Imola. Il Popolo della Famiglia cerca di mettere pepe sul 25 aprile, festa della Liberazione dalla dittattura nazifascista, a pochi giorni dalla sua celebrazione in modo sobrio a causa del Coronavirus. Così Marco Dall’Olio, presidente del circolo Imola e Medicina del PdF, manda un comunicato stampa che inizia in tal modo: “‘Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario’, con questa massima lo scrittore Primo Levi, sopravvissuto ai campi di concentramento ad Auschwitz, sottolineava l’importanza della conoscenza della storia e dei fatti che sono accaduti in passato, per evitare alle nuove generazioni di doverli rivivere. Durante la Seconda guerra mondiale, in particolare dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando in Italia l’esercito si trovò senza più una guida e occupata da quello tedesco che si riteneva da esso tradito, si sono perpetrati numerosi delitti, maggiormente al nord ed in particolare nella nostra Regione, dove venne eretta dall’invasore nazista la Linea Gotica che fu l’ultimo fronte militare prima della definitiva liberazione da parte degli Alleati. Una guerra nella guerra si compiva tra italiani, in quei mesi a cavallo del 25 aprile di 75 anni fa, fatta di: vendette, ritorsioni, vere e proprie rese dei conti in assenza di tribunali e regolari processi; eccidi di massa, torture e stupri, ai soldati ma anche alla popolazione civile e a numerosi sacerdoti eseguiti, da un lato da parte delle brigate nere e dall’altro dai gruppi partigiani comunisti”.

Da qui Il Popolo della Famiglia propone un’equiparazione fra l’ideologia fascista e quella comunista e da ciò fa conseguire la richiesta di “avere cura da parte dell’Amministrazione comunale, di prendere posizioni imparziali evitando così polemiche, come invece è accaduto alcune settimane fa a Medicina, nei confronti della relativa sezione Anpi, che nelle scuole elementari insegna agli alunni a cantare ‘Bella ciao’, dopo la strumentalizzazione politica che di questo canto popolare se ne è fatta, nella recente campagna elettorale per le elezioni regionali. La crisi legata alla pandemia del Coronavirus, ha messo a nudo le nostre fragili sicurezze, il nemico questa volta, non è un oppressore ideologizzato ma un invisibile virus che uccide infischiandosene di ciò che pensiamo e crediamo. Ora più che mai la Festa della Liberazione sia, per i medicinesi e tutti gli italiani, lo stringersi alla Comunità di appartenenza per amarla, renderla più bella e solidale di prima. Ricordiamo perciò tutti i caduti italiani della Seconda guerra mondiale e di tutte le guerre, ricordiamo i 27 nostri concittadini morti per questa terribile pandemia e i loro famigliari e, come fecero i nostri nonni e genitori, poveri ma pieni di speranza, ricostruiamo insieme una società fatta di famiglie, donne, uomini meno egoisti e più solidali e fiduciosi nel futuro”.

Abbiamo chiesto all’Anpi cosa ne pensa di tale idea. Il presidente dell’Anpi Imola Gabrio Salieri e quello dell’Anpi Medicina Vanes Tamburini spiegano la loro posizione: “E’ vero che è necessario conoscere, affinché non si ripetano le tragedie del passato. Ma in questo caso conoscere significa sapere che in Italia 75 anni fa si concluse una guerra con la vittoria dei giusti (la Resistenza ed il rinato Stato italiano) e la sconfitta degli ingiusti (il fascismo e la repubblica di Salò). Non a caso la festa del 25 aprile è la festa della Liberazione. E’ vero che la guerra è sempre una brutta cosa, ma non si può piegare la storia e far finta che non ci sia stata la dittatura fascista. Oggi fare del 25 aprile la festa di tutti è assolutamente necessario così come è necessario comunque onorare tutti i caduti, ma non si può falsificare la storia e ignorare la vittoria dei giusti. Stesso discorso per il canto di ‘Bella ciao’, che è un inno per decine di paesi e di popoli, perché è un inno alla libertà. Non a caso l’hanno cantata in coro i Vigili del fuoco di Londra per ringraziare l’Italia ed i nostri sanitari per la guerra contro la pandemia”.