Una Via Crucis completamente fuori dagli schemi è quella alla quale ho appena assistito. Una Piazza San Pietro quasi deserta tesa a sottolineare la drammaticità del periodo storico nel quale stiamo vivendo. Le soste nelle XIV Stazioni del martirio di Cristo sono state scandite da riflessioni, testimonianze e vissuti di carcerati e di loro famigliari. Introspezioni intime che rivelavano come il percorso di vita di un carcerato possa essere orientato ad una nuova rinascita.

Da diversi anni porto i miei racconti e divulgo la storia della Shoah non solo nelle scuole e associazioni varie, ma anche nelle carceri, anzi più volte in carceri di massima sicurezza. Ho affrontato dibattiti a quattrocchi con esseri umani condannati per i peggiori crimini. Contrariamente a quanto si possa pensare, il più delle volte ho incontrato persone entusiaste nel manifestarmi la loro gratitudine perché assetate da una impellente necessità di confrontarsi con qualcuno del mondo esterno. Come nelle riflessioni dei condannati lette durante la Via Crucis, questi vivevano col tormento per il dramma che stavano causando alle loro famiglie e a quelle delle loro vittime, mostrando così di comprendere il valore della morale comune.

Il nostro Codice Penale non è strettamente punitivo ma persegue una finalità sostanzialmente rieducativa e questo è lo scopo che spinge molti volontari, religiosi o laici che siano, a condurre questa umanità concentrazionaria a penetrare dentro il loro io ed a cercare quella consapevolezza indispensabile per riuscire a comprendere quali debbano essere i limiti del vivere civile. Questo è anche quanto si è colto dai forti simbolismi che si sono percepiti in questa suggestiva Via Crucis: allo stesso modo, così come Gesù, nonostante il peso della croce, più volte si rialzò, e così come il mio popolo, nonostante i ripetuti tentativi di sterminarlo sia sempre riuscito a rinascere più forte di prima, così chiunque riuscirà ad alzarsi nei peggiori momenti della propria esistenza; può farlo il carcerato, può farlo anche il malato rialzandosi dal peso mortale del Coronavirus.

(Roberto Matatia)