Zurigo (Svizzera). Un apparecchio in grado di “fiutare” la presenza del coronavirus nell’aria in pochi minuti. È quanto riesce a fare un sensore, ancora in fase sperimentale, sviluppato da ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, del locale ospedale universitario e dell’Empa e del Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca di Dübendorf.
Il sensore è composto di nano-isole in oro, sulle quali trovano posto recettori artificiali di DNA in grado di riconoscere il patrimonio genetico del SARS-CoV-2. È emerso tramite la nota pubblicata il 20 aprile dall’Empa, l’istituto di ricerca che dipende dal Politecnico federale di Zurigo.

In laboratorio, il sensore è stato capace di riconoscere in pochi minuti un virus imparentato col Covid-19, ossia il SARS-CoV, una variante del virus responsabile dell’epidemia di Sars del 2003. Il sensore, mettono però in guardia i ricercatori, non è ancora pronto per essere impiegato su vasta scala. Sono infatti ancora necessari vari perfezionamenti prima che possa essere installato in luoghi affollati, come una stazione ferroviaria oppure l’apparecchio di aerazione di un ospedale.

Questo sensore che potrebbe essere sviluppato per altri tipi di virus, in futuro, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, potrebbe essere installato in luoghi come le stazioni ferroviarie. Sopratutto anche, negli gli ospedali, al fine di rintracciare per tempo la presenza dei virus. Potendo aiutare a prevenire l’insorgere di epidemie.

(Aris Alpi)