Forlì. 45 richiedenti asilo impiegati nelle campagne romagnole in condizioni di simil schiavitù. Un caso di sfruttamento è stato portato alla luce dalla Squadra mobile di Forlì. Le persone alloggiavano Alloggiati in casolari isolati in condizioni di massimo disagio, dormivano ammassati su alcuni materassi e alla fine del mese si mettevano in tasca 50 euro per un lavoro da 80 ore a settimana. I caporali trattenevano inoltre 200 euro per “vitto e alloggio”. Un “vergognoso asservimento”, secondo la procura di Forlì che ha proceduto all’arresto di quattro pachistani, i caporali rintracciati tra Modena, Ravenna e Treviso, mentre altre nove persone sono state denunciate a piede libero, tra queste anche alcuni titolari di aziende agricole di Forlì, Rimini e Ravenna.

Foto Regione Emilia Romagna

“Quello che è successo lascia sconcertati e senza parole – sottolineano il vicepresidente della Regione Emilia Romagna, con delega alle Diseguaglianza, Elly Schlein e l’assessore al Lavoro, Vincenzo Colla -. Anche nella nostra regione, dove da sempre esiste una cultura di tutela del lavoro, persone prive di scrupoli non si fermano neppure in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo e continuano a praticare il caporalato e lo sfruttamento dei più deboli. Da tempo l’Emilia-Romagna è in campo per contrastare gli episodi di grave sfruttamento lavorativo, spesso messo in atto nei confronti dei migranti. Sono, questi, gli invisibili che rappresentano l’anello ultimo e più debole della catena. Per questo è necessario intercettarli e seguirli attraverso la rete dei servizi sociali con l’aiuto delle rappresentanze imprenditoriali e delle organizzazioni sindacali. Al tempo stesso si dimostrano fondamentali i controlli sul territorio contro caporalato e lavoro nero da parte di Magistratura, Forze dell’Ordine ed enti ispettivi, a cui va il nostro ringraziamento”.

“In questa situazione di emergenza – aggiungono Colla e Schlein – molti sono rimasti senza lavoro e senza possibilità di accesso ai sussidi, con il pericolo che il Covid-19 si abbatta su quella parte di popolazione che per condizione economica e sociale è più a rischio dal punto di vista delle diseguaglianze e dello sfruttamento. Oltre a perseguire penalmente chi si macchia di questo ignobile reato, dobbiamo quindi continuare a promuovere la cultura della legalità e dei diritti per tutte le lavoratrici e i lavoratori, unico vero argine alla diffusione di queste pratiche criminali. E proprio per premiare la buona occupazione e aiutare le imprese agricole a reclutare i lavoratori stagionali, quantomai necessari in questo momento di emergenza sanitaria, la Regione ha attivato i Centri per l’impiego, in modo che possano incrociare domanda e offerta di lavoro in tempi rapidi”.

“La diffusione dell’epidemia ha peggiorato la situazione nelle campagne – aggiunge la vicepresidente Schlein -. Molti braccianti vivono in condizioni igieniche precarie, senza acqua corrente, cibo scarso e spesso con difficoltà di lingua, rischiando di ammalarsi e di contribuire al rischio di contagi nei luoghi, spesso ghetti, in cui sono costretti tuttora a vivere. Per questo, nei giorni scorsi ho aderito alla campagna di raccolta fondi promossa da Aboubakar Soumahoro, per acquistare cibo, beni di prima necessità e presidi medici e sanitari per la sicurezza dei lavoratori della terra. Occorre intensificare i controlli a livello nazionale e mettere in piedi una task force che coinvolga istituzioni, forze dell’ordine e organi ispettivi in grado di individuare situazioni di questo tipo, non degne di un Paese civile”.