti ce n’è anche troppo) né di vacanza ( la serenità é in libertà vigilata), possono rappresentare l’occasione per concedersi a qualche meditazione fuori programma.
Sembra retorica ed invece è vita.
Male non fa.

Il nostro problema non sono le reazioni del giorno dopo ma le scelte del giorno prima.
Che lasciano più spazio alle recriminazioni che ai rimedi.
Abbiamo passato gli ultimi trent’anni a rincorrere buoi, per poi riaprire immediatamente la porta della stalla se solo riuscivamo a riprenderne qualcuno.
C’è da sperare che almeno una volta, questa volta, di fronte a una situazione eccezionale, eccezionalmente riusciamo a fare la cosa giusta al momento giusto.
Non possiamo permetterci di sbagliare.
Finora, in questa vicenda, non l’abbiamo fatto.

Alcuni errori, qualche esitazione di troppo, un po’ di confusione, che in queste contrade è da mettere in conto, ma non un vizio di impostazione strategico come quello iniziale di Trump e di Johnson (auguri).
Le ragioni della scienza, inevitabilmente imperfette, hanno trovato ascolto.
Quando penso che la mia vita è nelle mani di DiMaio e Crimi sento l’impulso di fare un tampone.
Ma già Borrelli, per dire, non mi dispiace.
Non moltiplica pani e pesci ma pare equilibrato.
Tra tutti gli squilibrati che popolano la politica, l’informazione, le professioni, i gruppi dirigenti in genere e anche le nostre fila, “meraviglioso pubblico” del bel Paese, non è poco.

Regolare i nostri comportamenti conformandosi al profilo della minaccia è stato difficile.
Non parlo solo di chi si accalcava alle sciovie.
Col focolaio già attivo, Conte in tv si diceva “prontissimo” ad affrontarlo.
Zingaretti, al bar, a Milano (!) invitava gli italiani a non cambiare le abitudini di vita.
Giorgia Meloni, in un video da culto girato davanti al Colosseo, invitava (in inglese!) i turisti stranieri a venire da noi: “Come here, come here…” gridava giuliva.
Sembrava Anita Hekberg (oddio…) dentro la fontana di Trevi, mancava solo “Marcello”.
Di lì a una settimana tutto il mondo avrebbe chiuso i voli aerei per l’Italia.
Di Salvini non dico.

Molti sostengono che da questa esperienza usciremo diversi.
E certo l’urto è di quelli violenti.
Il processo di resilienza per riassorbirlo, intenso e forse drammatico, consegnerà allo specchio della storia l’immagine di un mondo trasformato.
Dove la tecnica, ancor più che in altri momenti di questa acceleratissima epoca, produrrà sull’economia e sulla società una formidabile sollecitazione.
È un cammino nell’ignoto e cosa ne verrà alla nostra umanità davvero non so.

Davanti a un cataclisma planetario di questa portata, che richiama alla mente l’eruzione del vulcano Tambora nel 1816, con la lunga scia di carestie, epidemie, migrazioni, rivolte e cambiamenti che produsse, la sola cosa che si può dire sul futuro, in questo momento, è che arriverà.
Di quale colore saranno i suoi occhi lo sapremo solo allora.
Spingersi oltre fino a prevedere che saranno più belli è azzardato.
Il corredo genetico del nascituro non autorizza illusioni.

“Mi sembra che la madre nutrice delle più false opinioni, e pubbliche e personali, sia la troppo buona opinione che l’uomo ha di sé – scrive Montaigne – quelli che si appollaiano a cavalcioni dell’epiciclo di Mercurio, che vedono tanto in là nel cielo mi fanno rizzare i capelli”.

Dopo la “spagnola” del 1918 il mondo conobbe solo tensioni, fino a che un conflitto ancor più insensato e sanguinoso chiuse il ciclo aperto dalla Grande guerra.
Che il distanziamento sociale con cui dovremo forzatamente convivere si traduca in un avvicinamento umano è un teorema cui fatico ad affezionarmi.

Senza generare ricchezza non si mangia ma con un calo temporaneo della produzione ancora si, specie se si comincia a redistribuirlo con un po’ di giustizia.
Ci sono ancora centinaia di morti al giorno e milioni di sconosciuti che diffondono inconsapevoli l’epidemia.
La stima del PIL di un’Italia senza restrizioni non va fatta sul potenziale economico di prima della crisi ma su quello reale al tempo del corona virus.

Che mercato è quello trattenuto dalle paure?
Quanti andranno al ristorante senza garanzie?
Quanti anziani usciranno di casa?
Quanti acquisteranno beni durevoli?
Per chi farsi belli se non ci si può avvicinare?
Chi verrà in vacanza in Italia?
Chi vorrà i nostri prodotti?

L’economia non vola col piombo di un’epidemia sulle ali.
Non si può pretendere da un Governo che fissi con nettezza i tempi, che abbia le idee già chiare su passaggi che chiari non sono.
Nemmeno alla scienza.

Nelle attuali condizioni la formula “con tutte le garanzie del caso”, che accompagna la sollecitazione a far presto, è solo un modo ipocrita per dire apriamo comunque.
Sappiamo bene che quelle garanzie non ci sono.
Già rischio calcolato sarebbe un’espressione più sincera.
Non possiamo far coincidere a forza due esigenze che hanno scansioni differenti.
Una delle due deve affievolire.

Per il periodo necessario a mettere in campo, con onesto impegno e coerente determinazione, senza trucco e senza inganno, tutto quel che serve e ancora manca per tutelare la nostra salute.
Il tempo è una cosa preziosa: non dobbiamo farlo passare, lo dobbiamo usare.

(Guido Tampieri)