Imola. “Idee, spunti, stimoli di una comunità per la comunità” è il tema di una serie di incontri virtuali organizzati dal Centro studi Alcide De Gasperi del circondario di Imola. “L’attuale pandemia richiede un cambio nel modo di vivere e di rapportarci all’interno delle nostre comunità – si legge nella presentazione dell’iniziativa -. Il Centro studi crede fortemente nel crowdsourcing (da crowd ‘folla’ e sourcing ‘origine’) che è lo sviluppo collettivo di un progetto da parte di una moltitudine di persone. Noi crediamo che a Imola e nel suo circondario ci siano tante persone brave, intelligenti e pieni di idee a cui chiediamo la loro collaborazione per lavorare insieme alla ricerca di un modello sostenibile di sviluppo con idee pratiche e realizzabili. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo iniziato ad organizzare “Incontri virtuali” con l’app Zoom invitando persone di riferimento come relatori delle serate a cui gli intervenuti possono sottoporre domande scritte. Il tema dei nostri incontri e le regole da seguire: la situazione attuale crea disorientamento e quindi è importante fare il punto della situazione (una breve sintesi) e indicare ciò che sarebbe opportuno fare per uscirne bene, formulando qualche idea diversa per la fase 2. Alle serate potranno accedere al massimo 100 persone. Sono stati invitati imprenditori, manager, persone delle istituzioni”.

Gli interventi della prima serata
Marco Gasparri
, presidente Delegazione imolese di Confindustria Emilia area Centro
• La bozza di Decreto dei 400 mld dovrà garantire, con un modello di facile attuazione, poco burocratico, giusta concorrenza ed equità fra le aziende, con piani di rientro da 6 a 10 anni, con regole chiare e uguali per tutti.

• Nell’immediato la ripartenza industriale necessita di un protocollo sanitario, alla cui predisposizione stiamo concorrendo con proposte concrete, anche in sintonia con le regioni limitrofe più colpite. I luoghi lavorativi devono essere messi al riparo dal contagio fra i propri dipendenti, potendo contare sui dispositivi sanitari necessari, ripensando nuove modalità organizzative rispetto ai turni di lavoro, alla permanenza contemporanea del personale all’interno dello stabilimento, assicurando lo svolgimento, dove possibile, di compiti/mansioni anche a distanza. L’imprenditore deve fare un protocollo con una commissione interna per garantire che chi entra è sano e non contaminerà gli altri.

• Dobbiamo chiedere tempi brevi, per non perdere posizioni sul mercato che sarebbero occupate immediatamente da chi sta già ripartendo, come la Corea, che trova concorrenti nelle nostre aziende locali. La data del 14 aprile sembra difficile come data si riapertura, più facile forse a fine Aprile.

• Dobbiamo trovare un nuovo modo di fare Società ed Economia: dobbiamo cogliere l’occasione per tutelare l’ambiente che oggi, grazie all’allentamento delle cause di inquinamento, sta dando rinnovati segni di vita; dobbiamo rivalutando la sanità e i medici come valori indispensabili a tutelare la nostra salute; dobbiamo ridisegnare una classe politica dirigenziale all’altezza delle nuove sfide.

Claudio Bergamini, presidente di Imola Informatica
• Dobbiamo fare i conti con la sottovalutazione del rischio management, dovuta all’eccessiva rigidità del sistema delle nostre aziende che si sono trovate impreparate a sopportare lo stress imposto dal cambio improvviso di contesto seguito alla diffusione veloce del contagio del virus.

• Dobbiamo superare il modello rigido di ottimizzazione e razionalizzazione delle aziende che si è scontrato anche con problematiche finanziarie e commerciali dovute alla chiusura dei territori man a mano colpiti, interrompendo così rapporti e attività precedentemente avviati.

• Abbiamo bisogno di raggiungere maggiore autonomia e indipendenza dalle industrie straniere, a favore di quelle locali, sia per tecnologie, che per forniture e organizzazione, in grado di fronteggiare improvvisi e non previsti cambi di scenari. E ciò per dire di avere un minimo di indipendenza dal punto di vista tecnologico su molti aspetti cruciali per le aziende. Questo impone anche la diffusione di una cultura di coinvolgimento delle aziende piccole, più vicine, da parte delle grandi, immaginando la prima forma di ripresa rivolta sul locale e soprattutto sui produttori.

• Quindi, il nostro modello economico deve essere ripensato, avendo ben chiara la necessità di ricostruire non ripartendo dallo scenario preesistente al contagio, ma trovando un modo nuovo di fare le cose, più solido e consistente, in grado di reggere cambi improvvisi.

Sara Cirone, presidente di Sara Cirone Group Srl Società benefit
• Per un sistema che non ritorni come prima, una possibile chiave di lettura, utile per ripartire, è la costruzione di una “comunità di territorio”, nel senso di una alleanza fra le associazioni e altri soggetti locali che camminano verso un comune obiettivo, verso un bene comune.

• Si tratta di una idea associativa che genera la consapevolezza che il nostro territorio è un’immensa regione su cui è possibile investire, condividere, assimilare, allineare diversi punti di vista, valori, idee, culture, pensieri, risorse, patrimoni per uno sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere nei nostri territori i valori declinati dall’Agenda mondiale Onu 2030.

• Riunirci significa recuperare il “pensiero” per operare con maggiore consapevolezza, creare una nuova modalità di vedere le cose e di sapersi muovere con intenzionalità, anche cercare di trovare come la nuova economia può aiutarci a fare il numero minore di morti possibile.

• Vogliamo dare visibilità alle Associazioni (Hub del territorio) locali, come sfida per il futuro in cui la società civile organizzata, sia delle Istituzioni, sia dei cittadini, acquista nella collaborazione reciproca maggiore consapevolezza, dando impulso ai progetti in essere, alla promozione per l’accesso alla finanza etica praticabile, a creare nuova imprenditoria, rivisitando anche quella in fase di declino per l’esaurimento delle energie interne.

• Metodo di lavoro è fare delle commissioni di lavoro per il raggiungimento dei 16 obbiettivi della Agenda Onu 2030

Esperienza come modello riuscito >>>>

Silvano Grassilli, manager con lunga esperienza internazionale, esperto di ristrutturazioni aziendali
• Dobbiamo prevedere, in tempi brevi, una ipotesi valida almeno per i prossimi 3/5 anni, declinando comunità, ambiente, cultura e tempo, per rigenerare risorse che già ci sono.

• La comunità, oggi indebolita dalle diffuse fragilità personali e collettive, necessita di sostegno, di riscoprire solidarietà e mutualità non solo fra persone, ma anche fra aziende, per la costruzione di un nuovo capitale sociale (v. esempio del Montana, USA e della Philips a Eindhoven in Olanda, per sostenere l’industria locale) e anche di una nuova concezione di lavoro, derivanti dalle difficoltà della sua ricerca.
• L’ ambiente deve recuperare scempio e disfacimento subiti fino ad ora;
• La cultura deve limitare i danni del sistema scolastico;
• Il tempo è diventato veloce e, per evitare ritardi ed errori, non può essere più gestito dalla politica, che si è rivelata incapace fino ad ora;
• Ci vuole qualcuno che pensi alto e che abbia la lungimiranza di progettare qualcosa di nuovo specialmente con e per i giovani (Start Up);
• Bisogna dare una soluzione con le risorse che già ci sono e che vanno spese in modo oculato;
• È possibile costruire una “Agenda nuova” su cui lavorare, basata sulla salute e sulla dignità sociale.
Esperienze di modelli riusciti >>>>

Nel prossimo incontro di martedì 14 aprile, ore 20.45, tramite l’App Zoom, i relatori saranno: Amilcare Renzi, segretario della Confartigianato Assimprese Bologna Metropolitana; Luigi Cimatti, presidente della Banca di Credito cooperativo della Romagna occidentale; Giordano Zambrini, presidente Cia (Confederazione italiana agricoltori) Imola; Andrea Rossi, direttore di Distretto dell’Azienda Usl di Imola