Partita (come sempre) dagli Usa la “vox populi” di protesta dagli Stati industriali del nord contro le misure di isolamento per contrastare l’epidemia da Coronavirus, si è allargata alle zone dell’Ohio, California, ecc, malgrado i sondaggisti più autorevoli (Gallup, Pew Research, ecc.) indicassero come invece la stragrande maggioranza dei loro concittadini intervistati fosse favorevole al prosieguo del lockdown.

In Europa è bastato invece che l’indice di contagio scendesse sotto l’1%, ovvero che ogni malato affetto da Coronavirus infetti in media meno di una persona, che le autorità abbiano valutato di “ammorbidire” la stretta di isolamenti.

D’altronde il “sentimental” del bicchiere mezzo pieno (ottimismo) di chi ha visto una luce in fondo al tunnel l’hanno registrato i mercati finanziari come a (pre) vedere la fine dell’emergenza, gli spiragli sui tempi del vaccino e le nuove cure hanno “dato gas” alle borse nella giornata di venerdì 17 aprile di quest’anno bisestile, volgendo al “positivo” in diversi listini azionari d’oltreoceano e del vecchio continente, come a dare un calcio alle negatività delle ultime settimane complice il perdurare dei decessi.

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Dopo il decreto della Presidenza del Consiglio dell’8 marzo sulle restrizioni, la scadenza della “fase 2” vedrà quindi la riapertura il 4 maggio delle attività che hanno bassa classe di aggregazione sociale, del settore delle estrazioni di minerali (cave e miniere), del manifatturiero (Industria tessile e automobilistica, Metallurgia, ecc.), del settore delle Costruzioni e delle Attività Immobiliari e di quello dei “media”, Pubblicitari e Ricerche di Marketing; dal territorio invece idee diverse e confuse, come in Veneto per bocca del governatore Zaia che ha previsto aperture ben prima del 4 maggio , il contrario la Campania dove il collega De Luca ha fatto intendere di prorogare fino alla fine del mese la chiusura.

Un piano a scaglioni, previo distanziamento e dotazione di dispositivi igienico-sanitari adeguati, che interesserà prima le aziende, a seguire i negozi (estetica e wellness), poi il “commercio”, bar e ristoranti, infine per ultimo le location più a rischio (cinema, teatri e messe), dove si sta pensando di optare per aree all’aperto; per le palestre si ipotizzerà una frequenza solo per allenamenti o lezioni individuali mentre poche sono le speranze di riapertura per i frequentatori del “divertimentificio” musicale da balera e discoteca dove si vive di assembramenti, come d’altronde per i maxi-concerti live, dove il pericolo di contagio è massimo.

Pronti il 4 maggio significherà però fare i conti con costi aggiuntivi importanti per i gestori, dalla sanificazione degli impianti di riscaldamento e condizionamento, all’installazione di schermi in plexiglass, alla dotazione dei dispositivi di protezione (gel, dispenser, ecc.), alla pulizia dei locali due volte al giorno; forse per questo c’è chi si auspica un rilancio a due velocità e (meglio) per aree e bacini di utenza, nell’ottica sempre da tenere ben presente che la nostra società dovrà per forza convivere ancora a lungo con il Covid-19 finchè non ci saranno farmaci specifici e soprattutto un vaccino a tenerlo a bada.

Se la strategia della “fase 2”, quella della riapertura, sarà quella giusta lo si vedrà in un futuro molto prossimo, ma il trend è segnato, come a dire epidemia sotto controllo e fine dell’emergenza, ciò grazie anche all’efficacia di alcuni antivirali sperimentali utilizzati dall’Università di Chicago che, ad eccezione di due morti, hanno registrato per i 125 pazienti contagiati “testati” di cui 113 in gravi condizioni, un’ottima risposta alla cura fin già dopo una settimana.

(Giuseppe Vassura)