Bologna. Che città esce dalla fase violenta dell’epidemia? E come si dovrà comportare la politica per rispondere alle tante situazioni critiche che sono emerse in queste settimane? Lo abbiamo chiesto al sindaco di Bologna Virginio Merola, che proprio in questi giorni ha dato il là ad un gruppo di lavoro per capire quanto è successo  e per definire i comportamenti conseguenti.

Palazzo D’Accursio a Bologna (Foto Wikipedia)

“Intanto abbiamo la conferma che siamo entrati in questa emergenza sapendo che avremo altre emergenze da definire; mi riferisco al tema del cambiamento climatico e quella della nuova recessione in corso. Il virus ha accentuato poi le forti disuguaglianze sociali e ha fatto esplodere il tema del lavoro precario e quello privo di tutele e noi ce ne accorgiamo dalle richieste di chi non ce la fa e ha bisogno di sostegno anche solo per fare la spesa: ci aspettavamo 6000 domande , ne sono arrivate quasi il doppio, a dimostrazione dello stress sociale che il virus ha messo in moto. Dal punto di vista civico la città ha reagito bene, i cittadini hanno dimostrato un forte senso di autocontrollo e di disciplina e abbiamo visto che la presenza del Terzo settore è stata indispensabile per risolvere tante situazioni difficili. Ora siamo prossima alla ripartenza delle attività, e dobbiamo di conseguenza essere consapevoli che operiamo in una realtà sociale nella quale si sono acuite le tensioni.”

Si sente dire con frequenza che nulla sarà più come prima, ma su come sarà il nostro mondo dopo l’epidemia il dibattito è quanto meno debole.
“C’è un ordine di successione delle cose. Ora dobbiamo gestire la fase2, senza fughe in avanti, e in un quadro armonico anche a livello nazionale. Avremo davanti un periodo di rientro nella vita precedente che non sarà velocissimo e questo ci potrebbe permettere di cominciare a pensare proprio alla fase3.A partire da elemento centrale. Il tema dello sviluppo sostenibile (in tutte le sue articolazioni) è ineludibile, va affrontato con grande impegno e sarà necessario individuare, in Italia come negli altri paesi, le linee guida di una nuova ripartenza che tenga insieme economia, salute, e giustizia sociale. Per quel che riguarda i partiti il dibattito attuale ci fa capire bene quale sia lo stato dell’arte; assistiamo ad una continua contrapposizione di fazioni. Quando sui balconi delle città leggiamo il messaggio combattivo ‘andrà tutto bene’ è chiaro che dobbiamo interpretare quale messaggio, andrà tutto bene ..se lavoreremo in maniera corretta. Ma c’è ancora una parte del paese che vive il ricatto mafioso, c’è ancora il paese di chi evade le tasse, c’è ancora il paese che sull’onda leghista chiede di avere senza badare alle leggi e alle regole civili. Quindi andiamo verso un confronto duro con chi pensa di poter tornare all’antica normalità, esattamente quella che ha creato i nostri attuali problemi.”

(m.z.)